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Leone XIV all'Angelus: accettare le vie di Dio, appelli per Haiti e Nepal

Piazza della Libertà, a Castel Gandolfo, piena di bandiere e ventagli. Domenica 30 agosto Leone XIV si è affacciato per l'Angelus e ha commentato un mezzo fallimento: quello di Pietro, che riconosce in Gesù il Messia e poche righe dopo pretende di correggerlo sul modo in cui il mondo va salvato. Dalla catechesi il Papa è passato ai fatti di questi giorni. Il massacro di Kenscoff, ad Haiti. L'alluvione fra Nepal e Tibet. E la Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato, che si apre martedì primo settembre.

Un Messia che non corrisponde alle attese

Gesù annuncia ai discepoli la sofferenza di Gerusalemme, la morte, la resurrezione. Loro si aspettavano altro: un Messia trionfatore, capace di calpestare i nemici. Pietro reagisce d'istinto — «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai» — e Leone XIV riformula quella reazione come una professione di fede lasciata a metà: «Sì, credo che tu sei il Messia, ma non è così che si salva il mondo».

«Anche per noi, infatti, non è sempre facile capire e accettare le vie di Dio, specialmente quando sono molto lontane dalle nostre», ha detto il Pontefice. «Allora la tentazione è di pensare, contro ogni logica di fede, che sia il Signore a sbagliare, o peggio ancora a non ascoltarci o a non interessarsi di noi».

Le due cose che Pietro insegna

La prima è non avere interrotto il dialogo, anche manifestando la propria difficoltà a capire. La seconda, «di non giudicare mai l'operare di Dio, ma piuttosto di metterci in ascolto, con umiltà, nella preghiera, di ciò che ci sta rivelando attraverso il suo agire, anche quando non corrisponde alle nostre attese. E la grandezza del Primo degli Apostoli si manifesta anche in questo».

La richiesta è di «avere anche noi [...] la stessa sincerità di Pietro, nel dirgli umilmente ciò che davvero sentiamo, anche quando il cuore è confuso».

Kenscoff, il rifugio che non ha protetto nessuno

Dopo la preghiera mariana, l'appello per Haiti. Nella notte fra il 23 e il 24 agosto uomini armati della coalizione Viv Ansanm hanno attaccato Kenscoff, comunità agricola a una ventina di chilometri da Port-au-Prince: almeno 47 morti e 22 feriti secondo l'Ufficio integrato delle Nazioni Unite, case incendiate, ostaggi portati via, bambini compresi. Fra i luoghi colpiti, una chiesa che ospitava sfollati. «I banditi hanno attaccato un campo profughi situato all'interno di una chiesa», ha dichiarato il sindaco ad interim Massillon Jean.

«Esprimo la mia vicinanza orante alle vittime e ai loro familiari e chiedo che vengano rilasciati senza indugio tutti gli ostaggi [...]. Rivolgo un accorato appello a tutti i responsabili affinché si impegnino concretamente per garantire la sicurezza della popolazione e porre fine a ogni forma di violenza», ha detto il Papa. Le bande controllano circa il 70% della capitale; gli sfollati interni sono un milione e mezzo.

Nel fango del Trishuli, due nomi che arrivano da Lugano

L'alluvione himalayana è stata innescata dal crollo di una massa di ghiaccio e roccia il 26 agosto. Il bilancio del 30 agosto parlava di 734 morti e 2'498 dispersi in Nepal, più 16 vittime e 546 dispersi sul versante tibetano. «Preghiamo per chi ha perso la vita, per i feriti e i dispersi, per le famiglie, per i soccorritori», ha chiesto Leone XIV.

Fra gli irreperibili figurano Patrizia Marziale, 52 anni, cittadina svizzera residente a Lugano, e il marito Luca Barachini: erano partiti da Lhasa per un itinerario di dodici tappe fino a Kathmandu. La Confederazione ha stanziato circa un milione di dollari tramite le Nazioni Unite.

Acqua viva

Martedì primo settembre, alle 18.30, il Papa celebrerà la Messa per la Custodia della Creazione nel Borgo Laudato si', a Castel Gandolfo, con il formulario liturgico inaugurato il 9 luglio 2025. Si apre il Tempo del Creato, che quest'anno ha per tema «Acqua viva», dal capitolo 47 di Ezechiele: il fiume che esce dal santuario e risana la terra.

«La cura della nostra casa comune richiede una conversione del cuore», ha ricordato il Papa, «affinché ciò che è stato usato per portare distruzione sia invece orientato alla vita».

Il tema era stato scelto mesi fa. Nessuno poteva prevedere che l'apertura sarebbe caduta cinque giorni dopo che l'acqua, scesa lungo il Trishuli, aveva cancellato villaggi interi. A Timure i soccorritori hanno estratto viva dal fango una bambina di sei anni.

fonte: agenzie/catt.ch

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