di don Nathan Fedier*
A metà giugno, ogni anno, finisce la scuola e fino a settembre i nostri ragazzi e ragazze sono in vacanza. Ognuno impiega il proprio tempo a seconda delle vacanze in famiglia, dei compiti e delle varie attività da fare. Sul nostro territorio, inoltre, abbiamo una vasta scelta di colonie estive, sia diurne sia residenziali, di stampo cattolico. Queste sono un’occasione per riempire in modo sano il tempo e vivere un’esperienza completa, fatta di amicizia, preghiera, fede, aiuto ed esperienze umane significative. Da quando sono entrato in Seminario fino ad oggi ho sempre avuto a che fare con le colonie, sia diurne sia residenziali, in ruoli diversi. Nelle colonie spesso sono presenti più generazioni: dai bambini più piccoli agli animatori adolescenti; dai responsabili adulti alle mamme e alle nonne che collaborano. Tutto questo crea una comunità che, nei mesi estivi, si mette a disposizione e cresce insieme attraverso Qualcuno – il Signore – che aiuta a guardare ogni esperienza vissuta, anche le fatiche e le sfide, sotto una luce diversa.
Due parole chiave mi accompagnano durante il periodo estivo e sono maturate in me negli anni: missione e servizio. Queste due parole trovano il loro centro in Gesù, che le ha incarnate fino in fondo. Credo che riguardino tutti da vicino e che, se vengono vissute durante i giorni di colonia, tutto assuma un significato diverso. Le colonie, residenziali o diurne, sono occasioni per rendersi conto che ciascuno, nel suo piccolo, ha qualcosa da dare, un talento da mettere a disposizione, che non cade nel vuoto ma lascia qualcosa che rimane.
Molti ragazzi e ragazze che fanno gli animatori potrebbero fare altro durante l’estate, eppure scelgono di dedicarsi a qualcosa di bello, grande e anche faticoso. Le giornate sono intense, ma ricche di soddisfazioni. Un sorriso, un gioco condiviso, una parola di incoraggiamento o un momento di preghiera possono lasciare un ricordo che accompagna un bambino ben oltre l’estate. Anche le difficoltà aiutano a crescere, a maturare e a conoscersi meglio. Vivere sotto lo stesso tetto per parecchi giorni, oppure condividere la quotidianità con persone che non ci siamo scelti, non è sempre facile: richiede pazienza, comprensione, capacità di adattamento e anche il saper fare un passo indietro quando serve. In questi anni ho vissuto tanti momenti belli, ma anche situazioni impegnative. Eppure è proprio attraverso queste esperienze che si cresce e si impara a guardare gli altri e sé stessi con occhi nuovi.
Per gli animatori e per tutti coloro che collaborano, la colonia diventa una vera scuola di vita, dove si impara a mettersi al servizio degli altri, a lavorare insieme e a scoprire che donare il proprio tempo rende, poco a poco, più ricchi. È questo il bello delle nostre colonie: non sono semplicemente un modo per occupare le vacanze o riempire un tempo vuoto, ma un luogo dove si impara, giorno dopo giorno, che la missione comincia dal servizio concreto verso chi ci è accanto. E così il Vangelo può essere vissuto con semplicità tra un gioco, una camminata, una risata e una preghiera.
*vicario interparrocchiale di Losone, Arcegno e Ascona