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Oggi il Papa a Lampedusa, "il luogo dove impariamo a guardare"

di Maria Acqua Simi

Ci sono luoghi che diventano simboli quasi loro malgrado. La bellissima isola di Lampedusa – meta del viaggio di Papa Leone XIV – è uno di questi. Quest’isola piccola, terra di pescatori dal mare cristallino, da sempre ai margini della geografia europea, negli ultimi anni è finita al centro della coscienza del continente. Da oltre un decennio, infatti, è il principale punto di arrivo dei flussi migratori nel Mediterraneo per via della sua vicinanza geografica alle coste africane, dalle quali la separano appena 113 chilometri. A poche miglia dalle sue spiagge sono morti in questi anni, inghiottiti dal mare, migliaia di uomini, donne e bambini.

Il viaggio di Leone XIV non sarà però soltanto un omaggio alla memoria della storica visita di Papa Francesco nel luglio del 2013. Sarà, piuttosto, il ritorno in un luogo che continua a interrogare la Chiesa e ciascuno di noi. Francesco scelse Lampedusa come primo viaggio del suo pontificato, denunciando la «globalizzazione dell’indifferenza». 13 anni dopo, quel grido non ha perso forza; forse è diventato persino più urgente perché nel frattempo ci siamo abituati alle immagini delle barche, ai naufragi, ai numeri delle vittime. Quelle tragedie non fanno quasi più notizia e riemergono nel dibattito pubblico soltanto quando si riaccende lo scontro sulle politiche migratorie.

È qui che il significato della visita del Papa non deve essere frainteso. Un pontefice non va a Lampedusa per sostenere una politica migratoria piuttosto che un’altra. Va a ricordare che, al centro di tutto, c’è l’uomo. Volti, storie, famiglie che hanno affidato tutto ciò che avevano alla speranza di una vita migliore. Per questo è significativo che la visita si concluda con la Messa celebrata nello stadio dell’isola davanti alla Madonna di Porto Salvo: quella piccola statua, che da sempre veglia sui naviganti, oggi custodisce anche la memoria di chi ha attraversato quel tratto di Mediterraneo a rischio della vita.

Forse è proprio questo che Lampedusa chiede anche a noi: imparare di nuovo il linguaggio del mare. Viene allora in mente «Il Signor Conchiglia», piccolo libro-capolavoro con cui Gianluca Caporaso ha trasformato la tragedia dei migranti in una fiaba di straordinaria delicatezza. Il bimbo protagonista, sopravvissuto a un naufragio, porta una conchiglia al posto dell’orecchio. Da quel momento, scrive Caporaso, «ha il mare per vocabolario». È un’immagine che ricorda l’importanza di mettersi in ascolto davvero, gli uni degli altri. Papa Leone XIV lo ha indicato incontrando alcune comunità di migranti durante la sua recente visita a Santa Cruz de Tenerife. Non li ha invitati soltanto a confidare nell’accoglienza ricevuta, ma a offrire a tutto il mondo il loro «tesoro di umanità, di sogni e di cultura a tutti», aprendosi nello stesso tempo alla ricchezza dei popoli che li ospitano. Per il cristianesimo ogni persona viene prima del problema che rappresenta e dirlo non è una fuga dalla realtà; è, al contrario, il modo più ragionevole di entrarvi. Ecco perché Lampedusa non è il luogo dove trovare risposte semplici. È il luogo dove imparare a porre le domande giuste. Perché ogni barca che arriva porta con sé una domanda bruciante, come ha ricordato Leone: «Che mondo abbiamo costruito, se tanti fratelli devono rischiare la morte per cercare la vita?».

Il programma della giornata

L’arrivo a Lampedusa del Papa, oggi, 4 luglio, è previsto alle 9. Leone toccherà i luoghi simbolo dell’isola e del dramma delle migrazioni. Si inizia con l’omaggio ai migranti defunti, al Cimitero locale per un omaggio floreale. Poi Papa Leone si recherà alla Porta d’Europa per un momento di riflessione davanti al monumento; infine al Molo Favaloro il Papa benedirà la targa che intitolerà il molo a Papa Francesco. Alle 10.30 è prevista la solenne S. Messa. Per l’occasione, sul palco sarà esposta l’effige della Madonna di Porto Salvo, protettrice dell’isola e dei naviganti. Al termine della funzione, l’incontro con le autorità, i volontari impegnati nell’accoglienza e alcuni bambini ammalati. La visita si concluderà nel primo pomeriggio.

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