di Silvia Guggiari
«Mettere al centro la persona, sempre». È quello che Leone XIV ha raccomandato agli operatori di diverse banche italiane ricevuti sabato scorso, 16 maggio. Ma davvero è possibile per coloro che quotidianamente gestiscono le finanze e i risparmi di tutti mantenere una visione umana dando ascolto ai bisogni e non al profitto? Lo abbiamo chiesto a Stefano Devecchi Bellini, direttore di UCIT (Unione Cristiana Imprenditori Ticinesi) ed esperto di finanza.
Dott. Devecchi Bellini, crede sia possibile mantenere una linea umana ed empatica per chi lavora all’interno delle banche? In che modo?
Sì, credo che mantenere una linea umana ed empatica nel mondo bancario sia ancora possibile, anche in un contesto sempre più digitalizzato e orientato all’efficienza. Il messaggio di Papa Leone XIV richiama una verità fondamentale: dietro ogni pratica, investimento o richiesta di credito ci sono persone, famiglie, progetti di vita e spesso anche fragilità. Lavorare in banca oggi significa certamente utilizzare strumenti tecnologici avanzati e rispettare logiche economiche, ma questo non deve far perdere il valore dell’ascolto e della relazione. L’approccio umano si può mantenere dedicando attenzione reale ai bisogni del cliente, evitando risposte standardizzate e cercando soluzioni sostenibili e responsabili. Anche un semplice colloquio può fare la differenza quando una persona percepisce di essere compresa e non trattata solo come un numero o un conto corrente.
Le parole del Papa sono particolarmente attuali perché ricordano che il ruolo delle banche non è solo finanziario, ma anche sociale ed educativo. Una banca può contribuire al bene comune sostenendo famiglie, giovani, piccole imprese e progetti che generano valore per la comunità. Questo significa coniugare profitto e solidarietà, senza perdere di vista etica, correttezza e responsabilità.
Inoltre, l’empatia si costruisce anche all’interno degli ambienti di lavoro: valorizzando le persone, promuovendo formazione, sensibilità e rispetto reciproco. Solo operatori che si sentono ascoltati e rispettati possono a loro volta trasmettere attenzione e umanità ai clienti. Per questo ritengo che il richiamo di Leone XIV non sia un ideale astratto, ma una direzione concreta e necessaria per rendere il sistema bancario più vicino alle persone e più consapevole del proprio impatto sulla società. In UCIT - Unione Cristiana Imprenditori Ticinesi -affrontiamo questi temi grazie a commissioni interne che aggregano dirigenti ed imprenditori con grande responsabilità sociale d’impresa.
Qual è la logica che sta dietro alla gestione dei nostri capitali? Come possiamo scegliere la banca alla quale affidare i profitti senza rinunciare a valori etici?
La funzione di una banca è quella di preservare il capitale per generazioni e raccogliere il risparmio e trasformarlo in credito, investimenti e servizi utili all’economia reale. I capitali affidati dai clienti vengono utilizzati per finanziare famiglie, imprese, mutui, attività produttive e sviluppo. Tuttavia, quando prevale una logica esclusivamente finanziaria, il rischio è che il profitto diventi l’unico obiettivo, mettendo in secondo piano le persone e il bene comune. È proprio questo il richiamo di Papa Leone XIV: ricordare che dietro numeri e investimenti ci sono vite concrete, bisogni e responsabilità sociali.
La gestione dei capitali segue inevitabilmente criteri economici di rendimento, sicurezza e sostenibilità, ma può essere orientata anche da principi etici. Oggi esistono banche e istituti che scelgono di investire in progetti socialmente responsabili, sostenibili e attenti all’impatto umano e ambientale. Per questo il cliente non è del tutto privo di possibilità di scelta. Affidare i propri risparmi senza rinunciare ai valori etici significa informarsi non solo sui costi o sui rendimenti, ma anche sulla filosofia dell’istituto: capire come investe, quali progetti sostiene, quanto è trasparente nelle sue politiche e quale attenzione dedica alle persone e al territorio. È importante valutare se la banca promuove inclusione, sostegno alle famiglie e alle imprese, investimenti sostenibili e una relazione umana basata su ascolto e correttezza.
Il messaggio del Papa invita proprio a questo: recuperare una visione della finanza come strumento al servizio della persona e non viceversa. Profitto e solidarietà non devono essere necessariamente in contrasto; una banca può essere economicamente solida e allo stesso tempo operare con responsabilità, equità e attenzione al bene comune.
Papa Leone ha affermato inoltre che "chi si occupa del mercato finanziario non solo può fare del bene agendo in modo retto, ma anche informando e formando le persone e gli ambienti in cui opera ad un uso oculato e moralmente appropriato delle risorse". Voi che lavorate nel settore sentite la responsabilità di un ruolo e di una funzione sociale?
Sì, credo che chi lavora nel settore bancario e finanziario debba sentire fortemente la responsabilità del proprio ruolo sociale. Le parole di Papa Leone XIV ricordano che il lavoro nelle banche non riguarda soltanto numeri, investimenti o risultati economici, ma ha un impatto concreto sulla vita delle persone, delle famiglie e delle imprese.
Ogni scelta finanziaria può influenzare opportunità, sviluppo, inclusione e sicurezza economica. Per questo chi opera nel settore non dovrebbe limitarsi a offrire prodotti o servizi, ma anche accompagnare le persone nelle decisioni economiche, aiutandole a comprendere rischi, possibilità e uso responsabile delle risorse. Informare e formare significa costruire maggiore consapevolezza finanziaria, evitando che i clienti si sentano disorientati o dipendenti da meccanismi che non comprendono.
Il richiamo del Papa all’“etica della solidarietà” è molto importante perché invita a coniugare professionalità, correttezza e umanità. Essere operatori finanziari oggi significa anche favorire fiducia, ascolto e trasparenza, soprattutto in un contesto sempre più dominato dalla tecnologia e dagli algoritmi. Dietro ogni pratica o investimento ci sono infatti storie personali, sacrifici e aspettative che meritano rispetto e attenzione. Sentire questa responsabilità sociale vuol dire quindi lavorare non solo per il profitto, ma anche per contribuire al bene comune, sostenendo uno sviluppo più equo e vicino alle reali esigenze delle persone.