Consenso Cookie

Questo sito utilizza servizi di terze parti che richiedono il tuo consenso. Scopri di più

Vai al contenuto
Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (29 gennaio 2026)
Advertisement
  • Padre Paolo Dall'Oglio

    Padre Dall'Oglio sparito in Siria ormai da 5 anni

    Era il 29 luglio 2013 quando il padre gesuita Paolo Dall'Oglio venne rapito a Raqqa. Nessuno da allora sa più nulla di lui, alcune voci affermano che i rapitori furono islamisti appartenente ad al-Qāʿida. La Siria in cui visse per più di trent'anni costruendo senza sosta reti e ramificazioni di fruttuoso dialogo religioso potrebbe essere diventata la sua tomba? Nessuno lo sa, ma più trascorre il tempo, più si profila l'irreparabile. In Siria padre Dall'Oglio aveva rifondato nel 1982 il monastero cattolico siriano di Mar Musa, nel deserto a nord di Damasco e pochi anni dopo aveva contribuito a ricreare una comunità ecclesiastica mista e a promuovere il dialogo tra Islam e Cristianesimo. Tra il 2011 e il 2012 il religioso subì un'espulsione che però non intaccò la sua opera di fratellanza e il suo monastero segno di amicizia e di apertura culturale e umana. Papa Francesco ha rivolto appelli di speranza e preghiere in questi cinque anni perché emerga la verità su padre Dall'Oglio. Non è l'unico il religioso italiano, ad avere pagato un prezzo alto al suo impegno per il dialogo nel contesto della tremenda guerra civile ancora in corso in Siria. Nelle mani dei rapitori o chissà dove ci sono ancora i due vescovi metropoliti di Aleppo, il greco-ortodosso di Boulos Yazegi e quello siriaco-ortodosso Youhanna Ibrahim, entrambi rapiti nell'aprile 2013, circa tre mesi prima di Dall'Oglio. Anche di essi non si hanno più notizie certe, così come non ce ne sono di p. Michel Kayyal e p. Meaher Mahfouz rapiti nel febbraio 2013. Invece padre Jacques Mourad, della stessa comunità di padre Dall'Oglio fu rapito due volte e poi liberato. Ben altra sorte è invece toccata al gesuita olandese p. Frans van der Lug, ucciso nell'aprile 2014 nella città di Homs, così come a p. François Mourad, monaco eremita, rimasto ucciso nel convento di Sant'Antonio a Ghassanieh. Ma non solo i cristiani hanno pagato. Anche i musulmani: Mohammad Said Ramada al-Bouti, autorevole studioso sunnita e firmatario nel 2006, assieme ad altri 38 musulmani, della lettera aperta a Papa Benedetto XVI in cui si offriva disponibilità al dialogo e approfondimento su temi quali fede e ragione è infatti un'altra vittima di questa barbarie.

    News correlate

    Ucraina: Save the Children, il gelo e gli attacchi alle infrastrutture paralizzano l’istruzione

    La denuncia di Sonia Khush, Direttrice di Save the Children in Ucraina: “Il freddo viene usato come arma di guerra, contro i bambini che non riescono a sfuggire alle temperature rigide a scuola o a casa".

    COMMENTO

    Susanna Tamaro: “Il Papa unica voce contro la follia del riarmo”

    In un’intervista ai media vaticani, la scrittrice spiega la sua inquietudine per la nuova corsa alle armi in Europa e richiama le parole di Papa Leone sulla pace, giudicandole “l’unico discorso ragionevole” in un clima dominato dal silenzio e da interessi economici.

    Bombe su un ospedale in Myanmar, 33 morti e oltre 50 feriti

    L’ennesimo attacco da parte dell’esercito nel tentativo di riconquistare terreno. Suor Naw Elsi: La Chiesa birmana non si tira indietro. Il sostegno passa anche attraverso la presenza nei villaggi più isolati.

    Il vescovo di Hiroshima: “Insieme verso un mondo senza armi atomiche"

    A poche ore dall’annuncio statunitense della ripresa, dopo 33 anni, dei test atomici, il vescovo di Hiroshima, mons. Shirahama, intervenuto all’Incontro internazionale “Osare la pace”, organizzato dalla Comunità di S. Egidio, ricorda che la pace si difende con la memoria e il dialogo.

    La Santa Sede all'Onu: abbandonare la "logica illusoria" della corsa al riarmo

    L'arcivescovo Caccia, osservatore permanente della Santa Sede alle Nazioni Unite, denuncia l'aumento delle spese militari mondiali, giunte lo scorso anno "all'inaccettabile" valore di 2.700 miliardi di dollari.

    COMMENTO

    La guerra delle parole e i veri confini da difendere. Un commento

    Una riflessione su "Avvenire" di Marco Impagliazzo sul rischio insito nelle polarizzazioni nella società civile e nel discorso pubblico, alimentate - oggi - dall'uso dei social network.

    News più lette