di Ibrahim Faltas*
A Gerusalemme la paura si sente e quasi si tocca. Le strade vuote, i luoghi di culto inaccessibili e i negozi chiusi della Città vecchia, i feriti e la distruzione di tante città della Terra Santa sono tornate ancora ad essere le immagini della sofferenza di questa terra martoriata. Sono cicatrici tangibili e ferite invisibili che rivelano il dolore e i traumi di quello che è accaduto con il nuovo e ripetuto inizio di una guerra infinita. A rompere il silenzio di una città deserta è il suono delle sirene che provoca angoscia nell'attesa di missili che porteranno ancora morte e distruzione.
La paura è tornata con forza, o forse non era mai scomparsa, sabato mattina scorso, era sabato come quel tragico 7 ottobre 2023.
Insieme agli insegnanti e al personale scolastico siamo riusciti a mantenere la calma necessaria per tranquillizzare i bambini in attesa dei genitori che avevano lasciato da poco i loro figli all'ingresso della scuola. Non è stato facile per le insegnanti trattenere le lacrime mentre rassicuravano i bambini che avevano appena recitato insieme la preghiera semplice di San Francesco prima di entrare in classe. Guardavo i bambini, il trauma nascosto nei loro occhi tristi, sentivo la consapevolezza e la responsabilità degli adulti, la loro sofferenza perché il ritorno alla violenza avrebbe portato ad un rinnovato allontanamento dalla serenità accogliente della scuola: questi pensieri e queste preoccupazioni mi affollano mente e cuore.
Vicino ai Luoghi Santi viviamo una apparente normalità perché crediamo, preghiamo e speriamo ma il rumore assordante della guerra ci fa ritornare sempre alla realtà dolorosa.
I bambini non conoscono la violenza, non conoscono le ragioni disumane della violenza e continuano ad essere le vittime innocenti dell'assurdità del male.
I bambini conoscono e riconoscono solo il bene. In questi momenti tremano ed è il male a farli tremare, è la paura di qualcosa che non conoscono a spegnere i loro sorrisi, i sorrisi di tutti i bambini che soffrono e muoiono nei paesi scenario di guerra. Muoiono e soffrono a Gaza, a Teheran, a Kiev, a Tel Aviv. Sono spaventati, sono tristi, soffrono per la fame e per il freddo, hanno paura al riparo di tende bagnate, sono isolati nel buio di rifugi e di bunker, sono sepolti sotto le macerie di scuole e di case, non giocano, non usano penne e matite colorate.
È questo il disumano risultato delle guerre.
Dopo il 7 ottobre 2023 numerosi sono stati gli appelli e le richieste alla comunità internazionale di tornare ad essere umani. Lo hanno chiesto con forte intensità due Pontefici, autorità civili e religiose, uomini e donne semplici, personalità di rilievo. Le risposte non ci sono state e se ci sono state non hanno prodotto finora risultati e soluzioni a Gaza, in Terra Santa e in altre zone afflitte da anni di guerre e di violenza.
Chi avrebbe dovuto rispondere alle richieste di pace?
Quale umanità risponde all'umanità ferita?
Sono domande che non riescono ad avere risposte se da anni continuano ad essere calpestati i diritti essenziali degli innocenti e se i doveri della comunità internazionale sono gestiti da interessi di economia bellica e da disinteresse per chi soffre. A Gaza bambini privati del diritto alla serenità invece di ricevere assistenza e istruzione sono costretti a cercare fra le macerie oggetti da poter rivendere in cambio di cibo e coperte.
Quale umanità li sostiene e li aiuta mentre scavano fra la polvere e i ricordi di altri innocenti? Chi si ricorda ancora di loro?
Quale umanità non consente di soccorrere chi stava cercando la salvezza e ha perso la vita nel mare che ora fa riemergere corpi e sogni di speranza?
Quale umanità non rispetta i tempi e i modi di accordi che potrebbero dare tregua e respiro a chi aspetta la fine di violenze e di sofferenze non immaginabili?
Domande a cui non abbiamo risposte, domande a cui non risponde l'umanità di chi, come afferma Papa Leone, ha la responsabilità morale di evitare che il male sia il protagonista assoluto di questi nostri tempi.
La mia esperienza di vita in Terra Santa mi fa ancora credere e sperare nel cuore di esseri umani che amano il prossimo senza preclusioni e senza limiti, che offrono una mano amica, un ascolto attento, un abbraccio che riscalda l'anima. È questa l'umanità in cui dovrebbe riconoscersi ogni essere umano, è questa l'umanità che la comunità internazionale deve rappresentare.
Diritti e doveri, responsabilità e rispetto sono elementi essenziali per restare umani, per credere, per avere fiducia e speranza nell'umanità, per eliminare il rumore della guerra e rappresentare il suono della pace.
*Responsabile delle scuole della Custodia di Terra Santa