Consenso Cookie

Questo sito utilizza servizi di terze parti che richiedono il tuo consenso. Scopri di più

Vai al contenuto
Sab 28 mar | Santo del giorno | Parola rito Romano | Ambrosiano
Advertisement
  • no_image

    "Scuole chiuse da un mese, la Pasqua porti speranza!". Padre Faltas della Custodia da Gerusalemme

    di Laura Quadri

    Lezioni a distanza, scuole chiuse – oggi esattamente da un mese – e molte difficoltà, anche per gli spostamenti più piccoli. È questo il quadro che traccia padre Ibrahim Faltas, Direttore generale delle Scuole della Custodia di Terra Santa, della situazione vissuta attualmente a Gerusalemme, particolarmente dai giovani cristiani in loco. Ad essere fortemente compromessa, ci racconta, è la possibilità di una scolarizzazione regolare, precarietà che coinvolge, nella Custodia, ben 10’500 studenti e oltre 1’000 insegnanti, per un totale di 18 scuole  ormai chiuse dal 28 febbraio.

    «Sin dal lunedì seguente la chiusura abbiamo dato avvio alla didattica a distanza. I primi giorni i bambini e i ragazzi erano distratti: la paura fa rivolgere il pensiero a situazioni negative», sottolinea. «Anche ora il mio impegno quale Direttore mi consente un contatto quotidiano con i ragazzi. Percepisco le loro preoccupazioni, anche quelle più nascoste. Mi fa molto male vedere le scuole vuote. Penso spesso alle scuole distrutte a Gaza e nel Libano: in quel momento chiedo al Signore di dare conforto a tutta l’infanzia sofferente nel mondo». All’inizio del conflitto pezzi di un missile iraniano sono caduti sulla Città Vecchia colpendo l’area adiacente la scuola elementare della Custodia vicino alla Porta di Giaffa. «Sono stati i primi frammenti caduti su Gerusalemme e sono caduti proprio su una nostra scuola. Il primo pensiero è stato quello di ringraziare Dio perché la struttura era vuota. Ma la preoccupazione è stata molta». 

    Nuove e vecchie emergenze

    Chiuse le scuole, l’attività di padre Faltas e della Custodia si concentra ora nel dare aiuto su tutti i fronti: «Sono molto preoccupato per la situazione in Terra Santa e nel mondo ma la speranza non mi abbandona. Le giornate sono intense: le richieste di aiuto si sono moltiplicate. Oltre a bisogni materiali, c’è la necessità di spostarsi per questioni importanti, ad esempio le visite mediche. Era già molto complicato potersi muovere prima del 28 febbraio, ora è quasi impossibile». Un clima di forte tensione psicologica, con il quale ci si avvicina a Pasqua: «Sono ore e sono giorni particolari e difficili. Siamo nel tempo forte della Quaresima che abbiamo vissuto in una Gerusalemme vuota e silenziosa, in preghiera personale. Per motivi di sicurezza, solo i residenti possono entrare nella Città Vecchia. Anche il Santo Sepolcro è chiuso dal 28 febbraio scorso ma speriamo di poter celebrare almeno il Triduo pasquale nel luogo più Santo per la Cristianità. La preghiera, i riti e le liturgie all’interno sono assicurati dai religiosi delle comunità delle varie confessioni cristiane che stabilmente vi risiedono. La sofferenza è di tutti: palestinesi e israeliani, cristiani, ebrei e musulmani. Tutti hanno paura e sono preoccupati per un futuro sempre più minacciato dalla violenza». 

    Cisgiordania e Libano provati 

    Particolarmente in Cisgiordania, «la popolazione sta soffrendo molto. Il muro non è l’unica barriera che isola la Palestina. All’interno del territorio palestinese più di mille check-point limitano il movimento e la possibilità di lavoro. I nostri frati del Libano ci informano costantemente delle gravi difficoltà per la popolazione libanese. S. Francesco ci ha chiesto di custodire i Luoghi Santi e le Pietre vive: è la missione che ci è stata affidata e che portiamo avanti anche in questi tempi dolorosi». 

    La pace, un lavoro collettivo

    A chi guarda al conflitto dall’Europa padre Faltas lancia infine un appello: «Chiedo a tutti di pregare per la pace e, soprattutto, di lavorare per la pace. Tutti possiamo partecipare al processo di pace che deve coinvolgere l’Europa come istituzione. È un impegno preciso, che va seguito giorno per giorno, ora per ora. Papa Leone, come papa Francesco, sta soffrendo molto per la situazione mondiale. I suoi appelli a risolvere le guerre con il dialogo e la diplomazia devono essere ascoltati. La Santa Pasqua è la promessa della Salvezza eterna: la fede ci sostiene, la speranza ci aiuta, mentre la carità ci insegna la vicinanza, la condivisione e il sostegno all’umanità ferita e angosciata dalla violenza».

    News correlate

    News più lette