La guerra in Medio Oriente entra nella sua sesta settimana dall’inizio dell’offensiva israelo-statunitense contro l’Iran, con un’escalation militare e diplomatica che coinvolge sempre più attori regionali e internazionali. Nelle ultime ore si registrano nuovi attacchi: nel nord e sud di Israele una serie di raid rivendicati da Hezbollah hanno colpito caserme militari e un’area industriale, che ha preso fuoco. Bombardamenti anche su Beirut e diverse esplosioni a bord di Teheran. L’Iran ha, invece, rivendicato l’abbattimento di due jet Usa.
Iran: colpite infrastrutture strategiche
Una serie di raid attribuiti a Stati Uniti e Israele ha colpito il settore della centrale nucleare di Bushehr, nel sud dell’Iran. Secondo fonti ufficiali iraniane, un agente di sicurezza è morto, ma le installazioni non avrebbero subito danni significativi. Altri bombardamenti hanno preso di mira un sito petrolchimico nel sud-ovest del Paese, causando almeno cinque feriti. Le agenzie locali riferiscono che tre aziende sarebbero state coinvolte, mentre resta incerta l’entità dei danni complessivi. Nella capitale Teheran, un giornalista ha riferito di forti detonazioni accompagnate dal rumore di velivoli, probabilmente droni, segno che le operazioni militari continuano anche nei centri urbani.
Cresce il rischio regionale
L’Iran ha risposto lanciando una nuova ondata di missili verso Israele. L’esercito israeliano ha attivato i sistemi di difesa, ma ha confermato alcuni impatti nel centro del Paese. Intanto si moltiplicano le perdite militari per Washington: un aereo da combattimento statunitense si è schiantato in Iran, mentre un secondo velivolo sarebbe precipitato nel Golfo dopo essere stato colpito dalla difesa antiaerea iraniana. Il presidente Donald Trump ha minimizzato l’accaduto, sostenendo che non influenzerà eventuali negoziati con Teheran.
Il fronte libanese
Il conflitto si estende anche ad altri teatri. Nel sud di Libano, la periferia meridionale di Beirut è stata bombardata più volte, con Israele che ha dichiarato di aver colpito infrastrutture del movimento Hezbollah. Sempre in Libano, tre caschi blu indonesiani sono rimasti feriti in un’esplosione, pochi giorni dopo la morte di altri tre militari dello stesso contingente. Anche l'Iraq è sempre più coinvolto nel conflitto e questa mattina è stato bombardata una postazione di frontiera al confine con l'Iran.
I Paesi del Golfo nel mirino
Le conseguenze del conflitto si fanno sentire anche nel Golfo Persico. In Bahrein, detriti di missili intercettati hanno ferito quattro persone, mentre a Dubai due edifici sono stati danneggiati. Negli Emirati Arabi Uniti, un incendio in un complesso per lo stoccaggio del gas ad Abu Dhabi, provocato dalla caduta di detriti, ha causato la morte di un lavoratore egiziano durante le operazioni di evacuazione. Nonostante i rischi, il traffico marittimo continua: due navi turche hanno attraversato lo strategico stretto di Hormuz, fondamentale per il commercio energetico globale.
Ripercussioni internazionali
Le tensioni si estendono anche all’Europa: nei Paesi Bassi, un’esplosione ha colpito la sede di un’associazione cristiana filo-israeliana a Nijkerk, causando danni ma nessuna vittima. Mentre negli Stati Uniti cresce il dissenso verso l’operato dell’amministrazione: un senatore repubblicano ha dichiarato che si opporrà al finanziamento delle operazioni militari contro l’Iran senza una formale dichiarazione di guerra da parte del Congresso.
vaticannews