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Pentecoste: p. Ielpo (Custode Terra Santa), “Non alimentiamo nuove Babele”

“Babele ritorna ogni volta che il centro siamo noi stessi, il nostro potere, il nostro interesse. La Pentecoste invece è il contrario di Babele, lo Spirito crea comunione senza annullare la diversità”. Con queste parole il Custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo, ha indicato il cuore della solennità di Pentecoste celebrata a Gerusalemme, in un clima di raccoglimento segnato dall’assenza dei pellegrini ma anche da una fragile tregua nella regione.

Le celebrazioni, riferisce la Custodia di Terra Santa, sono iniziate con i Primi Vespri nella chiesa di San Salvatore, presieduti dal vicario custodiale fra Ulise Zarza, e proseguite con la veglia guidata dal Custode. Nel suo intervento, padre Ielpo ha sottolineato l’attualità del messaggio pentecostale per la Terra Santa: “Non siamo chiamati ad alimentare nuove ‘Babele’, siamo chiamati a invocare e testimoniare il dono dello Spirito, che solo può creare una umanità nuova”.

All’alba della domenica, il Custode e alcuni frati si sono recati al Cenacolo, sul Monte Sion, per la messa. Qui il Custode ha ricordato che “lo Spirito Santo è il principio di una umanità nuova, non è un’aggiunta decorativa ma è l’anima stessa della Chiesa. Colui che rende possibile ciò che umanamente sembra impossibile”.

Nel pomeriggio, i Secondi Vespri nel Cenacolo hanno visto la partecipazione di religiosi e fedeli locali che hanno acceso le candele e proclamato il Padre Nostro in più lingue, segno di unità nella diversità. “Qui, una comunità chiusa e impaurita è diventata una Chiesa aperta al mondo, lo Spirito non elimina le differenze ma crea comunione”, ha concluso il Custode.

Agensir

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