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Preti senza Chiesa? Il rischio più grande per il sacerdozio oggi

di don Marcin Krzemien*

Vorrei continuare la riflessione precedente su un altro aspetto essenziale della vocazione sacerdotale che è la dimensione ecclesiale. Essa, insieme con il carattere cristologia e la libera scelta da parte del Signore, sono i pilastri su cui si poggia e viene costruita ogni chiamata sacerdotale.

Il sacerdozio non solo si incorpora in Cristo, ma anche nella comunità della Chiesa. È una comunione con il successore di San Pietro e con coloro che hanno ricevuto la missione apostolica nel corso dei secoli. Nell’Incarnazione di Gesù, Dio ha cercato l’umanità attraverso il mondo materiale. Perciò, il mistero dell’Incarnazione implica la dimensione comunitaria e storica della fede, che si realizza nella Chiesa.

Il dono della gratuità: non padroni, ma testimoni. Il sacerdozio come scelta libera di Dio

14/04/2026

COMMENTO

Il dono della gratuità: non padroni, ma testimoni. Il sacerdozio come scelta libera di Dio

Il sacerdozio è un dono gratuito di Dio, non un diritto. Esige di superare l’autorealizzazione per affidarsi a una volontà superiore. La scarsità di vocazioni si affronta non con il marketing, ma con la preghiera e la testimonianza di una vita donata. Continuano su catt.ch le riflessioni di don Krzemien.

Il Signore ha fortemente sottolineato che l’amore per la comunità è un elemento intrinsecamente associato al servizio del discepolo. Perciò, sin dall’inizio, nell’amore per la Chiesa e nella disponibilità a servirla, si rivela veramente la profondità della formazione sacerdotale. A maggior ragione, vivere e accogliere la dimensione ecclesiologica della vocazione sacerdotale è indispensabile soprattutto oggi quando si nota che il senso del mistero della Chiesa sta svanendo. Infatti, da una parte la Chiesa viene sempre più percepita esclusivamente in termini sociali, come una delle istituzioni religiose. Dall’altra, invece, all’interno della Chiesa stessa, si manifesta una forte opposizione alla Chiesa come istituzione, enfatizzando unicamente la sua dimensione soprannaturale. Appare chiaro che muoversi in questa dicotomia è pericoloso sia per la persona stessa che per la comunità, con il rischio di forti polarizzazioni, divisioni, frammentazioni in diversi gruppi, caste oppure a secondo dei privilegi. A questo proposito papa Benedetto XVI in una delle sue catechesi sulla chiesa, ha ribadito che questa è il problema principale che la Chiesa si trova ad affrontare oggi: “Ci è difficile pensare alla Chiesa in un modo diverso da quello di una comunità autogovernata, che si sforza di sottomettersi ai meccanismi della maggioranza e della minoranza, che sarebbero accettabili per tutti i membri. Ci è difficile comprendere la fede in un modo diverso da quello di una scelta di qualcosa che mi piace e per cui voglio lottare. In tutto questo, siamo sempre noi gli unici ad agire. Creiamo la Chiesa, ci sforziamo di migliorarla e di plasmarla secondo il modello di una casa accogliente. Vogliamo proporre programmi e idee che siano graditi al maggior numero possibile di persone. Nel nostro mondo moderno, non diamo affatto per scontato che Dio stesso sia attivo, che agisca. […] Confondiamo la Chiesa con un partito e la fede con un programma di partito. La cerchia degli interessi personali rimane chiusa”.

Questa immagine falsa della Chiesa implica gravi conseguenze in generale, e nella formazione sacerdotale. Per esempio, uno dei grandi pericoli che possiamo correre è che la Chiesa, lacerata da varie dispute, si frammenti in piccoli gruppi concentrati su singoli leader (vescovi, sacerdoti, laici). Perciò, c’è urgente bisogno di ritornare alla vera immagine della Chiesa ricordando che nessuno sta costruendo una propria Chiesa e nessuno sta seguendo il Signore di sua iniziativa.

Quindi, prima di tutto, occorre rinnovare personalmente e comunitariamente l’atto di fiducia nella fede della Chiesa. Perché dall’esperienza personale nasce la volontà di risvegliare negli altri il desiderio di fede nella Chiesa.

Vorrei soffermarmi ancora brevemente su un altro elemento della dimensione ecclesiale della vocazione sacerdotale: un presbitero viene anche incorporato in una comunità sacerdotale all’interno di una diocesi o di una congregazione religiosa. Il Concilio Vaticano II e i Papi in diverse occasioni hanno sottolineato l’importanza dei legami sacerdotali mettendo in guardia contro l’isolamento. Indubbiamente, i legami sani tra i sacerdoti sono necessari per aiutare gli uni gli altri, specialmente nel superare la dolorosa esperienza della solitudine. Perciò, le vere amicizie aiutano a rimanere fedeli alla grazia della vocazione. Giovanni Paolo II esortava il clero affinché il legame tra i sacerdoti e il vescovo non fosse solo un imperativo legale e teologico, ma un’esperienza personale. Nel creare e coltivare questi legami, infatti, il vescovo svolge un ruolo significativo. Perché i sacerdoti appunto sono i suoi primi collaboratori. Benedetto XVI ha richiamato l’attenzione su questo aspetto nel suo discorso ai vescovi polacchi giunti a Roma nel 2005 per la loro visita ad limina (ero ancora seminarista). Il Papa ha sottolineato un aspetto fondamentale, parlando dello stile di vita del vescovo, che si riflette nella vita del presbiterio diocesano e dell’intera diocesi affidata alla sua cura pastorale: “Il vescovo, da parte sua, come pastore è chiamato a offrire ai suoi sacerdoti una cura amorevole e paterna. Dovrebbe organizzare le sue attività in modo da avere tempo per i sacerdoti, per ascoltarli attentamente e sostenerli nelle loro difficoltà. In caso di crisi vocazionali che i sacerdoti possono attraversare, il vescovo dovrebbe fare tutto ciò che è in suo potere per sostenerli e restituire loro l’antico fervore e l’amore per Cristo e per la Chiesa. Anche quando è necessario un rimprovero, non manchi mai questo amore paterno”.

Non sarebbe bello ritrovare e vivere il proprio ministero (vescovi, sacerdoti, laici) con questa dimensione ecclesiale?

Anche questa volta, concludo con le parole che ad ogni prete vengono rivolte durante l’ordinazione presbiterale: Renditi conto di ciò che farai, imita ciò che celebrerai, conferma la tua vita al mistero della croce di Cristo.

*prete polacco in Ticino

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