«Il nuovo ordine internazionale costruito dopo i due grandi conflitti del XX secolo, di cui la bomba nucleare è stata la chiave di volta, si disgrega sotto i nostri occhi. Che cos’è il cosiddetto ritorno della barbarie se non una natura che riaffiora, diceva Bergson, sotto la sottile vernice della civiltà? È stata un’illusione o un’ipocrisia sostenere che la democrazia liberale avrebbe imposto al mondo il suo dolce commercio dopo il crollo del muro di Berlino. La disgregazione delle nazioni globalizzate ha rafforzato la tirannia delle opinioni manipolate dai social network e ha favorito l’emergere di dittatori esperti in disinformazione. In questo primato della forza sul diritto, i tiranni non asserviscono più soltanto i loro sudditi, ma anche il pianeta; in altre parole, la totalità dell’essere». Così il critico letterario Benoit Chantre, curatore del volume Il desiderio di tirannia di René Girard edito da Cortina (pagine 110, euro 14) scrive nella prefazione, ove precisa che ha voluto mettere insieme i passi più significativi della produzione saggistica del grande antropologo perché consentono una lettura del tutto singolare del nostro tempo. La questione della tirannia, reinterpretata attraverso le figure di Edipo e di Giobbe oltre che delle pagine più rilevanti della letteratura mondiale, da Shakespeare a Cervantes, da Flaubert a Dostoevskij, non può non richiamare alla mente agli occhi del lettore i potenti che oggi governano nazioni come l’Iran e la Russia, ma anche la Cina e gli Stati Uniti: grandi manipolatori che pretendono di guidare il mondo senza alcuno scrupolo etico.