Consenso Cookie

Questo sito utilizza servizi di terze parti che richiedono il tuo consenso. Scopri di più

Vai al contenuto
no_image

«Rischi e sfide al tempo dell’IA: serve uno sforzo congiunto»

di Cristina Uguccioni 

Nell’enciclica «Magnifica humanitas. Sulla custodia della persona nel tempo dell’intelligenza artificiale» papa Leone XIV affronta anche il tema del lavoro: da un lato sottolinea che «il Magistero ha riconosciuto nel lavoro “la chiave essenziale” per comprendere l’intera questione sociale, perché attraverso di esso la persona sviluppa molte dimensioni della propria esistenza». Dall’altro lato il Pontefice propone riflessioni circa «l’intreccio tra automazione, robotica e intelligenza artificiale che sta trasformando rapidamente la struttura stessa del lavoro». Di queste tematiche presenti nell’enciclica dialoga con Catholica e catt.ch l’economista Leonardo Becchetti, docente di Economia politica all’Università Tor Vergata di Roma e direttore del Festival dell’Economia Civile.

Prof. Becchetti, relativamente ai paragrafi dedicati al lavoro, quali aspetti la colpiscono maggiormente?

«Anzitutto il fatto che le considerazioni circa il lavoro e l’intelligenza artificiale (IA) siano formulate all’interno di una riflessione molto più ampia di carattere antropologico: lo stesso titolo “Magnifica humanitas” è straordinario perché dichiara la grandezza dell’essere umano, superiore a qualunque intelligenza artificiale. In questo senso la Chiesa mette in guardia dai molti pericoli derivanti dall’assolutizzazione della scienza e della tecnologia, un fenomeno che si ripresenta puntualmente nel corso della storia soprattutto quando i progressi tecnico-scientifici sembrano promettere di risolvere tutti i problemi umani.

Il secondo aspetto che mi ha colpito è la sottolineatura dell’ambivalenza della tecnologia: essa porta certamente dei miglioramenti ma i “nuovi modi” di lavorare non sono necessariamente migliori».

Può indicare alcuni effetti negativi, anche invisibili, delle trasformazioni che l’IA sta portando nel mondo del lavoro?

«Ne menziono due. In alcuni settori assistiamo, ad esempio, a una significativa riduzione della domanda di manodopera. La crisi della Volkswagen che, per competere con le fabbriche cinesi quasi completamente automatizzate, si propone di ridurre significativamente il numero dei lavoratori, ne è un chiaro esempio. È inoltre molto concreto il rischio che le nostre facoltà intellettuali si possano “spegnere”: questo è un effetto negativo più subdolo perché invisibile. Se affidiamo anche la riflessione, la produzione intellettuale all’IA, rischiamo di impoverirci, di perdere la nostra capacità riflessiva e quindi di non riuscire più nemmeno a giudicare ciò che viene fatto con l’IA».

Nell’enciclica Leone XIV afferma che gli strumenti che in passato hanno contribuito a migliorare la legislazione sul lavoro oggi non bastano più, da soli, di fronte alle trasformazioni portate dall’IA e dalla nuova organizzazione dei mercati. « È necessario – scrive il Papa – un nuovo sforzo convergente di responsabili politici, organizzazioni dei lavoratori, mondo imprenditoriale e comunità scientifica per elaborare regole e tutele adeguate e condivise ».

Ritiene che uno sforzo serio si stia effettivamente compiendo?

«Non ovunque: è cosa che dipende dalla cultura dei singoli Paesi. Penso a tutte le iniziative promosse in Europa dal movimento dell’Economia Civile. Il problema è quello delle regole del capitale internazionale “senza volto”, di quanto la pressione esercitata dai mercati globali possa ostacolare o vanificare lo sforzo sollecitato dal Pontefice, che ha come fine il rispetto e la promozione della dignità di ogni persona. Orientare l’economia alla dignità, nel tempo dell’IA, significa assumere criteri di azione che consentano sempre la supervisione umana, capace di evitare che con l’uso degli algoritmi si commettano discriminazioni – ad esempio – nell’erogazione del credito o nella selezione del personale».

Leone XIV ribadisce nell’enciclica il valore del lavoro: « Creati a immagine del Creatore, mediante le nostre opere prolunghiamo in qualche modo la Sua: contribuiamo al progresso della società e alla costruzione del bene comune, mettiamo a frutto le capacità ricevute, miglioriamo e abbelliamo il mondo ». A suo giudizio oggi la consapevolezza di tutto ciò è a rischio?

«Direi di sì: in molti modi i giovani apprendono che il lavoro non può di per sé incidere direttamente sulla soddisfazione della vita della persona ma solo indirettamente perché garantisce del tempo libero e un salario utile a consumare, i due fattori ritenuti in grado di assicurare le vere soddisfazioni. È una visione molto triste del lavoro, che non corrisponde alla verità dell’uomo; infatti l’esperienza dice tutt’altro: chi ha questa visione del lavoro è poi anche insoddisfatto della propria vita».

Giovedì 17 a Balerna una serata su «Magnifica humanitas»

A livello locale, tra gli incontri di approfondimento di «Magnifica humanitas», segnaliamo: il 17 settembre alle ore 20.30, nella sala della Nunziatura di Balerna, incontro con mons. Ettore Malnati, prof. alla Facoltà di Teologia. L’ingresso è libero. Sul posto sarà disponibile il testo dell’enciclica. L’evento è organizzato dal vicariato del Mendrisiotto. A seguire, il 23 settembre alle 20 al Centro «La Torre» a Losone, avvio di un ciclo di lettura comune dell’enciclica per i parrocchiani della Rete «Madonna della Fontana».

News correlate

News più lette