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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (28 gennaio 2026)
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  • «Ruminatio sinodale»: Nell’albero genealogico del sapere

    Si parte da un seme, con la sua prima radice, per arrivare a un frutto e ai suoi semi; e tra un inizio e il suo compimento in mezzo ritroviamo tutta la vita di un albero: radici, tronco, rami, foglie, fiori e frutti; e alla fine nuovi semi. Un tutt'uno di forza, di energia e di sviluppo, tempi di germinazione e di crescita, tempi di maturazione e di fruttuosa generosità.

    E così, com’è già nella rigogliosità della natura, anche nella natura delle relazioni di pensiero e di azione tra le persone c’è una forza di fecondità e di generatività che entra in gioco. Ad ogni passo, dentro il ticchettio di ogni secondo del giorno c’è una preziosità di vissuti, di storie personali che si intrecciano tra loro e, le une con le altre, si fecondano reciprocamente di senso, di passione, di gesti e di segni di cuore, così come insieme di presente e di futuro.

    È un po’ l’immagine del medesimo albero che porta in sé la genealogia di esperienze passate, di memorie di bene e di male che furono, ma anche la luminosità di un Sapere che oggi tutto porta alla luce e che tutto orienta per un nuovo guado.

    Come quest’albero, spesso la storia della Cristianità si è caratterizzata al suo interno dalla conflittualità, da un istinto di dura confrontazione tra le diverse Confessioni, fino a giungere all’aspra scelta del conflitto a motivo di approcci sempre più diversi all’unico mistero del Figlio di Dio. E per non andare oltre la misura e la decenza del Vangelo, spesso si è pensato che l’unica soluzione per non mentire a se stessi e agli altri fosse stata quella di prendere a buon ragione le distanze gli uni dagli altri.

    Solo riguardandoci allo specchio del Vangelo, però, scopriamo che le rughe dei nostri volti di Chiesa possono essere lette come la calligrafia del tempo, una «bella grafia», che ci aiuta oggi a riconsiderare il passato e a guardare il presente come una nuova zona di confine da abitare grazie alla testimonianza di persone di confine, cioè aperte a nuovi incontri, senza pregiudizi di sorta.

    Avere occhi liberi dal passato è la conseguenza di un abbraccio fatto con coraggio con la realtà, con occhi aperti e di misericordia, ma attenti a cogliere il sentiero dove è ancora possibile ritrovare la motivazione di un cuore che pompa, cioè la medesima linfa di Cristo, dentro la molteplicità dei rami delle nostre Chiese.

    don Sergio Carettoni

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