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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (28 gennaio 2026)
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  • «Ruminatio sinodale»: un abbraccio ci perdonerà…

    Sciogliere i nodi dentro di noi, quelli più profondi, quelli che gli altri non possono vedere e ascoltare perché di noi segreti, è un desiderio che accompagna giorno e notte i nostri passi; è una forza fatta di pensieri, finalmente capaci di rubare il posto alle parole. Avvolti dal silenzio, a tratti anche del mondo attorno, dentro i nostri respiri i ricordi parlano, raccontano, celebrano e cantano quel qualcosa della nostra storia personale che custodisce via via quello che ci resta delle persone che abbiamo conosciuto, amato a lungo e, talvolta, perso.

    I segreti non sono solo quelli mantenuti per resistenza ermetica delle nostre labbra, magari su errori compiuti e sepolti lungo i solchi delle nostre umane fragilità. Certi segreti lo sono di preziosità delle anime nostre e di quanti ci camminano accanto in questo viaggio oltre la vita. Perché se è facile perdersi dentro un errore, dentro un dolore, così come fanno molti e troppi, quando arrivano al punto della loro tentazione di lasciarsi andare, scivolare giù, oltre la sicurezza di un appiglio, dentro l’abisso delle lacrime; è forza della vita invece riemergere via via sempre di più verso la bellezza della luce, verso quel raggio di calore umano, di ritrovato tepore di relazioni che insieme sciolgono i nodi più intricati dei nostri vissuti.

    Oltre il punto finale all’elenco dei nostri errori, c’è un crescere via via di ritrovata armonia e serenità sia nei pensieri sia nelle onde emotive dei nostri cuori, arrivando finalmente a capire il perché di tante cose e il senso ultimo del passaggio in noi di tante persone ora in viaggio nel vento. Oltre il punto finale un canto, che raccoglie in sé le note più belle delle nostre storie personali quando, dentro ogni lacrima, ci ritroviamo accanto per puro dono la presenza di una mano più che amica, di cuore; quando abbiamo imparato a riconoscere e a riabbracciare parole che ci incoraggiano a non tardare, a non tradire l’attesa di tutti coloro che ci attendono oltre, alle porte dell’eternità.

    Un abbraccio non è solo segno di perdono per quanto accaduto a ciascuno, è soprattutto carezza, attenzione e affetto di cuore, il più bel rifugio dell’amore, donato senza misura, gratuito oltre ogni spicciolo e frammentato attaccamento. Dentro un abbraccio non corriamo più il rischio di perderci ma di ritrovarci, ancora un’altra volta, perché ci sentiamo tutti responsabili del sorriso, della luce e della vita degli altri, capaci di illuminare i nostri volti. Benché a tratti difficile, la tenerezza è un talento per ritrovare in noi il sentiero condivisibile della gioia.

    Don Sergio Carettoni

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