«Ho scoperto questo tesoro grazie al mio impegno nel servizio di assistenza spirituale in strada», afferma Olivier Muriset, ingegnere di professione e fotografo impegnato in questo ambito. È stato intervistato da cath.ch per “Ricchezze invisibili”, la mostra fotografica presentata dal servizio di assistenza spirituale ecumenica per la solidarietà e la strada “La Cascatelle”.
Come è nato il suo impegno accanto alla cappellania di strada e questo progetto fotografico?
Olivier Muriset: Dopo il mio pensionamento, il 1° aprile 2025, un amico cappellano di strada a La Chaux-de-Fonds mi ha invitato a realizzare un reportage per dare visibilità alle loro azioni. Durante i primi tre mesi mi sono recato sul posto senza alcuna macchina fotografica, partecipando come volontario ai pasti dell’amicizia il mercoledì e agli incontri alla Cascatelle il venerdì. Era essenziale venire a mani nude, ascoltare e condividere le loro pene. A poco a poco sono diventato una sagoma familiare del paesaggio. Ho dapprima proposto ritratti individuali davanti a un telo nero, poi ho integrato l’apparecchio nelle nostre attività quotidiane, fino a che è scomparso del tutto dietro la relazione umana.
Che cosa l’ha spinta a scegliere di documentare la precarietà in Svizzera?
In Svizzera la precarietà tocca circa l’8% della popolazione residente. È una realtà spesso ignorata perché disturba il nostro comfort borghese. Attraversare una stazione chiudendo gli occhi è un riflesso egoista che anch’io ho condiviso in passato. Il mio impegno cristiano e un viaggio che mi ha segnato in Bulgaria, nel dicembre 2024, hanno provocato un profondo scatto interiore. Andando loro incontro ho dovuto reimparare l’umiltà e la semplicità, come il primo giorno, quando cercavo di ottimizzare il lavaggio dei piatti per cinquanta persone prima di capire che bisognava semplicemente vivere al loro ritmo.
Come è riuscito a stabilire questa relazione di fiducia e a realizzare questi ritratti?
La fiducia si è costruita nel tempo e nella benevolenza. Le persone fotografate non mi percepivano come un fotografo venuto a scrutarle, ma come un amico. Per realizzare alcuni scatti a domicilio ho dovuto talvolta attendere un anno intero. Su centinaia, se non migliaia di foto scattate dal vivo, la selezione finale delle quarantuno stampe è stata fatta insieme ai cappellani.
Quale etica visiva ha applicato per evitare qualsiasi voyeurismo?
Era imperativo onorare la dignità di ciascuno senza mai esporre la sofferenza come spettacolo. Fin dalla ripresa, e poi in post-produzione, ho deliberatamente sfocato e scurito gli sfondi. In questo modo l’atmosfera resta percepibile ma i dettagli della miseria sono cancellati, permettendo alla bellezza pura dei volti di emergere. Ogni persona fotografata ha naturalmente dato il suo consenso esplicito.
Attraverso quale percorso questa mostra si è ritrovata sotto le volte del chiostro di Saint-Ursanne?
L’intenzione iniziale si limitava a una piccola esposizione parrocchiale nella sala del Sacro Cuore di La Chaux-de-Fonds, il 15 novembre 2025, in occasione della Giornata mondiale contro la povertà, con cornici modeste. È allora che Patrick Godard e Nicolas Paupe, gallerista e responsabile culturale a Saint-Ursanne, hanno scoperto le immagini e ci hanno proposto di occupare il chiostro. Per finanziare i 14’000 franchi necessari alle stampe e alle incorniciature professionali, il cappellano Gaël Lotard si è rivolto a un’addetta alle relazioni pubbliche appena assunta dalla Chiesa riformata, che ha raccolto i fondi presso fondazioni e istituzioni. Non vedo alcun successo personale in questo concorso di circostanze, ma la guida della Provvidenza.
Come si articola il dialogo tra le sue immagini e i testi dell’autore Rémy Olivier?
Non c’è stata una creazione iniziale a due. Rémy aveva redatto l’essenziale dei suoi testi poetici in precedenza. È stato il cappellano Gaël Lotard a selezionare con cura gli scritti che entravano più armoniosamente in risonanza con ciascun ritratto.
Quale messaggio desidera offrire ai visitatori con questo percorso?
Rifacendosi alla parabola del buon Samaritano, la mostra ricorda che il contrario dell’amore non è l’odio, ma l’indifferenza. L’immagine agisce come una tappa intermedia: offre uno sguardo dolce che permette di contemplare l’altro senza distogliere gli occhi. Durante il vernissage, il 29 agosto 2026, offrire il viaggio in pullman, il pasto e l’aperitivo alle persone fotografate ha fatto di quella giornata un vero momento di festa e di riconoscenza condivisa.
fonte: cath.ch/yt/trad. catt.ch
La mostra «Richesses invisibles» (Ricchezze invisibili)
«Richesses invisibles»: Saint-Ursanne (JU), chiostro della collegiata, dal 20 agosto al 30 settembre 2026, tutti i giorni della settimana.
«Sono in corso passi per presentare la mostra al Péristyle del Municipio di Neuchâtel da fine febbraio a marzo 2027», spiega Olivier Muriset. Nel novembre 2027, nel quadro di La Chaux-de-Fonds capitale culturale, la mostra si terrà al Grand Temple, dove vogliamo integrare uno spazio riservato perché gli artisti in situazione di precarietà possano esporre essi stessi le loro opere. Quanto al progetto di un libro d’arte, che richiederebbe un budget di circa 40’000 franchi, resta per ora un sogno aperto a futuri finanziamenti.