Nel 2025 la ricchezza dei miliardari ha raggiunto un livello senza precedenti nella storia recente. Secondo il nuovo rapporto di Oxfam, movimento contro le diseguaglianze, presentato in vista delle apertura oggi, 19 gennaio, del World Economic Forum di Davos, i miliardari nel mondo sono ormai oltre 3.000 e detengono un patrimonio complessivo pari a 18.300 miliardi di dollari. Una crescita del 16% in termini reali rispetto all’anno precedente e a un ritmo tre volte superiore alla media degli ultimi cinque anni.
I super-ricchi, sempre più ricchi
"Il rapporto fotografa ancora una volta i vincitori e i vinti dell’economia globale", spiega Misha Maslennikov, ricercatore e analista di politiche pubbliche per Oxfam-Italia. "Siamo di fronte a un ammontare esorbitante di ricchezza, cresciuto dell’81% rispetto al 2020, che equivale a circa otto volte il Pil di un Paese come l’Italia". Una ricchezza che, sottolinea Oxfam, sarebbe sufficiente a eliminare la povertà estrema nel mondo ben 26 volte. Eppure, alla crescita vertiginosa dei patrimoni dei super-ricchi non corrisponde alcun progresso nella riduzione della povertà globale: "Il tasso di riduzione della povertà resta sostanzialmente invariato da sei anni", osserva Maslennikov. "Se la crescita economica non diventerà inclusiva e meglio redistribuita, rischiamo di mancare l’obiettivo di eliminare la povertà estrema entro il 2030 e di ritrovarci, nel 2050, con ancora un terzo della popolazione mondiale – quasi 3 miliardi di persone – in condizioni di povertà".
Il potere del denaro
Secondo Oxfam, l’accumulo estremo di ricchezza non è un fenomeno neutro, ma alimenta un circolo vizioso che rafforza anche la concentrazione del potere politico. "Nel rapporto mettiamo in evidenza un legame strutturale tra concentrazione di ricchezza e concentrazione di potere", afferma Maslennikov. "Gli individui più ricchi utilizzano il proprio potere economico per orientare le politiche pubbliche a proprio vantaggio, anziché nell’interesse collettivo". Questa dinamica, prosegue Oxfam, rappresenta un fallimento dei sistemi democratici: le disuguaglianze estreme erodono il patto civico, lacerano il tessuto sociale e alimentano sfiducia e frammentazione. In molti Paesi si rafforza una frattura territoriale tra “luoghi che contano” e “luoghi che non contano”, aree lasciate indietro dove lo sviluppo ristagna e cresce il consenso verso proposte politiche populiste o estremiste, che promettono cambiamenti radicali ma finiscono per consolidare lo status quo.
Democrazia e libera informazione a rischio
Oxfam segnala inoltre l’impatto delle disuguaglianze sui sistemi di informazione. "Il controllo dei media è uno dei canali principali attraverso cui il potere economico esercita un’influenza sproporzionata sul dibattito pubblico", spiega Maslennikov. "Sette dei più grandi gruppi mediatici mondiali sono oggi controllati da miliardari, contribuendo a screditare alternative più egualitarie e a legittimare moralmente le disuguaglianze". Un altro nodo centrale è il debito dei Paesi più poveri. Per Oxfam si tratta di una vera e propria 'tegola' che limita lo spazio fiscale necessario per investire in istruzione, sanità e welfare. "Troppi Paesi oggi spendono più per il servizio del debito che per la salute e l’educazione dei propri cittadini", denuncia Maslennikov, evidenziando come ciò accentui ulteriormente le disuguaglianze globali.
Le raccomandazioni di Oxfam
Di fronte a questo scenario, Oxfam chiede un cambio di paradigma: ristrutturazione e cancellazione del debito dei Paesi più poveri, un fisco più equo a livello globale e l’introduzione di uno standard internazionale di tassazione dell’estrema ricchezza. All’Italia, Oxfam chiede di assumere un ruolo più attivo: aumentare le risorse destinate alla cooperazione internazionale fino allo 0,7% del reddito nazionale lordo, sostenere una tassazione globale dei super-ricchi e promuovere l’istituzione di un panel internazionale sulla disuguaglianza capace di valutare con rigore scientifico l’impatto delle politiche pubbliche sulle disparità. "La via d’uscita dal baratro della disuguaglianza esiste", conclude Oxfam, "ma richiede volontà politica, cooperazione internazionale e la scelta di rimettere uguaglianza, diritti e democrazia al centro delle decisioni economiche globali".
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