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Sul volo per l’Africa il Papa invita a pregare per la tragedia delle Bahamas

Il pezzo di cuore è là, vicino all’ultima “periferia”, la gente dei Caraibi travolta dalla catastrofe provocata dal “Dorian Hurricane”. Prima di congedarsi dal cordiale giro di saluti con i giornalisti, il Papa afferra di nuovo il microfono per invitare a una preghiera personale chi sta condividendo assieme a lui la lunga trasferta verso l’Africa meridionale. Francesco è informato delle devastazioni lasciate dall’uragano soprattutto nelle Bahamas – notizie e immagini parlano di migliaia di senzatetto e di morti lungo le strade disseminate di macerie. Sono “povera gente – dice – che da un giorno all’altro, perde la casa, perde tutto, anche la vita”.

La devastazione di Dorian

Il passaggio di “Dorian” nel Centroamerica richiama per analogia la striscia di morti e distruzioni lasciatisi alle spalle da “Idai” e “Kenneth” tra marzo e aprile scorsi in Mozambico, la prima tappa della settimana che il Papa trascorrerà nel continente africano compresa la visita in Madagascar e la sosta di alcune ore nelle Isole Mauritius. “Speriamo che questo viaggio un po’ lungo dia dei frutti”, aveva esordito Francesco all’inizio del saluto ai cronisti, preceduto dalle parole del neodirettore della Sala Stampa vaticana, Matteo Bruni, al primo viaggio nella nuova veste.

Francesco e il saluto ai giornalisti

Il Papa ha mostrato grande familiarità con le novità riguardanti il gruppo dei colleghi a bordo. Ha detto di voler concedere un’“omaggio” e dunque uno “spazio speciale” alla collega della EFE (l’agenzia di stampa spagnola, che celebra gli 80 anni di fondazione), che dunque avrà l’opportunità, durante la conferenza stampa sul volo di ritorno, di rivolgere domande supplementari a Francesco. Il Pontefice ha voluto rimarcare l’assenza da questo viaggio di Valentina Alazraki, giornalista di “Televisa”, decana dei vaticanisti in Sala Stampa, che avrebbe toccato in questa circostanza quota 153 viaggi apostolici. Di Valentina, in particolare, il Papa ha definito “un gioiello” il suo ultimo libro sulle donne maltrattate (“Grecia e le altre”, scritto con Luigi Ginami), che – afferma – fa capire “il dolore e lo sfruttamento delle donne al giorno d’oggi”. Con l’assenza della Alazraki, il Papa ha concluso con un sorriso passando il testimone a Phil Pullella, il co-decano a bordo, narratore di dozzine di viaggi papali sull’agenzia Reuters.

Aggiormanento ore 18.30

La disavventura val bene una risata. La notizia del Papa chiuso in ascensore aveva fatto il giro del mondo domenica scorsa. L’incipit dell’Angelus tra i più insoliti, la spiegazione divertita del ritardo di una decina di minuti e più ancora la rivelazione degli altri 25 trascorsi a pazientare che gli esperti lo liberassero. Francesco si era scusato così affacciandosi su Piazza San Pietro sette minuti dopo mezzogiorno. Un calo di tensione e quello che può capitare al più comune condòmino era accaduto anche al Papa. Per cui a beneficiare del primo applauso della piazza erano stati i Vigili del Fuoco vaticani, autori di un pronto intervento tra i più illustri della casistica.

Sorrisi in spazi stretti

Gli ingredienti insomma c’erano tutti perché l’incidente a lieto fine avesse una coda. Complice uno altro spazio angusto, la fusoliera di un aereo, che azzera le distanze protocollari, e la confidenza che alcuni vaticanisti di lungo corso hanno con il capo della Chiesa universale, Francesco si è trovato davanti a un simpatico colpo di scena. Girando e stringendo mani tra i giornalisti sul volo verso il Mozambico, a un tratto uno dei colleghi, Phil Pullella della Reuters – non nuovo a siparietti col Pontefice, il quale peraltro l’aveva appena definito “co-decano” della Sala Stampa – ha srotolato davanti a Francesco un pezzo di nastro bianco-rosso-giallo, di quelli che i pompieri usano per delimitare le zone operazioni. Lo scambio di battute e la risata di tutti è stata automatica, immortalata da dozzine di foto.

Il pregio di un rilievo

Tra doni e brevi scambi di parole, per il Papa c’è stato anche modo di un veloce commento al libro di Nicolas Senèze uscito oggi in Francia dal titolo “Come l’America vuole cambiare Papa” (Comment l'Amérique veut changer de Pape). È stato lo stesso autore, giornalista di “La Croix” presente sul volo, a consegnarlo a Francesco, che ne aveva letto un’anticipazione sul “Messaggero”. Un libro che fotografa una realtà critica, ma proprio le “critiche” sono considerate dal Papa “sempre un onore”, ha riferito poi il direttore della Sala Stampa Vaticana, Matteo Bruni. E lo sono “particolarmente quando vengono da pensatori autorevoli", in “questo caso di una nazione importante”.

(Vatican News)

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