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Universa Laus, associazione per la musica liturgica, riflette sulla partecipazione attiva

L’incontro annuale del Gruppo di studio per la musica liturgica Universa Laus si è svolto quest’anno dal 19 al 23 agosto a Ellwangen (Germania). L’associazione Universa Laus, che conta anche una decina di soci di lingua italiana, fra i quali anche alcuni ticinesi, è stata fondata nel 1966 per volontà anche di Luigi Agustoni, presbitero di Lugano e organista della cattedrale scomparso nel 2004. Ha festeggiato a Lugano nel 2016 i cinquant’anni vita con il vescovo Valerio Lazzeri.

Attorno al tema della participatio actuosa (partecipazione attiva), un folto gruppo di persone provenienti da Austria, Brasile, Cechia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Russia, Slovacchia, Svizzera, ha trascorso una settimana, al centro studi Schönenberg, sulla collina della Svevia famosa come centro di pellegrinaggi.

La relazione d’apertura è stata svolta da Ann-Kathrin Gässlein, assistente scientifica per lo studio della liturgia presso la Facoltà universitaria di Lucerna, sul tema: „Partecipazione attiva contestualizzata, tra esigenze della liturgia, ambiente culturale e possibilità musicali“. Come tradurre oggi, a 56 anni dalla promulgazione, nello spazio culturale tedesco, la costituzione sulla liturgia del Concilio nel contesto di mutate premesse ecclesiali e sociali: tra controversie interpretative e interrogativi sull’interpretazione e la cogenza del documento e in un contesto di forte regresso della partecipazione alla messa, crisi della comunità, riorganizzazione delle chiese locali e – specialmente in Svizzera – pluralità delle forme di ministero liturgico e di celebrazioni? Di fronte a tali e tante sfide, che cosa intendere ormai per „partecipazione attiva“? Quale apporto possono fornire i musicisti di chiesa? Studi e inchieste mostrano che elementi essenziali della liturgia possono trovare accoglienza e sviluppo quanto più si creano partecipazione e occasioni di incontro che pongano a tema la celebrazione (e in particolare l’omelia) tra gli argomenti di discussione nelle parrocchie. È in questo senso che va promossa la „participatio actuosa“ voluta dal Concilio. Anche Odile Riondet (Francia) è partita dalla rarefazione delle capacità socializzanti della liturgia (tema della sua relazione: „Piena, consapevole e attiva partecipazione a 50 anni dal Concilio: come riflettere sulla liturgia in un contesto di scristianizzazione?“. La domanda era: che significato possono avere le figure utilizzate dal linguaggio liturgico in un contesto in cui i termini usati hanno perso ogni riferimento per la maggioranza? Non è più data una comprensione adeguata di elementi portanti di cui la liturgia finora si è servita: codici linguistici e figure che si riflettono, per esempio, negli inni proposti dai libri di canto. La relatrice ha fatto seguire un certo numero di esempi in cui si dimostra la tensione in cui si trovano gli autori tra adesione alle più banali capacità di comprensione e ricchezza e bellezza del rito, che ciascuno dovrebbe essere in grado di far proprie pur avendo la loro fonte nell’altrove liturgico.

Chiara Colm (Italia) ha parlato di „Entrainment e responsività emotiva: precondizioni e postcondizione della partecipazione“. Il concetto di partecipazione attiva inteso attraverso le acquisizioni delle scienze neuro- e sociocognitive apre anuove prospettive su aspetti ed effetti della partecipazione ed è in grado di ampliarne l’analisi. La stessa concezione che si ha dei convegni di Universa Laus ha dato luogo ad riflessioni e discussioni. I gruppi linguistici si sono come sempre riuniti a parte per approfondire non solo il contenuto delle relazioni (il che avviene anche attraverso i molti contatti interpersonali) ma anche il senso stesso dell’associazione.

Un’escursione a Neresheim, dove esiste un’abbazia benedettina famosa, ha creato a metà settimana un momento di pausa. Padre Alberto ha introdotto i partecipanti alle meraviglie architettoniche della chiesa post-barocca, cui è seguito un momento di meditazione musicalmente introdotto da due dei corsisti, e in cui ha avuto parte anche il famoso organo Holzhav della basilica. Per non dire della partecipazione (almeno spirituale) al Vespro dei monaci. Una gustosa cena in comune ha concluso la giornata.

Elemento importante della settimana sono state le preghiere giornaliere che a turno ogni gruppo linguistico ha avuto la cura di presentare, con tutte le inerenti proprietà e caratteristiche. La preghiera d’apertura ha avuto luogo peraltro all’aperto, nella luce calante del tramonto, nel labirinto che, sul modello di Chartres, è tracciato tra gli alberi che fronteggiano la chiesa di Schönenberg. Quanto alla celebrazione eucaristica, che di regola conclude la giornata del giovedì di ogni convegno di Universa Laus, questa ha investito diverse parti del grande edificio sacro. Intervallata dalle esecuzioni organistiche su musiche di Messiaen e di Bach, l’azione è cominciata sull’altissima tribuna che sovrasta l‘altare, davanti al solenne presepio di pietra (la festa del giorno era quella di Maria Regina), per concludersi in presbiterio con la Preghiera eucaristica cantata composta da Norbert Becker e contenuta nelle pagine del „Gotteslob“ – il libro di canto delle diocesi germaniche – riservata ai canti propri della diocesi di Rottenburg/Stoccarda.

A coronare il tutto sono serviti i serrati dialoghi tra partecipanti e gruppi di essi: scambio informale che coinvolgeva musicisti per la chiesa, esperti di liturgia, musicologi, e occasione di ampliamento degli orizzonti a contatto con esperienze tanto diverse. La riunione finiva così nel trasformarsi in una piattaforma interdisciplinare che apre gli orizzonti e invita a considerare caratteristiche e problemi di comunità celebranti tanto diverse. Per tornare arricchiti a casa, e darsi appuntamento a Brno, nella Repubblica ceca, per l’agosto del 2020. (MN)

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