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Piccola Orchestra dei Popoli a Lugano: strumenti nati dai barconi di Lampedusa

Un violoncello che pochi anni fa era il legno di un barcone approdato a Lampedusa. Domenica 25 ottobre, nella Chiesa evangelica riformata di Lugano, qualche decina di persone lo ha sentito suonare in «La profuga», lo spettacolo della Piccola Orchestra dei Popoli. La serata faceva parte del corso online «Per un’emigrazione e un’immigrazione da esseri umani», primo modulo del percorso «Identità ed inclusione» proposto dall’Associazione Biblica della Svizzera Italiana e dal Coordinamento della formazione biblica nella Diocesi di Lugano, con il patrocinio della Comunità di lavoro delle Chiese cristiane nel Ticino.

Europa, una ragazza in fuga

La prima parte, diretta da Ciro Menale, intreccia parole, immagini e musica attorno al mito di Europa. Voce narrante, Diana Bettoja. Il testo è liberamente tratto da «Canto per Europa», il libro in versi pubblicato nel 2021 da Paolo Rumiz; lo scrittore triestino ha introdotto la serata con un videomessaggio. Tre naviganti sognatori attraversano il Mediterraneo e trovano in una giovane profuga la futura Europa. Nel libro la ragazza sale a bordo sulle coste del Libano.

Sullo sfondo, le parole pronunciate da Papa Francesco a Marsiglia nel settembre 2023: «chi rischia la vita in mare non invade, cerca accoglienza, cerca vita».

Il legno dei barconi

Poi il concerto, «È tempo d’incontro». Chitarra, violoncello e liuto sono «del mare»: li hanno costruiti i detenuti della liuteria del carcere milanese di Opera, con il legno delle imbarcazioni recuperate al molo Favarolo di Lampedusa. È il progetto Metamorfosi della Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti, partito nel 2021 con un primo violino e arrivato fino al Teatro alla Scala.

Sul palco luganese: Renata Mezenov (chitarra del mare e voce, Cuba/Russia), Issei Watanabe (violoncello del mare, Italia/Giappone), Ghazi Makhoul (liuto del mare e voce, Libano), Iancu Sever (fisarmonica, Romania), Arup Kanti Das (tabla e udu, India).

Da una sponda all’altra

Il programma ha seguito una rotta. Canti tradizionali greci, albanesi, turchi e libanesi, poi brani indiani, siriani e algerini, fino alla poesia di padre David Maria Turoldo messa in musica. Un mare che unisce, nelle intenzioni degli artisti. Il pubblico ha risposto con applausi lunghi.

Chi volesse conoscere l’orchestra o sostenerne i progetti trova le informazioni su casaspiritoarti.it. Il corso, intanto, va avanti: martedì 27 ottobre il modulo ospita online Laura Zanfrini, del Centro WWELL dell’Università Cattolica, con una relazione sull’immigrazione femminile. Il titolo comincia così: «Per guardare al futuro».

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