di Markus Krienke*
Per comprendere il fenomeno di Trump, poco serve ricorrere a motivi psicologici. Andrebbe invece letto come religione diventata potere. E questo non significa attestargli una fede. È il potere stesso che si realizza come religione. C’è innanzitutto il fatto che il movimento MAGA identifica Trump con tre figure emblematiche della Bibbia: sono dei grandi peccatori eletti da Dio, quindi il Re della Persia Ciro, Re Davide e Sansone. In questo modo, persino i suoi tratti caratteriali poco «cristiani» diventano strumento di quella salvezza a cui – dopo un periodo di degrado denunciato dallo stesso Trump prima dell’elezione – finalmente può giungere la «nazione eletta».
La scritta sui cappellini da baseball «Jesus is my Savior, Trump is my President», «Gesù è il mio Salvatore, Trump il mio Presidente», il carattere religioso delle sue manifestazioni politiche che lo vedono come predicatore, per non parlare della manipolazione del funerale di Kirk, sono ulteriori manifestazioni di tale realtà. La persecuzione causata da presunti «nemici interni» contro i quali Trump schiera l’ICE, evoca uno scenario apocalittico e carica la sfera politica con una logica che Carl Schmitt aveva descritto come «teologia politica»: cioè quando il potere politico si assume il compito «divino» di distinguere tra bene e male, tra amico e nemico. Persino lo stesso Sant’Agostino viene usato per questa suddivisione del mondo: ovviamente ciò può funzionare solo qualora il suo «ordo amoris» venga staccato da Dio e radicalmente politicizzato. Una figura centrale di questa operazione che relaziona simboli che per Trump sono «politica» alla sfera teologica, è il cattolico J. D. Vance.
E qui il discorso si fa pericoloso, anche perché dietro Vance, con Peter Thiel sta lo «Schmitt» di oggi, ossia il costruttore della sintesi politico-religioso-tecnologica del «potere oscuro» della nuova destra americana. Recuperando la teologia di René Girard, egli interpreta il mondo coinvolto in una spirale ineludibile verso l’Armageddon ossia l’estinzione apocalittica. Ecco l’avvento dell’Anticristo biblico, che però secondo San Paolo in 2Tess viene ritardato da una forza storica misteriosa, il katechon. Ora, per Thiel è l’élite politico-digitale a rappresentare questo katechon, per cui non è affatto un caso che ad affiancare Trump al suo insediamento erano tutti i rappresentanti della Silicon Valley. Per Thiel, quindi, questa élite è l’unico potere «buono» capace di contrastare l’Anticristo identificato con le forze del male e della dissoluzione che dominerebbero la cultura liberale progressista detestata dallo stesso Thiel. Tramite Vance, avviene una significativa trasformazione della religione in America: nella prospettiva apocalittica, la destra evangelicale e quella cattolica si uniscono contro la religione civile americana (cioè il protestantesimo liberale, considerato da loro «di sinistra») – religione civile degenerata nella cultura «woke» – che avrebbe tradito la vera vocazione cristiana della Nazione. Così, il nazionalismo cristiano ha preso il ruolo sociologico dell’antico-munismo come momento identitario della destra americana nelle sue varie sfaccettature. A destabilizzare tale sistema teologico-politico-tecnologico, può essere solo un Papa americano che rinnovando proprio la teologia di Sant’Agostino disinnesca ogni possibilità di una teologia politica di quel tipo.
* docente di etica sociale all’USI/ FTL