di Corinne Zaugg*
Eravamo andati a trovarla qualche giorno dopo Natale. Era in casa anziani a Faido. Quando ci ha visti arrivare, ci ha accolto come sempre: “Che cosa mi raccontate?” ci chiese. Sempre ugualmente interessata a quello che avviene nel mondo e soprattutto nella Chiesa. Quante volte ne abbiamo parlato! Negli anni, Carmen da diretta protagonista, si era fatto via via più un’ascoltatrice attenta. Mi ha sempre colpito la sua capacità di ascoltare e la sua volontà di capire. Vedeva che il mondo stava cambiando e voleva capire dove stava andando. Era viva curiosità, la sua. Mai giudizio, mai sguardo volto indietro. Per me che nel 2010 ho accolto il tuo testimone alla presidenza dell’Unione Femminile (UFCT), il suo punto di vista è sempre stato importante. Per non dire imprescindibile. Con grande chiarezza e intelligenza aveva capito che si era arrivati ad una svolta culturale, religiosa, epocale. La sua UFCT con cui aveva camminato sin da bambina, con le cui donne aveva dapprima sognato e poi realizzato La Montanina di Camperio; con cui aveva permesso all’Azione Cattolica di risollevarsi dopo la crisi degli anni ‘80, stava cambiando. E due erano le possibilità: o arrendersi e abbandonare o voltare pagina. Ha, con le sue donne, scelto questa seconda possibilità. Affidando l’UFCT a me che ho sentito la sua proposta come un dono che non si poteva rifiutare. Negli anni ha sempre seguito le proposte e le vicende dell’Unione femminile, partecipandovi fin quando ha potuto.
“La sua UFCT come il mondo stava cambiando”
Sotto i suoi occhi il mondo stava cambiando. Le donne stavano cambiando, l’UFCT era cambiata. Il suo sostegno, tuttavia, non è mai venuto a mancare. Mai le ho sentito pronunciare una frase che esprimesse rimpianto per i bei tempi che furono. L’UFCT di Carmen era quella delle adunate oceaniche, di un’associazione che riusciva a mettere in pista 10 mila presenze: dalle “crociatine” alle anziane. Per decenni la Montanina – nata per regalare vacanze e ristoro a chi altrimenti non poteva permetterselo- una realtà portata avanti dal volontariato di tante donne UFCT. La sua presenza rimarrà legata a quei luoghi che tanto le significarono e che insieme alle sue amiche Dionigia Duchini e Rosita Genardini tanto aveva frequentato e amato.
Una vita avventurosa
La sua è stata anche una vita avventurosa. Tanto ha viaggiato anche per le Missionarie della Regalità di Armida Barelli, in tempi dove pochi viaggiavano. Soprattutto poche. Creando una rete di amicizie internazionali che curava e allargava di convegno in convegno, di viaggio in viaggio. Una volta con un gruppo di sue donne è pure stata vittima inconsapevole -e fortunata sopravvissuta- di una bomba esplosa in aereo durante un pellegrinaggio diocesano in Terra santa.
Ha attraversato gli anni difficili del ’68, dove anche la Chiesa ticinese viveva una stagione rovente. Un giorno mi mostrò delle lettere anonime e minatorie che aveva ricevuto. Le ha riposte con un sorriso. Non c’era acrimonia, né timore, neppure nei suoi ricordi. Solo la registrazione di fatti che erano avvenuti, che voleva capire, per poi affidarli a Dio. E serenamente andare avanti.
E avanti è andata tanto. Aggiungendo agli anni, tanta saggezza e amore. Nel 2021 l’assemblea aveva accolto con uno scroscio di applausi la proposta di conferirle il titolo di “presidente onoraria” e per noi rimarrà sempre LA presidente. Un faro che non si spegne e sui cui passi continueremo a camminare.
*presidente UFCT