Scompare a 96 anni la storica presidente dell’Unione Femminile Cattolica Ticinese (UFCT). Fu la custode di una tradizione che seppe farsi futuro, collaboratrice instancabile del Vescovo Eugenio Corecco nella ricostruzione del tessuto ecclesiale diocesano.
di Federico Anzini
La Diocesi di Lugano ha perso una delle sue colonne. Giovedì, 15 gennaio 2026, è tornata alla Casa del Padre Carmen Pronini. Originaria di Camorino, laica consacrata, non è stata solo una figura di spicco dell'associazionismo cattolico, ma la vera “memoria storica” di un popolo che ha saputo rinnovarsi senza perdere le proprie radici.
Il "fiume carsico" e l’intuizione di Corecco
La storia di Carmen Pronini incrocia quella della Chiesa ticinese in un momento di passaggio cruciale. Alla fine degli anni ’80, l’Azione Cattolica sembrava destinata a un lento declino. Ma sotto la cenere covava il fuoco. Il Vescovo Eugenio Corecco, da poco insediato, intuì la vitalità di quello che definì un “fiume carsico”.
Il momento della svolta fu il pellegrinaggio ad Einsiedeln del maggio 1988. All’uscita della basilica, la folla intonò spontaneamente l’inno Primavera del Ticino. Carmen ricordava con emozione quello stupore del Vescovo: “Corecco rimase sorpreso e commosso. Scoprì che l’A.C. era ancora nel cuore di molti”. Quell'evento spinse il Vescovo Eugenio a convocare Carmen e le responsabili dell’Unione Femminile Cattolica Ticinese (UFCT) per verificare la consistenza di quel popolo.
La concretezza di una laica consacrata
Membro del ramo femminile dell’istituto dei Missionari della Regalità di Cristo (fondato da Armida Barelli), Carmen portava nell’impegno diocesano la radicalità della sua consacrazione laica. Quando Corecco propose di rilanciare l’associazione, lei non si tirò indietro, portando in dote una realtà solida e ancora vivace: mise a disposizione le strutture care all'UFCT, come "La Montanina" di Camperio e la rivista Spighe.
Carmen stessa raccontava con umiltà lo stupore di Corecco davanti ai numeri dell'UFCT: «Ricordo la sorpresa di Mons. Eugenio: "Così tante? In altri gremi stentiamo ad arrivare a 1000!"», riferendosi alle 1800 copie di tiratura del giornaletto associativo. Fu da questa base solida che nacque l'idea del grande Congresso del 1989.
Quel memorabile 8 ottobre 1989
La data resta scolpita nella storia della Diocesi. Al Palazzo dei Congressi di Lugano arrivarono duemila persone, oltre ogni previsione. Carmen aprì i lavori come presidente dell’UFCT, dando il via a una stagione di rinascita. Nonostante l’iniziale timore – “Incredule e un po’ spaventate, ci siamo chieste: come faremo?” – la sua fede e la determinazione del Vescovo contagiarono l'intero Ticino.
Negli anni successivi, Carmen fu il ponte tra la vecchia guardia e i giovani. Mentre nasceva l’Azione Cattolica Giovani, lei e le sue collaboratrici non si limitavano alla direzione burocratica: preparavano i pasti per i raduni a Breganzona, guardando con gioia il rifiorire di un’opera. Come riportano i documenti del tempo: “Non pareva loro vero di veder rifiorire l’associazione a cui avevano dedicato la loro vita”.
Il testamento di fede
Il legame con il Vescovo Corecco divenne, negli anni della sua malattia, ancora più profondo. Carmen lo accompagnò idealmente fino alla fine, custodendo le sue ultime parole come un tesoro prezioso. Ricordava spesso il pellegrinaggio alla Salette del 1994, dove il Vescovo lasciò ai giovani il suo testamento spirituale: «Voi dovete essere la Chiesa che continua, in comunione non solo con me, ma anche con gli altri Vescovi che verranno».
Con la scomparsa di Carmen Pronini, il Ticino cattolico perde una testimone che ha saputo incarnare il Concilio Vaticano II con fedeltà e audacia. La sua vita ci ricorda che l'associazionismo non è fatta di organigrammi, ma di persone capaci di dire "sì" a un progetto più grande. La sua vita è stata la dimostrazione che l’appartenenza alla Chiesa è la condizione per un protagonismo vero nel mondo. Carmen ci lascia l'esempio di una vita "spesa bene", nel solco di una fedeltà che non teme il tempo perché ancorata all'eterno.