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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (13 febbraio 2026)
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  • Un giovane musicista dell'Istituto

    Da Gerusalemme l'Istituto di musica "Magnificat" e la promozione della pace. Oggi a Strada Regina

    «Vivere insieme è cercare di coesistere facendo del bene». Così  dice fra Alberto Pari, incaricato per il dialogo ecumenico e interreligioso della Custodia di Terra Santa e direttore dell’Istituto di musica «Magnificat», a «Strada Regina» in collegamento da Gerusalemme. L’istituto «Magnificat» con più di duecento studenti si trova nel cuore della Città Vecchia di Gerusalemme. Gli studenti sono ebrei, cristiani e musulmani. Bambini e giovani che non sono identificati per la lingua, né per la religione, né per l’etnia. «Vivono insieme, crescono e noi pensiamo che saranno generazioni di nuovi cittadini già abituati a convivere e a collaborare». Sorprende e stupisce la normalità con la quale vengono pronunciate parole forti da fra Alberto Pari: «Gerusalemme non è stata coinvolta, se non per qualche allarme e qualche lancio di missile sporadico. È una delle città più tranquille in cui si può stare adesso in Terra Santa. Però logicamente siamo in un Paese che è coinvolto in un conflitto. Io mi occupo di dialogo interreligioso da dieci anni; dal 7 ottobre è stato come un azzeramento, ripartire da zero, totalmente. Però i legami forti che si erano creati con musulmani ed ebrei negli anni non sono venuti meno, perciò abbiamo speranza che tutto ripartirà. Però ci vorranno anni per ricucire e sanare ferite».

    La scuola di musica ha chiuso nella prima settimana di conflitto e successivamente le lezioni si sono svolte online. «Ho chiesto agli insegnanti di evitare di parlare di politica e di quello che stava succedendo per dare tempo e spazio solo alla musica e alla bellezza, perché volevo che sia gli insegnanti che gli studenti vivessero un po’ di normalità in giornate che erano state sconvolte dall’aggressività della guerra. Non è sempre stato facile». Aggiunge fra Pari. Ma il vero colpo al cuore lo riserva nel finale: «Era logico che qualcuno di noi sarebbe stato coinvolto direttamente: abbiamo una studentessa in età da servizio militare che sta servendo il suo Paese. Faceva parte di un quartetto d’archi al quale non ha più potuto partecipare». Ma la speranza è viva e passa attraverso la metafora della musica: «Un suono da solo è bello, però quando è unito ad altri diventa un’armonia. E questo penso che sia una parabola che si possa ben applicare anche alla vita e alle nostre esistenze». La lunga intervista questa sera ore 18.35 su LA1.

    (Red)

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