La mattina del 12 maggio 2026 Roma si è svegliata con una notizia che ha colpito nel profondo la comunità cattolica svizzera e internazionale: il cardinale Emil Paul Tscherrig, già nunzio apostolico in Italia e San Marino, è morto improvvisamente all'età di 79 anni. Venerdì 15 maggio, alle ore 16:00 — con trasmissione in diretta streaming su Vatican Media dalle 15:55 — la Basilica di San Pietro ospiterà i funerali solenni all'Altare della Cattedra: la stessa chiesa dove, quasi trent'anni fa, aveva ricevuto la consacrazione episcopale. Un cerchio che si chiude, con la stessa maestà con cui si era aperto.
Un figlio del Vallese diventato cittadino del mondo
La storia di Emil Paul Tscherrig comincia lontano dal clamore romano, in un piccolo villaggio del Canton Vallese: Unterems, il 3 febbraio 1947. Primogenito di una famiglia di otto figli, cresce in un ambiente segnato dalla sobrietà della montagna e da una fede solida, incarnata nella vita quotidiana. Una parola del Vangelo di Marco — quella sul cento per uno che attende chi lascia tutto per seguire Cristo — diventerà il filo conduttore di un'intera esistenza.
Ordinato sacerdote l'11 aprile 1974 a Sion, si forma alla Pontificia Accademia Ecclesiastica di Roma e consegue il dottorato in diritto canonico alla Pontificia Università Gregoriana. Nel 1978, per volontà di san Giovanni Paolo II, entra nel Servizio diplomatico della Santa Sede. Da quel momento, il Vallese diventa un punto di partenza, non più un confine.
Cinquant'anni in prima linea: un curriculum da cinque continenti
Il percorso diplomatico di Tscherrig è di quelli che lasciano senza fiato. I primi incarichi lo portano in Uganda, Corea del Sud, Mongolia e Bangladesh come segretario di nunziatura. Nel 1985 rientra alla Segreteria di Stato vaticana, dove collabora alla preparazione dei viaggi internazionali di Giovanni Paolo II — che nel 1980 lo aveva già insignito del titolo di cappellano di Sua Santità.
Nel 1996 arriva la prima nomina di peso: Giovanni Paolo II lo elegge arcivescovo titolare di Voli e lo nomina nunzio apostolico in Burundi. La consacrazione episcopale avviene il 27 giugno dello stesso anno, per mano del cardinale Angelo Sodano, nell'Altare della Cattedra in San Pietro. Con lui, come co-ordinanti, due ecclesiastici svizzeri: il cardinale Henri Schwery e il vescovo Norbert Brunner. Il motto scelto per quel giorno — Spes mea Christus, «Cristo è la mia speranza» — rimarrà il suo sigillo fino all'ultimo.
Gli anni seguenti sono un continuo movimento: i Caraibi (Trinidad e Tobago, Giamaica, Bahamas e molti altri, dal 2000), nuovamente la Corea del Sud e la Mongolia (2004), i Paesi nordici con sede a Stoccolma (2008). Nel 2012 approda in Argentina, dove conosce e frequenta l'arcivescovo di Buenos Aires, il cardinale Jorge Mario Bergoglio.
L'incarico più storico: primo nunzio non italiano in Italia
Nel settembre 2017 Papa Francesco sceglie Tscherrig per un incarico senza precedenti: nunzio apostolico in Italia e nella Repubblica di San Marino. Per la prima volta nella storia, quel ruolo va a un non italiano. Sette anni di lavoro discreto ma incisivo, di presenza capillare nel tessuto della Chiesa italiana, di rapporti solidi con le istituzioni.
Nel marzo 2024, raggiunto il limite d'età, lascia la nunziatura. Ma Francesco non lo congeda definitivamente: il 30 settembre 2023, nel concistoro che precede il ritiro, lo crea cardinale con la diaconia di San Giuseppe in via Trionfale. Tscherrig diventa così il terzo porporato originario del Canton Vallese nella storia, dopo il celebre Matthieu Schiner nel 1511 e Henri Schwery nel 1991. Un riconoscimento esplicito per quasi cinquant'anni di servizio silenzioso e fedele a quattro Papi: da Giovanni Paolo II a Benedetto XVI, da Francesco a Leone XIV.
A maggio 2025 partecipa come cardinale elettore al conclave che porta all'elezione di Papa Leone XIV: uno degli ultimi grandi atti di una vita spesa per la Chiesa universale.
Una voce di cordoglio unanime
La notizia della scomparsa ha suscitato una risposta unanime di dolore e gratitudine. Papa Leone XIV, in un telegramma inviato alla famiglia e alla diocesi di Sion, ha ricordato con commozione il suo «fedele servizio come rappresentante pontificio in diversi Paesi e poi come membro di alcuni dicasteri della Santa Sede», aggiungendo che il cardinale «ha generosamente agito, testimoniando amore alla Chiesa e al Successore di Pietro».
La Commissione Cardinalizia dello IOR, di cui Tscherrig era membro dal 2024, ha espresso il proprio cordoglio ricordando la sua «sapiente competenza e costante dedizione» e la «luminosa testimonianza di fedele servizio all'Istituto e alla Chiesa universale».
La Conferenza dei Vescovi Svizzeri, a nome di tutti i presuli elvetici, ha reso omaggio a un uomo dal «straordinario percorso», sottolineandone «il senso del dialogo e l'attaccamento a una Chiesa fedele alla propria missione, rispettosa delle persone e aperta alla collaborazione».
«Cristo è la mia speranza»: un testamento spirituale
Non c'è epitaffio migliore, per Emil Paul Tscherrig, del motto che aveva scelto nel giorno della sua consacrazione episcopale. Spes mea Christus. Una formula che non è stata una dichiarazione di principio, ma un programma di vita: incarnato in ogni nunziatura, in ogni mediazione, in ogni stretta di mano offerta in nome della Chiesa nei quattro angoli del mondo.
I funerali solenni di venerdì 15 maggio nella Basilica di San Pietro saranno la degna conclusione di un cammino cominciato tra le montagne del Vallese e dispiegatosi su tutti i continenti. Per chi non potrà essere presente a Roma, Vatican Media trasmetterà la cerimonia in diretta streaming sul canale YouTube Vatican News IT, a partire dalle ore 15:55.
Una vita come la sua non si commemora: si continua a raccontare, come esempio di cosa significhi rispondere davvero alla chiamata del Vangelo.
fonte: agenzie/osservatoreromano/cvs/catt.ch