Calendario romano: Mt 5,1-12a
La santità della meraviglia
di Dante Balbo
«Sono una donna non sono una santa» cantava Rosanna Fratello nel 1971 a Canzonissima, in relazione alla sua difficoltà di resistere alle avances di un seduttore.
Allora si poteva ancora cantare riferendosi ad una qualche idea di santità, per quanto distorta fosse. La Chiesa aveva già scritto dei santi e del loro profilo in una Costituzione Dogmatica, Lumen Gentium, da qualche anno, tracciando un’immagine ben diversa, non centrata sulle passioni del corpo e della sensualità.
A confermarlo è la beatificazione di Rosario Livatino, giudice ucciso per il suo rigore morale e la sua profonda fede cristiana.
I cristiani non sono né frustrati sessuali, né oranti disincarnati, tanto meno farisei bigotti.
Una vita quotidiana straordinaria, capace di illuminare il mondo, nasce dalla meraviglia, dallo stupore per l’amore di Dio che ci è donato gratuitamente, per la bellezza che vediamo in ogni anima che ci sta accanto, per quanto ferita, sporcata, straziata dalla vita e dal peccato. È lo sguardo di Monica su Agostino, di Francesco sulla Chiesa devastata, di Carlo Acutis che ancora porta speranza a tanti giovani.
Questi sono santi famosi, ma quante madri e nonne, bambini e anziani camminano accanto a noi, con lo stesso cuore di Gesù, stupito e compassionevole, ricco di misericordia e di tenerezza, capace di giudizio sulla storia, mai sulle persone, che sempre confidano in un padre amorevole!
Dalla rubrica televisiva Respiro Spirituale di Caritas Ticino in onda su TeleTicino e online.
Calendario ambrosiano: Mt 5,1-12a
Le Beatitudini, inno al coraggio
di don Giuseppe Grampa
Vi propongo di rileggere le Beatitudini a partire dall’ultima che contiene la chiave di lettura di questa pagina: «Beati voi quando vi insulteranno (…) e mentendo diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia». Più precisamente: «a causa di me», cioè perché avete sposato la mia causa, perché la mia Parola è diventata luce ai vostri passi, lampada al vostro cammino. Beato chi riconosce in Cristo il proprio interesse definitivo e rimane a Lui aggrappato nonostante tutto, nonostante i limiti della nostra condizione umana, il venir meno delle forze, i fallimenti che segnano la nostra esistenza.
Alla luce di questo «a causa di me» rileggiamo le Beatitudini, rileggiamo le situazioni di sofferenza, disagio, contrarietà che segnano la nostra vita.
Rileggi le grandi sfide che ti sono poste dinanzi: la giustizia, la pace, la non violenza, la solidarietà. A causa di me affronta con coraggio queste sfide, non temere. A causa di me, questa e solo questa la forza che può aiutarci ad attraversare le negatività che segnano la nostra vita e insieme affrontare i compiti impegnativi che ci stanno dinanzi.
«A causa di me» potrai accettare il paradosso che dice beata la povertà: povertà che è mancanza del necessario per vivere ma che è anche l’insieme di tutti i nostri limiti, fragilità, carenze, insufficienze; povera è la condizione di ognuno di noi perché non siamo davvero padroni di noi stessi, delle nostre cose e soprattutto dei nostri giorni.