Calendario romano: Mt 22,34-40
Il prossimo sono io e Gesù per me
di Dante Balbo
Il linguaggio è manifestazione chiara di un pensiero, anche inconsapevole. Il tentativo di correggerlo a volte con risultati discutibili, è comunque indicatore dello sforzo di limitare le discriminazioni che alcuni termini portano con sé. Così mi ritrovo a essere «diversamente abile», mentre la mia diversità riguarda proprio una dipendenza, la necessità di aiuto, non necessariamente abilità straordinarie che altri non hanno. Allo stesso modo, per evitare discriminazioni di genere le lettere si scrivono con car*, per evitare di trascurare qualcuno o mettere in primo piano un genere rispetto ad un altro, con il risultato che quello che ci caratterizza nella nostra identità più profonda scompare in un carattere Jolly.
Un problema simile troviamo nel Vangelo di questa XXX domenica del Tempo ordinario, in cui a Gesù viene posto un problema teologico e legale, cioè quale sia il principio fondamentale della Legge, l'elemento su cui poggiare tutto il resto. Gesù risponde non con un principio, ma due: amerai Dio e il prossimo.
In un altro Vangelo l'interlocutore del Messia chiede chi sia il prossimo e il maestro racconta la parabola del Buon Samaritano. Il prossimo è il vicino, ma Gesù capovolge il senso, perché il prossimo sono io e l'altro è chiunque mi passi accanto, nelle cui ferite riconosco le mie, che Gesù, facendosi prossimo a me, ha risanato.
Dalla Rubrica televisiva «Respiro spirituale» di «Caritas Ticino», in onda su TeleTicino.
Calendario ambrosiano: Lc 24,44-49a
Testimoni liberi e coraggiosi
di don Giuseppe Grampa
Nel cuore del breve testo evangelico sta l’imperativo di Gesù ai discepoli: «Di questo voi siete testimoni». Il testimone è qualcuno che ha visto, udito, toccato con mano e quindi è in grado di attestare quanto ha visto. Il testimone non parla di sé, non riferisce parola sue, parla di un altro, è voce di un evento che lo precede. I dodici e poi tutti i discepoli, noi compresi, dovranno solo ridire a tutti e per sempre che solo in Lui, nel Signore crocifisso e risorto vi è salvezza per ogni uomo. Dovranno farsi eco dell’unica Parola che salva, quella Parola che appunto la morte non ha potuto cancellare e che ancor oggi ci coinvolge, ci affascina, ci inquieta. Forse anche noi avvertiamo la sproporzione tra il messaggio vertiginoso dell’evangelo e la pochezza della nostra fede, ci sentiamo impari al compito di testimoniare che Gesù è il Vivente. Eppure proprio a uomini dubbiosi, increduli, inadeguati Gesù ha affidato il suo evangelo. Il testimone obbedisce ad una verità che non ha fabbricato con la sua intelligenza, è quindi un uomo, una donna singolarmente libero e coraggioso. Il termine testimone nella lingua greca è marturos, da cui martire. La testimonianza può essere martirio cioè fedeltà alla verità anche a caro prezzo. Quanti uomini e donne, non solo per una fede religiosa ma anche per coerenza con la propria coscienza, con ideali e valori nei quali credevano, hanno testimoniato con la vita. Ricordiamo quanti soffrono per amore della giustizia, della libertà, della fede. Uomini e donne dalla schiena diritta.