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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (28 gennaio 2026)
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  • Inquinamento

    Eco-ansia: uno studio dell'Università di Pavia mostra come ne sono vittima i bambini

    Presentata l'11 giugno 2024 all’Università di Pavia la prima – ad oggi unica - indagine sull’eco-ansia dei bambini. Il 95% si dice preoccupato per il futuro del pianeta ma, al tempo stesso, convinto di poter fare la differenza con le proprie azioni. E il coinvolgimento attivo nella tutela dell'ambiente e nel contrasto al cambiamento climatico si rivela anche fattore protettivo della salute mentale. Ansia, tristezza, rabbia. Sono le emozioni espresse dai bambini, preoccupati per il futuro del pianeta. È quanto emerge da uno studio italiano, primo e unico nel panorama scientifico internazionale, condotto su circa mille alunni di scuola primaria e presentato oggi, 11 giugno, presso l’Università degli studi di Pavia. Secondo la survey, intitolata “L’impatto psicologico del cambiamento climatico: una sfida per le nuove generazioni”. Più di uno su 3 (il 40%) riferisce di aver fatto un brutto sogno sul cambiamento climatico e sul riscaldamento globale, e/o di aver fatto fatica a dormire o a mangiare a causa di questo pensiero. L’indagine è nata nell’ambito del progetto educativo di ScuolAttiva onlus “A scuola di acqua – sete di futuro”, sostenuto da nove anni dal Gruppo Sanpellegrino e dedicato alla sensibilizzazione dei più giovani sull’importanza dell’acqua e della sostenibilità ambientale. Condotta con la supervisione scientifica del Laboratorio di psicologia della salute del Dipartimento di scienze del sistema nervoso e del comportamento dell’Università di Pavia, e in collaborazione con Triplepact Società Benefit, la ricerca ha previsto la somministrazione di una survey realizzata con metodologia Cawi (Computer Assisted Web Interview), e ha coinvolto un campione di circa mille bambini tra i 5 e gli 11 anni di diverse regioni italiane, comprese Toscana ed Emila Romagna, colpite l’anno scorso da una violenta alluvione.

    Un dato sorprendente. Nessuna differenza nelle risposte degli intervistati tra chi ha vissuto in prima persona un evento estremo, e chi no. Così come il 95.6% di tutto il campione si percepisce direttamente responsabile della situazione, e il 97.2% pensa che il proprio contributo possa fare la differenza per la salute del pianeta.

    Fondamentale anche l’impegno attivo degli adulti, nei quali è riposta la fiducia del 72% dei più piccoli. Abbiano commentato l’indagine con Serena Barello, direttrice del Laboratorio di psicologia della salute dell’Università di Pavia e coordinatore scientifico dello studio, e con Simona Frassone, presidente di ScuolAttiva onlus.

    agenzie/red

    Continua a leggere sul Sir l'intervista alla professoressa Barello

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