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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (24 gennaio 2026)
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  • La cattedrale di San Lorenzo a Lugano

    I primi diaconi permanenti in Ticino da 20 anni ad oggi

    di Dante Balbo*

    Sabato 10 Giugno si verificherà un evento storico nella diocesi di Lugano: dopo quasi vent’anni verrà ordinato un gruppo di quattro diaconi permanenti. Se facessimo un’intervista per strada, chiedendo chi sia un diacono permanente, molti non saprebbero rispondere. Qualcuno potrebbe dire che si tratta di una specie di chierichetto adulto, che non fa tutto quello che spetta ad un prete. Senza fare la storia del diaconato, possiamo dire che nella Sacra Scrittura è il primo ministero istituito ufficialmente con tanto di imposizione delle mani da parte degli Apostoli. L’occasione per la loro nomina è un problema di gestione delle mense comunitarie, con un conflitto fra Ebrei e Greci di origine ebraica. In seguito, il diaconato è scomparso come ministero specifico, per divenire una tappa verso il sacerdozio ministeriale, fino al Concilio Vaticano II che lo ha valorizzato e ricollocato nell’Ordine come elemento particolare dipendente dal vescovo, accanto al presbiterato.
    Il celibato non è indispensabile per divenire diaconi, per ragioni complesse che hanno a che fare con il ministero sacerdotale in cui il presbitero agisce in Persona Christi, per alcuni sacramenti come la consacrazione Eucaristica o la confessione. Il problema per le Chiese locali è che il diaconato permanente non è visto come componente essenziale della struttura della Chiesa, ma come funzione. Si ordinano i diaconi per affidare loro un compito, qualcosa da fare, come dirigere una Caritas, occuparsi di migranti, organizzare mense per i poveri ecc. Quello che da noi in Ticino ha rimesso in moto l’attenzione al diaconato è stata una trasformazione essenziale del concetto di ministeriale, che ha immaginato da qualche anno una realtà complessa in cui era necessario valorizzare e di conseguenza formare una ministerialità diffusa a partire dal posto che dovrebbero occupare i laici nella Chiesa. Al centro sta il Battesimo e non l’ordine, e il triplice dono in esso contenuto, che ognuno riceve, divenendo - secondo l’espressione biblica - «sacerdote, re e profeta». Il diaconato allora non è un ministero isolato, ma una delle espressioni della ministerialità nella Chiesa, insieme a lettori, accoliti, catechisti, insegnanti, in una rete che coinvolge le comunità parrocchiali, i movimenti, le associazioni i singoli, in un magnifico arazzo di fede, speranza e carità. In questo contesto i ministeri, dai più semplici ai più complessi, sono il modo in cui il Corpo di Cristo che è la Chiesa si organizza, per manifestare la piena maturità di Gesù. Questo è il progetto, che vedrà il coinvolgimento dei diaconi permanenti e delle loro famiglie nel senso più profondo della diaconia, cioè del servizio alla comunità, che non necessariamente comporta un cambiamento di vita, ma soprattutto uno sguardo diverso sulla realtà. Il diacono, infatti, non è certamente solo un coordinatore della carità in tutte le sue forme, ma un ministro della Parola, un mediatore fra il ministero del presbitero e il popolo, un intercessore, un evangelizzatore, il custode del calice nella celebrazione eucaristica, che eleva il sangue di Cristo, segno di alleanza e guarigione. Ma soprattutto con la sua famiglia è un testimone, offrendo un luogo di accoglienza, un dono di grazia in una casa aperta all’ascolto, all’accompagnamento, al servizio agli ultimi.
    Oggi i presupposti ci sono, ora è necessario che la comunità ecclesiale faccia un percorso di maturazione perché la ministerialità smetta di essere una funzione e divenga sangue vitale nel tessuto comunitario.

    *Diacono permanente

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