È in corso in queste ore la 23esima edizione della Coppa del Mondo, nata nel 1930 grazie all’impulso di Jules Rimet, un cattolico francese appassionato di calcio e convinto che questo sport potesse unire persone di razze e classi sociali diverse. Nel mezzo dell’euforia suscitata dal campionato mondiale, è opportuno ricordare come vivevano il calcio S. Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco, i primi Papi del nostro secolo, che non hanno mai nascosto la loro passione per lo sport. S. Giovanni Paolo II fu un appassionato di calcio fin dalla giovinezza e giocò a livello amatoriale, soprattutto come portiere. Inoltre, fu il tifoso più famoso del MKS Cracovia, squadra della sua Polonia.Nel 1990, pochi giorni prima dell’inizio del Mondiale in Italia, pronunciò alcune parole rivolte agli arbitri che avrebbero partecipato al torneo. Il Santo Padre affermò che la Coppa del Mondo «non è soltanto un evento sportivo di primo livello», ma può essere anche «una grande celebrazione della comprensione, della solidarietà e dell’amicizia tra le persone. Perché ciò avvenga, tutto deve svolgersi secondo i più alti ideali di sportività, condotta corretta, rispetto e amicizia nei rapporti umani».
Benedetto XVI fu a sua volta un grande appassionato di calcio. Nel giugno 1978, all’inizio della Coppa del Mondo in Argentina, l’allora arcivescovo di Monaco e Frisinga rilasciò un’intervista a Bavarian Radio, nella quale spiegò il nucleo del suo pensiero sul calcio e sullo sport in generale. L’allora cardinale Ratzinger, 50 anni, definì il calcio «un evento globale» che, indipendentemente dai confini, lega l’intera umanità «nello stesso stato di tensione», che comprende «le sue speranze, le sue paure, le sue emozioni e le sue gioie». In particolare, il calcio è così affascinante, affermava il cardinale Ratzinger, perché unisce in modo persuasivo due aspetti: anzitutto incoraggia le persone a «esercitare la propria disciplina», vincendo se stessi, cosa che conduce alla libertà. Poi, il calcio permette di partecipare a una cooperazione disciplinata con gli altri, insegnandoci a mettere la propria individualità al servizio del gruppo.
Papa Francesco, forse il Vicario di Cristo più calcistico della storia, disse a sua volta nel 2019 che il calcio è «il gioco più bello del mondo».
Tra le numerose occasioni in cui il Papa parlò di calcio, spicca il messaggio inviato ai giocatori che disputarono il Mondiale del Qatar 2022: «Che la Coppa sia – disse – un’occasione di incontro e armonia tra le nazioni, promuovendo la fraternità e la pace tra i popoli». Nonostante occupi la sede petrina da poco più di un anno, Papa Leone XIV non ha nascosto la sua passione per lo sport, manifestando il suo tifo per i Chicago White Sox della Major League Baseball, per il tennis e anche per il calcio. Nel maggio di quest’anno, Leone ha ricevuto l’Inter, attuale campione del campionato italiano, nel Palazzo Apostolico Vaticano, invitando i calciatori a riflettere su come possano «trasmettere un messaggio particolarmente utile per la crescita dei giovani», poiché per loro sono «eroi» e «modelli da seguire». All’inizio dei mondiali ha infine ricordato che, come nel calcio, «la vita non è una corsa per mettersi in mostra da soli, ma un cammino che impariamo a percorrere insieme». «Chi non sa passare il pallone, anche se ha talento, non ha ancora capito il gioco. E chi non sa vivere con gli altri e per gli altri, non ha ancora capito la vita », ha assicurato.
Fonte: agenzie/red