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La commissione Giustizia e Pace della CVS invita a votare 'no' all'iniziativa sulla neutralità

Giustizia e Pace, la Commissione per l’etica sociale della Conferenza dei vescovi svizzeri, invita a votare «no» all’iniziativa sulla neutralità del prossimo 27 Settembre. Di seguito il testo del comunicato diffuso da Giustizia e Pace.

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Giustizia e Pace, la Commissione per l’etica sociale della Conferenza dei vescovi svizzeri, invita a votare «no» all’iniziativa sulla neutralità. La neutralità svizzera deve servire alla protezione delle persone e all’impegno a favore della giustizia. Solo così può essere e rimanere uno strumento potente dell’impegno della Svizzera per un mondo pacifico. Se diventa un fine in sé – come mira a fare l’iniziativa – rischia di trasformare la Svizzera in complice e sostenitrice di guerre e ingiustizie.

Giustizia e Pace ha esaminato in modo approfondito la questione della neutralità dal punto di vista dell’etica sociale. L’iniziativa popolare mira a fare della neutralità non più uno strumento costituzionale, bensì un fine in sé per la Svizzera. Per questo motivo, la Commissione ritiene che il voto sull’iniziativa sulla neutralità non riguardi soltanto il ruolo della Svizzera di fronte a un mondo in guerra, ma metta fondamentalmente in discussione i valori che animano il Paese.

Per Giustizia e Pace, i principi sociali della dottrina sociale della Chiesa cattolica costituiscono un punto di riferimento centrale nella valutazione dell’iniziativa. La Svizzera e la sua Costituzione sono esse stesse profondamente radicate in questa tradizione cristiana. Al centro di essa vi sono la dignità umana, non negoziabile e propria di ogni persona, nonché il bene comune universale orientato alla pace, che – conformemente al preambolo della Costituzione federale – si misura sul benessere dei più deboli.

La solidarietà e la sussidiarietà sono altri principi fondamentali della dottrina sociale, che ritroviamo anche nell’identità svizzera e nella tradizione politica del Paese. Ne sono testimonianza la tradizione umanitaria della Croce Rossa e quella dei «buoni uffici», ma anche il ruolo della Svizzera quale Stato depositario delle Convenzioni di Ginevra e sede del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite.

Alla luce di questa concezione che la Svizzera ha di sé stessa, la neutralità non può essere ridotta a una semplice «imparzialità». Limitarsi in futuro ad allinearsi alle risoluzioni dell’ONU nelle proprie prese di posizione significherebbe tradire la tradizione svizzera della sussidiarietà e della responsabilità individuale – «convinti che è libero solo chi fa uso della propria libertà». Tanto più se si considera quanto l’ONU sia attualmente paralizzata.

La Svizzera è certamente un Paese piccolo, ma non è insignificante. Fa parte dei Paesi più ricchi del mondo. L’impegno a favore dei più deboli, sulla cui condizione si misura il bene comune, ci chiama ad assumerci le nostre responsabilità. Una responsabilità per il benessere e la pace del mondo intero. La presente iniziativa mira a imporre alla Svizzera una neutralità che non le appartiene. Rischia di ridurre il popolo al silenzio di fronte alle ingiustizie di questo mondo, mentre una ristretta cerchia di persone potrebbe arricchirsi ulteriormente in nome di una concezione vuota di significato della neutralità, traendo profitto dalle ingiustizie, sia in Svizzera sia all’estero. Ciò è contrario alla concezione della solidarietà e del bene comune propria della tradizione della dottrina sociale della Chiesa cattolica.

Una neutralità come quella richiesta dall’iniziativa allontana la neutralità svizzera dai suoi ideali e ne fa un idolo, senza valutarne sufficientemente le conseguenze. La neutralità come fine dell’azione politica è estremamente problematica alla luce dell’identità svizzera, dei nostri valori sanciti dalla Costituzione federale e anche dal punto di vista di un’etica sociale cristiana.

Se giustizia e pace sono gli obiettivi, la neutralità può essere soltanto uno strumento, sempre associato alla prudenza e alla saggezza nella sua applicazione concreta e alla luce dell’evoluzione del mondo.

Per Giustizia e Pace, giustizia e pace non sono soltanto parole, ma punti di riferimento. La giustizia si misura nell’impegno a favore della dignità umana, dei diritti umani, della salvaguardia del creato e, in particolare, della protezione dei più deboli e degli esclusi. La pace si manifesta attraverso l’ascolto, il rispetto reciproco e l’impegno a favore di una forma di società e di Stato umana e orientata alla giustizia, che tenga conto dell’intera famiglia umana.

Il nostro «no» all’iniziativa non significa dunque «rimanere neutrali nell’azione», nel senso della passività e del distacco, bensì nel senso di un impegno attivo: a favore della giustizia, dei diritti umani e di strutture che permettano a tutte e tutti di condurre una vita dignitosa.

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Visita il sito della Commissione Giustizia e Pace a questo LINK.

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