di Katia Guerra
Quella tra la diocesi di Lugano e la comunità cattolica Shalom, presente da 25 anni in Ticino, a Bioggio, è una storia nata dall’incontro, durante un congresso, tra mons. Libero Gerosa, allora rettore della facoltà di teologia di Lugano, e Moysés Azevedo, fondatore in Brasile di Shalom. «Mons. Gerosa ha dato la possibilità ad alcuni membri di Shalom di proseguire gli studi a Lugano e così nel 2001 sono giunti i primi seminaristi, ai quali si sono in seguito aggiunte alcune donne», ci dice padre Luiz Augusto, responsabile di Shalom in Ticino. «La nostra è una comunità mista: non viviamo negli stessi spazi, ma conduciamo una vita comunitaria, quindi, condividiamo pasti, momenti di preghiera, attività». È nata nel 1982, su iniziativa di un gruppo di giovani guidati da Moisés Azevedo. Due anni prima, incontrando san Giovanni Paolo II, il fondatore gli aveva consegnato una lettera in cui offriva la propria vita per l’evangelizzazione dei giovani. Il primo progetto è stato una paninoteca con pietanze dai nomi biblici: un luogo informale di incontro e dialogo, dal quale ha preso forma una comunità missionaria oggi presente in oltre trenta Paesi.
Un’opportunità di scambio
«Il Ticino ci ha dato l’opportunità di ampliare il nostro sguardo a livello di Chiesa e culturale, e di portare con noi questa esperienza in Brasile e in tutto mondo, ovunque siamo inviati», sottolinea padre Luiz. «Da parte nostra, veniamo in Ticino con la nostra semplicità e il desiderio di vivere il nostro carisma e collaborare con la Chiesa: offriamo la voglia di evangelizzare, di fare missione. Collaboriamo con la pastorale giovanile. Ad esempio, ci siamo messi a disposizione del vicariato Malcantone-Vedeggio per riavvicinare i giovani a Gesù e alla Chiesa. Inoltre, abbiamo anche la responsabilità della pastorale universitaria. Quindi viviamo in mezzo ai giovani, portando loro la nostra gioia e anche la nostra esperienza con Gesù. Il nostro fondatore ci ha insegnato tanto attraverso la sua vita: questa esperienza personale fa la differenza. Non solo sapere che Dio c’è, ma provare nel nostro cuore che è una presenza viva. Ai giovani diciamo: “C’è un Dio che ci vuole bene e che ci è amico” e li aiutiamo a mantenere questo rapporto di amicizia con Dio. Sono semi che piantiamo e che speriamo un giorno possano spargesti ovunque questi giovani andranno». Un messaggio che assume un significato ancora più forte in un periodo in cui l’attualità ci pone degli interrogativi sui giovani e sul loro futuro. «Viviamo in un mondo polarizzato, con molti contesti difficili, in cui, in alcuni giovani, si percepisce una mancanza di senso e uno spreco di energie in ciò che non fa crescere. Il nostro desiderio è raggiungere questi giovani e dare la nostra risposta a questa domanda di senso: la vita vale la pena di essere vissuta e ha un senso più grande rispetto alle difficoltà che ci troviamo di fronte sia a livello umano, sia a livello spirituale».
La Santa Messa con mons. Alain de Raemy il 31 ottobre
La comunità Shalom a Bioggio conta oggi 12 missionari brasiliani: 9 uomini, tra cui il sacerdote responsabile e 8 seminaristi, e 3 donne. Tutti frequentano la Facoltà di teologia. Fanno parte di Shalom altre 4 persone che non vivono a Bioggio ma condividono il carisma nella famiglia e nella propria realtà di vita.
I 25 anni di presenza della comunità Shalom in Ticino saranno celebrati oggi, sabato 31 ottobre, con una Santa Messa alle 19.30 nella chiesa del Sacro Cuore a Lugano, presieduta da mons. Alain de Raemy. «Sarà una celebrazione speciale, alla quale tutti sono invitati», ci dice padre Luiz. «Vivremo insieme il momento più importante della nostra vita, l’eucaristia, e ringrazieremo Dio per ciò che ha compiuto e ci ha dato in questi anni di missione qui».