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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (29 gennaio 2026)
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  • L’”amore per sempre” risponde al desiderio profondo del cuore dell’uomo e della donna

    “La gioia dell’amore che si vive nella famiglia è anche il giubilo della chiesa”. Così inizia l’Amoris Laetitia. Come si presenta nella sua vita questo giubilo?

    La gioia dell’amore è iniziata con l’innamoramento e il matrimonio, continuata con l’arrivo dei figli che sono stati per noi proprio un dono, e ora i figli dei figli. Di tutto questo siamo riconoscenti. Dopo tutti questi anni possiamo davvero dire, con mio marito, che per noi il matrimonio è stato ed è un “cammino dinamico di crescita e realizzazione”.

    Costruire un rapporto è come costruire una casa, sulla roccia o sulla sabbia. Oggi, che ci troviamo confrontati con la “cultura dello scarto e del provvisorio”, come si può fondare un rapporto su basi solide senza essere influenzati da ciò che si vede all’esterno?

    Sono convinta che l’”amore per sempre” risponda al desiderio profondo del cuore dell’uomo e della donna. Chi è innamorato non progetta certo che tale relazione possa essere solo per un periodo di tempo. Per perseverare in questa intuizione, è per noi stata fondamentale la compagnia di altre famiglie. Faccio un esempio: una colonia-vacanza, convivenza di famiglie e aperta all’accoglienza, iniziata quando eravamo giovani e che continua tuttora, che ha aiutato noi famiglie a vivere la quotidianità anche alla luce della fede.

    Il matrimonio è la tomba dell’amore, il matrimonio è la tomba della libertà. A dispetto di questi luoghi comuni, lei come vive e cerca la libertà all’interno del suo matrimonio (che oggi sembra esserne la tomba)?

    Personalmente mi sono sempre sentita molto libera nel mio matrimonio: trovo che nella coppia non si debba perdere la propria individualità, rinunciare ai propri interessi, impegni, lavoro…Naturalmente, in una famiglia di sette persone, occorre fare i conti con i bisogni e le aspettative di ognuno, ma credo che ciò sia stato educativo anche per i nostri figli. Nella famiglia tutti sono al servizio di tutti: non è più la donna a servizio dell’uomo, come non sono più le suore a servizio dei preti…

    Il Papa dice che bisogna ricordarsi che il matrimonio è un cammino e non un peso da sopportare tutta la vita… Come accade questo nella sua esperienza?

    Il matrimonio, ma la vita tutta, è un cammino: se penso che mi sono sposata a 22 anni, è ovvio che siamo maturati assieme, in seguito! Sicuramente sono una persona, al di là di tutti i limiti e i difetti, che è ora più completa che a 22 anni. Ad esempio, al momento del matrimonio non pensavo di avere tanti figli, poi l’esperienza della maternità è stata così bella (pur con le fatiche e le difficoltà) che ci ha fatto capire che sarebbe stato bello avere tanti figli.

    Nell’Amoris Laetitia si parla di una “famiglia da proteggere” da tutto ciò di ideologico viene dall’esterno: in che modo lei si occupa di proteggere la sua famiglia e i suoi cari da questo?

    Mi piace che il papa ricordi che la famiglia non deve pensare a sé stessa come un recinto chiamato a proteggersi dalla società: credo che invece di mettere in guardia dal negativo, dobbiamo promuovere il positivo, per essere liberi di fronte alle proposte del “mondo”, senza demonizzare niente. Non siamo “contro” ma “per" una famiglia come luogo di crescita e di bellezza per tutti.

    Nella sua quarta parte, l’Amoris Laetitia, presenta l’inno alla carità di San Paolo. È possibile oggi vivere intensamente questa carità? Se sì, come?

    Penso che la carità vada vissuta innanzitutto tra i membri della famiglia (a che serve impegnarsi per gli altri, trascurando il prossimo che ti vive accanto?) ma poi non può fermarsi lì. In particolare noi famiglie dobbiamo riscoprire il valore dell’ospitalità, che mi pare proprio nostro specifico.

    L’amore coniugale sia un amore fecondo, aperto alla vita, e anche quando non ci siano dei figli, si cerchi comunque di essere famiglia, di “rendere domestico il mondo”. Com’è possibile oggi vivere questo “essere fecondi”?

    Penso che dobbiamo mettere in discussione la famiglia-tipo presentata dalla società, con un figlio unico o al massimo due, e nello stesso tempo dobbiamo impegnarci perché la società tutta diventi più accogliente verso le famiglie e i bambini. Nel nostro paese c’è ancora molto da fare, sia in tema di conciliazione lavoro-famiglia, ma anche nella fiscalità (famiglie penalizzate rispetto ai concubini), nella politica dell’alloggio, eccetera. Rimango stupita poi dalla fecondità e dall’accoglienza di alcune famiglie senza figli che sono un vero esempio per noi tutti.

    Come la Pastorale familiare aiuta a vivere più intensamente la vostra vita?

    La pastorale famigliare dovrebbe aiutare noi famiglie a vivere con più pienezza la nostra vocazione. Mi piace che l’enciclica sottolinei l’importanza della preparazione dei sacerdoti: possibile che uno diventi sacerdote senza mai avere avuto una donna come insegnante? Mai una donna come amica, da pari a pari?

    Gli ultimi due punti centrali per quanto riguarda il discorso del Papa sono l’educazione dei figli e la misericordia verso chi ha una “vita faticosa”. Come si sposano questi due aspetti nella sua esperienza?

    Sull’educazione dei figli: ribadisco l’importanza che la famiglia non si isoli in una autoreferenzialità. Sempre, ma specialmente con l’adolescenza, i figli hanno bisogno di vedere che la famiglia è inserita in una comunità: nella nostra vita questo è stato ed è evidente.

    Misericordia verso chi ha una vita “faticosa”: sono abbastanza vecchia per ricordarmi dei tempi in cui, nelle nostre parrocchie e comunità, il Vangelo era a volte trasformato in “pietre morte da lanciare contro gli altri”, e sono contenta che invece ora il papa insista, oltre che sull’affermazione dell’ideale del matrimonio, anche sul compito di trasformare le situazioni difficili in una opportunità di cammino, senza escludere nessuno: tutti siamo in cammino.

    Mi toccano in particolare le storie di chi ha sposato un divorziato (magari in un momento di lontananza dalla chiesa), ora ha dei figli e solo adesso ha incontrato la fede. Come si può dire loro di rinunciare a questo matrimonio per vivere come fratello e sorella? Su queste situazioni, c’è da lavorare per capire la giusta strada.

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