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Leone XIV chiude il Concistoro: Dio desidera la pace, la violenza non avrà l'ultima parola

Si apre con un pensiero per il Venezuela, colpito dal violentissimo terremoto, e si conclude con un appello di pace dal sapore profetico (“La violenza non avrà l’ultima parola”) l’intervento con cui Papa Leone XIV conclude in Aula del Sinodo il Concistoro straordinario da lui convocato per i giorni 26 e 27 giugno con 178 cardinali – elettori e non – che, provenienti da tutto il mondo, hanno riflettuto, pregato, condiviso, discusso, lungo quattro sessioni. L’ultima, oggi pomeriggio, con un momento di dialogo libero con il Papa.

LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE DEL DISCORSO DI PAPA LEONE XIV

È dopo questo scambio - durato più del previsto – che Leone XIV prende parola per pronunciare le parole che suggellano i due giorni in Vaticano, seconda tappa di un percorso che proseguirà il prossimo anno: “Non ho ancora fissato la data: conto di comunicarvela verso la fine dell’anno. Questo Concistoro è stato un momento prezioso, ma non deve rimanere un appuntamento isolato”. Approfittando di questo importante momento di Chiesa la cui universalità è rappresentata dagli stessi partecipanti, il Papa chiede a tutti di raccogliersi in una preghiera corale per il Venezuela, messo in ginocchio dal sisma che, al momento, ha provocato oltre 920 morti e circa 50 mila dispersi.

Assicuriamo la nostra preghiera per le vittime, per le loro famiglie e per quanti soffrono le conseguenze di questa tragedia. Affidiamo al Signore anche tutti coloro che sono impegnati nei soccorsi e chiediamo che non venga meno la solidarietà della comunità internazionale verso quella cara Nazione

Dio desidera la pace

Il Papa ripercorre poi uno ad uno i temi emersi lungo le quattro sessioni, ribadendo gli spunti emersi, accogliendo le proposte avanzate, assicurando che la riflessione su alcine tematiche proseguirà in futuro e rilanciando, facendolo proprio, “l’appello unanime che è salito da questo Concistoro”, così da propagarlo ai vescovi, alle Chiese, a tutti i popoli della terra:

Dio desidera la pace per ogni nazione e per ogni popolo. Per questo non dobbiamo rassegnarci alla violenza. La violenza non avrà l’ultima parola. Dio continua ad aprire nella storia cammini di riconciliazione e di pace. Abbiamo la responsabilità di percorrerli con coraggio e di aiutare il mondo a riconoscerli

Lo sguardo sul mondo

Il Vescovo di Roma assicura che è stato per lui “motivo di consolazione e di speranza” vedere come porporati “provenienti da Chiese, culture e situazioni così diverse” siano riusciti ad “ascoltarsi reciprocamente e cercare insieme ciò che meglio serve il Vangelo”. In particolare dice di portare con sé “lo sguardo” con cui i cardinali hanno contemplato il mondo, raccontando “le sofferenze provocate dalle guerre, dalle violenze, dalle povertà e dalle tante ingiustizie che segnano la vita dei popoli”.

Dietro questi drammi avete riconosciuto una sofferenza ancora più profonda: la solitudine, la crisi delle relazioni, la perdita della speranza, la difficoltà di riconoscersi reciprocamente come fratelli e sorelle. È uno sguardo che non distoglie gli occhi dalle ferite del mondo, ma ne cerca le radici, riconoscendo, spesso nascoste dentro di esse, una rinnovata domanda di senso, di autenticità, di spiritualità e di comunità. Molti cercano oggi speranza e relazioni vere

Il bene della famiglia umana

Sulla stessa scia, Papa Leone si mostra soddisfatto per il fatto che sembra essere stata colta con chiarezza una delle intuizioni della Magnifica humanitas. Quella sulla guerra che “non è soltanto un conflitto tra Stati” ma “nasce molto prima, da una cultura della potenza che attraversa il nostro modo di pensare, di vivere le relazioni, di esercitare il potere, di usare l’economia, la tecnologia e perfino la religione”. La risposta è di “ricostruire una cultura della cooperazione e del dialogo, capace di dare nuova forza anche al multilateralismo”

I popoli imparino nuovamente a cercare insieme il bene comune dell’intera famiglia umana

La non-violenza che spezza odio e vendetta

In questo cammino, per il Papa, è “essenziale” il contributo dei laici impegnati nella vita pubblica, sostenuti dalla comunità ecclesiale “per vivere la carità politica”. Ed è importante anche il dialogo ecumenico e interreligioso, che “non attenua la nostra identità cristiana, ma la rende capace di servire insieme il bene comune e la pace”. Particolarmente prezioso, per Leone XIV, è poi il tema della risposta nonviolenta di fronte alle molteplici forme di violenza. La non-violenza “non consiste nella rinuncia al conflitto né in un atteggiamento passivo, ma nello scegliere di affrontarlo senza riprodurne la logica”.

Essa non rinuncia alla verità né tace il male, ma rifiuta di difenderla con la violenza e di trasformare l’altro in un nemico: comincia disarmando se stessi. Essa rivela così la logica della Pasqua, nella quale l’amore si manifesta più forte dell’odio e il perdono spezza la spirale della vendetta. È questa la forza del Crocifisso risorto: una forza che non distrugge il nemico, ma rende possibile ritrovare un fratello

In questa prospettiva, il Papa rilancia la richiesta avanzata da diversi gruppi di proseguire “l’approfondimento del tema della legittima difesa alla luce delle profonde trasformazioni intervenute nella natura dei conflitti contemporanei”. “Questa riflessione merita di essere ulteriormente sviluppata con il necessario rigore teologico e pastorale”, assicura Leone XIV.

Le sofferenze dei giovani 

Le sue parole scendono ancora più in profondità e arrivano a toccare il “cuore dell’uomo”. È lì che “si decide anche la pace”: “Prima di manifestarsi nella storia, la guerra nasce dentro di noi, quando il sospetto prende il posto della fiducia, la paura della speranza e l’altro viene percepito come una minaccia. Ma è nello stesso cuore che Cristo continua a incontrarci, a parlare e a convertirci”, sottolinea il Papa.

Da un cuore riconciliato possono nascere parole disarmate, relazioni nuove e una pace capace di raggiungere anche i popoli

Sul tema delle ferite umane, il Papa evidenzia come una delle più profonde si ritrovi tra i giovani, “nella sofferenza che talvolta li conduce fino alla disperazione, e a volte fino alla disperazione estrema del togliersi la vita”. “La loro ricerca di autenticità, di relazioni vere e di senso ci ricorda che il Vangelo continua a incontrare le attese più profonde del cuore umano”, annota il Papa, esortando ad ascoltare “con umiltà” le nuove generazioni e le loro famiglie.

La famiglia e l'incontro di ottobre su Amoris laetitia

Ecco, la famiglia. Altro tema fondamentale: “Là dove essa è sostenuta e accompagnata, cresce una scuola di relazioni, di solidarietà e di speranza”, chiosa il Papa. “Là dove è ferita o isolata, tutta la società ne porta le conseguenze”.  Ricorda a tal proposito che il prossimo ottobre si terrà l’incontro con i capi delle Chiese orientali e i presidenti delle Conferenze Episcopali per valutare i passi fatti dopo Amoris Laetita. Parteciperanno anche alcune famiglie che condividano le esperienze: “La loro presenza è essenziale”, dice Leone.

La dignità inviolabile di ogni persona

Tra i temi di particolare interesse emersi nel Concistoro, per il Pontefice c’è inoltre l’“insistenza sulla Dottrina sociale della Chiesa”, affinché “diventi sempre più patrimonio vivo delle nostre comunità, criterio ordinario di formazione delle coscienze e di discernimento pastorale”. Un’altra convergenza è quella sul bene comune, non semplice “obiettivo da perseguire” ma “realtà da riscoprire insieme”.

Viviamo un tempo nel quale diventa difficile perfino riconoscere ciò che è veramente bene per tutti. Per questo, radicata in Cristo, la Chiesa è chiamata a custodire luoghi di incontro, di ascolto e di dialogo nei quali possa maturare una rinnovata cultura del bene comune

Questo, sottolinea il Papa, esige “un paziente lavoro educativo, che aiuti a riconoscere la dignità inviolabile di ogni persona e la responsabilità che ci lega gli uni agli altri. In questo cammino, “i poveri non sono soltanto destinatari della nostra cura, ma protagonisti della speranza che Dio continua a suscitare nella storia”.

Attuare il Sinodo, non insieme di riunioni ma stile spirituale

Infine il Papa affida “ancora una volta” ai cardinali il cammino di attuazione del Sinodo, chiedendo di “accompagnarlo con convinzione nelle Chiese che servite, favorendone una comprensione autentica e incoraggiando tutti a prendervi parte”, nella consapevolezza che “la sinodalità non è un insieme di riunioni, né un metodo di lavoro. È uno stile spirituale. Nasce dall’incontro, cresce nell’ascolto e matura nel discernimento”.

La vera domanda non è quante conversazioni sapremo organizzare, ma quale qualità evangelica avranno i nostri incontri

Importanti, in tal senso, la testimonianza, la prossimità, la formazione delle coscienze e la costruzione di comunità fraterne e credibili. “Questa testimonianza nasce dall’incontro con Cristo, dalla sua Parola e dai sacramenti”, ribadisce il Papa. Su questo stesso “fondamento” possono portare frutto anche “le necessarie riforme delle strutture, delle istituzioni e dei processi”.

Il Concistoro, esperienza di comunione al servizio della missione

Un ultimo appunto, da parte di Leone XIV, proprio sullo stesso Concistoro, del quale i partecipanti stanno poco a poco riscoprendo il significato più autentico: “Non un parlamento, non un congresso nel quale prevalgono opinioni o interessi, ma un’esperienza di comunione al servizio della missione”.

Quello che impariamo a vivere in questi giorni non riguarda soltanto il Collegio Cardinalizio. È uno stile che siamo chiamati a promuovere in tutta la Chiesa, perché ogni battezzato, secondo la propria vocazione e responsabilità, partecipi alla costruzione della civiltà dell’amore e al servizio del bene comune

fonte: vaticannews

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