“Proprio questo non ci sarà mai tolto – scrive il Vescovo Valerio – la libertà di alzare gli occhi dalle nostre miserie per guardare Lui, abbassato fino a noi!”.
Quest’immagine mi commuove… quante volte pensiamo di essere soli, che Dio ci abbia abbandonato o semplicemente taccia e non riusciamo ad alzare lo sguardo per scoprirlo chinato su di noi.
Quante delusioni, quanti scandali, quante divisioni minano la fede dei credenti? Come se non bastasse non è che la società sia messa meglio: difficoltà finanziarie, mancanza o sovraccarico di lavoro, soprusi e violazione della dignità delle persone, lacerazioni nelle famiglie, violenza fisica e psicologica, isolamento e solitudine. La riflessione del Vescovo però non si sofferma su questi punti ma invita a rivolgersi alla terra della propria vita per verificare quali sono i sentimenti, le fragilità che ci abitano, perché proprio lì nasce la possibilità di rigenerazione. La nostra umanità infatti è il primo terreno che necessita di essere impregnato dalla Parola e dalla Grazia, occorre “leggere la Bibbia con la vita”. Ciò significa che la nostra esistenza può accogliere quel “bagliore di rivelazione” che dona speranza, proprio quando e proprio perché pensiamo che tutto sia finito. La crisi diventa occasione di “un ascolto e un’accoglienza vitale, “in terra”, di ciò che viene dal cielo”. Soltanto il dimorare in questa relazione vitale apre a orizzonti nuovi che fecondano le terre inaridite dei nostri cuori, delle nostre famiglie, delle parrocchie, della società e dei luoghi di vita. Il punto di partenza per un rinnovamento della Chiesa è ancora e sempre l’amore di Dio effuso nei cuori grazie al Suo abbassamento: “L’umiltà è il frutto misterioso dell’incontro tra il cielo e la terra in Gesù Cristo, Signore. È il vestito di Dio, con cui ci è stata rivelata la gloria del suo amore folle per noi, Sue creature”.