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Loggia di Raffaello, la SUPSI entra nel programma quinquennale del World Monuments Fund

La Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI) è tra i partner del programma quinquennale con cui il World Monuments Fund vuole tutelare l'eredità di Raffaello, dal Palazzo Apostolico alle Marche. Il contributo ticinese ha la forma di una scuola: il nuovo Master of Advanced Studies in Wall Paintings Conservation, che partirà dal Campus SUPSI di Mendrisio e porterà professionisti provenienti da paesi dove questa formazione non esiste a lavorare accanto alle équipe dei Musei Vaticani. L'iniziativa rientra in Legacy of Raphael: The Vatican and Beyond, resa possibile dal sostegno della Stephen A. Schwarzman Foundation.

Cinquecento anni e una prima volta

Il progetto è stato presentato lo scorso 24 giugno nella Galleria Lapidaria. Riguarda l'ala ovest della Seconda Loggia, al secondo piano del Palazzo Apostolico, affacciata sul cortile di San Damaso: le volte dipinte da Raffaello e dalla sua bottega attorno al 1519 con il ciclo di scene bibliche che la tradizione chiama Bibbia di Raffaello. È la prima conservazione complessiva in cinque secoli di storia. Oltre venti restauratori interverranno su circa 1.300 metri quadrati di superficie decorata, con una pulitura a secco scelta dopo l'esame delle superfici, per non intaccare le fragili tracce originali.

Da Mendrisio a Villa Imperiale

Accanto al cantiere vaticano il programma affianca la conservazione delle pitture murali di Villa Imperiale a Pesaro, eseguite da artisti che avevano lavorato a fianco di Raffaello nelle Logge. Lì la SUPSI è presente dal 2022, con il sostegno dei proprietari Alessandra e Guglielmo Castelbarco Albani, del Courtauld Institute of Art e della Fondazione Isabel und Balz Baechi. Quelle superfici, arrivate a noi con una storia conservativa complicata, diventeranno il caso studio pratico del master.

Il nucleo scientifico è l'Istituto materiali e costruzioni del Dipartimento ambiente costruzioni e design, che da oltre vent'anni lavora su materiali storici e metodologie di conservazione. «Come per tutto il patrimonio culturale immobile, la conservazione delle pitture murali richiede collaborazione interdisciplinare», spiega Francesca Piqué, responsabile del settore Conservazione e restauro della SUPSI: è legata tanto alla tenuta degli edifici quanto alla salvaguardia di pellicole pittoriche spesso già compromesse da interventi passati e da fattori climatici.

Dodici mesi in quattro tappe

Il percorso dura un anno e si articola in formazione teorica e pratica a Mendrisio, attività applicate a Villa Imperiale, un viaggio di studio che comprende il cantiere della Loggia in Vaticano e infine la tesi, che ogni studente dovrà svolgere su un caso di pittura murale del proprio paese d'origine. La partecipazione sarà finanziata dal WMF. Il metodo, sottolinea Piqué, resta applicabile anche agli intonaci in terra, che costituiscono la parte maggiore del patrimonio murale mondiale.

Bénédicte de Montlaur, presidente del World Monuments Fund, parla di una reale carenza di specialisti qualificati nel settore. È la ragione per cui, accanto ai ponteggi, si è deciso di aprire un'aula.

Restaurare e trasmettere

Colpisce che il capitolo formativo di un progetto nato attorno a Raffaello passi da Mendrisio e non da una capitale dell'arte. Dietro c'è una scelta precisa: conservare non significa soltanto salvare un luogo, ma assicurarsi che qualcuno sappia ancora farlo tra vent'anni. Per il Ticino è il riconoscimento di una competenza costruita in silenzio, cantiere dopo cantiere. Per la Chiesa, che di quel patrimonio è custode più che proprietaria, è la conferma che la Loggia non è un museo da contemplare, ma una casa da mantenere abitabile per chi verrà.

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