di Silvia Guggiari
Tre giorni in una cella di legno di 12 metri quadri, nello spazio in cui tra il IX e X secolo visse murata per 10 anni Santa Wiborada da San Gallo, la prima donna ufficialmente canonizzata dalla Chiesa cattolica nel 1047. A provare questa esperienza nel 2026 è stata Chiara Gerosa, giornalista di Chiese in diretta, che in quella cella ha provato a cercare il silenzio fuori e dentro di sé, a sperimentare la solitudine, ad abbandonarsi in una spiritualità piena, sull’esempio di Santa Wiborada.
La storia della Santa
Della Santa di San Gallo non ci sono rimasti molti documenti storici, tanto che risulta sconosciuta ai più e anche a qualche san gallese. Si racconta che già da piccola non voleva sposarsi. Quando incontrò l’allora vescovo di Costanza e gli confidò il desiderio di abbracciare uno stile di vita radicale e inclusivo, egli le rispose che avrebbe potuto anche entrare in convento. All'epoca c'erano 2 conventi femminili vicini a Zurigo e a Lindau, ma lei rifiutò. Aveva un carattere molto deciso, in un convento sarebbe stata suddita di una badessa, mentre in un matrimonio sarebbe stata subordinata a un uomo. Dopo qualche anno tornò dal vescovo di Costanza, che era anche abate del monastero di San Gallo e lui le disse che era necessario un periodo di prova. Per 4 anni visse in un eremo del monastero di san Gallo, St. Georg. Poiché si era abituata benissimo, a Pentecoste del 916, si decise che la vocazione era chiara e comprovata e Wiborada fu murata viva nella nuova cella. Ma la sua scelta non fu fuga dal mondo: attraverso una finestra riceveva cibo e incontrava le persone, offrendo consigli e sostegno spirituale, da un’altra finestra partecipava alla liturgia. Questa duplice apertura, verso il mondo e verso Dio, racchiude il significato più profondo della sua esperienza. Wiborada fu una presenza stabile per la città: mentre tutto cambiava, lei “era lì”, sempre. Tutti sapevano dove trovarla. Consigliera di abati, principi e delle persone più semplici, nel 925 predisse per l’anno seguente l’invasione degli Ungari che avrebbero distrutto e saccheggiato abbazia, biblioteca e ucciso tutti gli abitanti. Se all’inizio la sua premonizione venne presa in conto a fatica e con molte rimostranze, santa Wiborada trovò poi il necessario ascolto. Quell’ascolto che nel 926 permise di salvare biblioteca e abitanti che erano stati messi in salvo appena in tempo. Santa Wiborada invece rifiutò di lasciare la sua cella. Gli Ungari entrarono dal tetto credendo di trovare il tesoro e la uccisero. La sua morte, il 2 maggio, è ancora oggi commemorata.
Al di fuori del mondo
Per conoscere meglio la figura di questa santa, da qualche anno le chiese cattolica e riformata hanno avviato un progetto molto particolare: hanno ricostruito la cella dentro cui Wiborada ha vissuto per 10 anni ed è possibile viverci per qualche giorno. Chiara Gerosa ha sperimentato questa esperienza: giornalista di professione ha lasciato le notizie fuori da quei 12 metri quadri per fare esperienza di silenzio, di sé, di Dio. Il suo ingresso nella cella coincide con lo spegnimento del cellulare. Dentro quel dispositivo c’è un mondo, i contatti, i social, le notizie: separarsene per qualche giorno significa allontanare la tentazione di cercarlo con lo sguardo, con la mano, e avere la possibilità di fare realmente silenzio, affrontando sé stessi, le domande che spesso si evita di affrontare, e fare il punto su dove ci troviamo del percorso della vita. “Mi sono chiesta di che cosa abbiamo paura nel restare soli con noi stessi – confida Chiara - Se è la possibilità di guardare non solo le nostre luci, ma anche le nostre ombre, perché ovviamente dopo due, tre, quattro giorni, le ombre emergono. Si guarda fino in fondo chi si è, perché si è qui, quali sono le nostre gioie, i nostri successi, però anche le nostre fatiche, le nostre sofferenze, e appunto, quelle zone d'ombra che non vogliamo guardare. E questo forse è il punto più difficile: fermarsi davvero”.
In quella cella emergono tutti “i buchi della nostra vita”, le domande scomode, sembra un tempo fermo, quasi “perso” senza far nulla, sembra impossibile allontanarsi dalle faccende concrete che attendono impazienti al di fuori di quelle mura, ma Wiborada ci insegna che si può essere sia Marta che Maria: “era rinchiusa, era devota, guardava le sue ombre. Però era anche capace di combattere, perché se pensiamo a come ha scelto, da giovane, di entrare in questa cella, di farsi rinchiudere, e con quale tenacia l'ha fatto, e poi, come con la stessa tenacia ha tenuto testa a tanti che non volevano, in primis la sua famiglia che non voleva entrasse, ma poi anche quando una volta che era entrata nella cella, ha ascoltato tantissime persone e ha convinto il vescovo a spostare abitanti, tesoro e biblioteca di San Gallo, sull'isola di Reichenau per fuggire dagli ungheresi che sarebbero arrivati a mettere a fiamme e fuoco la città”.
Durante i tre giorni di “reclusione”, Chiara ha lasciato il mondo esteriore per ritrovare quello interiore: “Ho provato a capire che cosa accade quando ci si ferma davvero. E la scoperta è semplice, ma anche preziosa. Quando il rumore si spegne, il cuore ricomincia a dire la verità. Non servono visioni né grandi segni, a volte basta restare lì, fermi, e lasciare che ciò che è importante riaffiori. La pace non arriva come un fulmine, ma arriva piano. Arriva quando ci concediamo lo spazio per ascoltare ciò che spesso ignoriamo. Certo, forse non tutti possono vivere un ritiro in una cella come questa di Wiborada, ma ognuno può trovare, anche solo per qualche minuto al giorno, un piccolo angolo di silenzio dove far respirare l'anima”.
Wiborada è qui
Dal 2021, è attivo il progetto che offre la possibilità di rimanere per un’intera settimana nella cella ricostruita accanto alla chiesa di San Mangen, divisi tra le due finestre e la propria interiorità in una forma contemporanea di ritiro che unisce silenzio e incontro. Nel 2026, in occasione dei 1100 anni della morte, è stato avviato il progetto Wiborada ist da, “Wiborada è qui”: “Vogliamo che ogni giorno ci sia qualcuno nella cella, semplicemente presente, così che si sappia tramite il sito web chi c’è e chiunque possa passare a trovarlo”, dicono gli organizzatori. Inoltre, il 2 maggio, giorno della morte di Wiborada, ci sarà una grande festa intorno alla chiesa riformata di san Mangen. Info su: Wiborada | 1100 Jahre Erinnerung
A Santa Wiborada è dedicata la puntata di “Chiese in diretta” di domenica 5 aprile (RSI Rete UNO).