Il Premio Nobel per la pace 2026 è stato assegnato a Navanethem “Navi” Pillay, 85 anni, giurista sudafricana, giudice della Corte penale internazionale e Alta Commissaria delle Nazioni Unite per i Diritti Umani dal 2008 al 2014. L’annuncio è arrivato nella mattinata di oggi, venerdì 9 ottobre, dal Comitato norvegese per il Nobel di Oslo.
Nata nel 1941 a Durban, in Sudafrica, da una famiglia di origine tamil, Pillay durante l’apartheid ha iniziato la carriera come avvocato, impegnandosi contro la discriminazione razziale e difendendo Nelson Mandela e altri oppositori del regime. È stata la prima donna non-bianca a entrare nell’Alta corte del Sudafrica ed è stata magistrato presso la Corte penale internazionale, oltre che presidente del Tribunale penale internazionale per il Ruanda.
Nel 2015 è entrata nella Commissione internazionale contro la pena di morte e, più recentemente, ha presieduto la Commissione indipendente d’inchiesta dell’Onu sui Territori palestinesi occupati, compresa Gerusalemme Est, e su Israele. Come presidente di tale commissione Pillay, in un comunicato diffuso il 16 settembre 2025 dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (Ohchr), aveva presentato le conclusioni di un rapporto, secondo cui le autorità israeliane avevano commesso atti di genocidio contro la popolazione palestinese di Gaza.
Ancora impegnata nella difesa dei diritti umani
“Tutti continuano a chiedermi: quando ti fermerai?” ha detto la vincitrice del premio Nobel per la Pace 2026, in una breve dichiarazione dalla città di Norimberga, diffusa in un video su X dalla segretaria generale di Amnesty International, Agnes Callamard. Pillay ha ricordato, infatti, di essere ancora impegnata nella giustizia internazionale: “Attualmente sono ancora coinvolta come giudice ad hoc nel procedimento avviato dal Gambia contro il Myanmar”, ha spiegato, riferendosi al caso davanti alla Corte internazionale di giustizia relativo alle accuse di genocidio contro la minoranza rohingya.
Costante adesione ai principi della giustizia
“Il Premio Nobel per la Pace per il 2026 va a una persona che con coraggio eccezionale e integrità ha aperto la strada verso un ordine giuridico globale più completo. Il vincitore di quest’anno ha svolto un ruolo fondamentale nel garantire che crimini di guerra, contro l'umanità e il genocidio vengano perseguiti”. Queste le parole della lunga motivazione dell'assegnazione del Premio a Navanethem “Navi” Pillay. “Nel corso della sua carriera — si evidenzia ancora nelle motivazioni — Pillay ha mantenuto una ferma bussola morale e una costante adesione ai principi fondamentali della giustizia, contribuendo a rafforzare il ruolo e l'efficacia del diritto internazionale”.
Un messaggio rivolto a chi mina il sistema internazionale
In una conferenza stampa dopo l'annuncio, il presidente del Comitato norvegese per il Nobel, Jorgen Watne Frydnes, ha spiegato che il Premio per la Pace assegnato a Navi Pillay è “un messaggio rivolto a coloro che attaccano e minano il sistema internazionale e le sue istituzioni”. Ai giornalisti che gli hanno chiesto ripetutamente perché il riconoscimento sia stato assegnato a una singola persona anziché a un tribunale internazionale o a un altro organismo, Frydnes ha ribadito che Pillay è stata “in prima linea nello sviluppo del diritto internazionale per decenni, fino a oggi”, e che è la vincitrice ideale.
Un impegno più che mai attuale, come ha confermato ai giornalisti a Ginevra Shabia Mantoo, portavoce dell'ufficio Onu per i diritti umani: “È una notizia straordinaria; abbiamo bisogno di maggiore dedizione e impegno per i diritti umani”. “In un mondo che ha bisogno di giustizia più che mai” — ha commentato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen — “il suo coraggio e la sua chiarezza morale sono una preziosa bussola”.
Fonte: Vatican News