Consenso Cookie

Questo sito utilizza servizi di terze parti che richiedono il tuo consenso. Scopri di più

Vai al contenuto
no_image

Sigrid Undset, una vita da romanzo, dalla letteratura alla fede cattolica

Il giorno di Ognissanti del 1924, nella piccola cappella di San Torfinn a Hamar, sulle rive di un lago norvegese, alla presenza di pochi amici intimi, la scrittrice Sigrid Undset si convertì al cattolicesimo. Nonostante la sua discrezione, il suo gesto suscitò scalpore nel paese.

A 43 anni, al momento della sua conversione al cattolicesimo, Sigrid Undset è già una delle più grandi scrittrici di Norvegia, nota in particolare per la sua grandiosa trilogia medievale Christine Lavransdatter. Nel 1928 riceverà il Premio Nobel per la Letteratura.

Nelle parole di Paul Selmer, protagonista del suo romanzo Il roveto ardente, Sigrid lascia intravedere i propri sentimenti: «Paul si inginocchiò, si nascose il volto tra le mani e fece uno sforzo disperato per raccogliere le idee. Sono stanco, stanco, stanco, Signore, di tutti questi giri che io stesso ho cercato. E ora sono venuto qui per pregarti di aprirmi - di aprirti Tu stesso a me. Ma vide anche che ciò che percepiva nella sua anima non era che un riflesso - come in uno specchio minuscolo e ruvido - della realtà. In realtà, era Dio che lo aveva inseguito, che ne aveva ritrovato le tracce e lo aveva scacciato di rifugio in rifugio. Era Dio a cui non poteva più sfuggire.»

Nel 1928, «Le Pèlerin» dedica la sua copertina al Premio Nobel per la Letteratura assegnato a Sigrid Undset
Nel 1928, «Le Pèlerin» dedica la sua copertina al Premio Nobel per la Letteratura assegnato a Sigrid Undset © dominio pubblico

Una sete d'assoluto

A dire il vero, per i suoi lettori la conversione di Sigrid Undset non fu così sorprendente. Da anni aveva scoperto che la religione cristiana era la grande molla civilizzatrice della cultura occidentale. La sua ricerca spirituale era rivolta verso l'assoluto, e non semplicemente verso un riflesso dei sogni e dei desideri soggettivi degli uomini, ricordava Lars Roar Langslet, ex ministro norvegese della cultura.

Nel 'rinnegare' la Chiesa di Stato luterana, di cui aborrisce il conformismo borghese, per unirsi all'infima minoranza cattolica, sa di dover affrontare solidi pregiudizi e un'ostilità marcata. Vi risponderà con una penna tagliente, più spesso intinta nel vetriolo che nell'acqua benedetta.

Un'ironia pungente

Di natura riservata, Sigrid detestava l'esibizionismo psicologico praticato da tanti scrittori. Ma allo stesso tempo, la concezione liberale che fa della religione un fatto privato le era del tutto estranea. Per lei la vita era una lotta senza tregua tra Cristo e i suoi nemici, in cui nessuno può restare fuori dalla mischia. Era sempre pronta a difendere la propria fede. E i primi anni dopo la conversione furono ricchi di provocazioni, a cui non si stancava mai di rispondere. Le sue armi erano taglienti, la sua ironia spesso pungente.

Nel 1921 Sigrid Undset si trasferisce nella tenuta di Lillehammer
Nel 1921 Sigrid Undset si trasferisce nella tenuta di Lillehammer © dominio pubblico

Così il punto di vista protestante, che fa della lettura della Bibbia l'unica via certa di salvezza, non le diceva granché. «Il nostro Signore doveva ben sapere quello che faceva, quando affidò il suo vangelo a dodici apostoli, la maggior parte dei quali non intraprese mai la carriera letteraria - se fosse venuto al mondo principalmente per pubblicare un libro, avrebbe piuttosto assunto dodici stenografi e fatto inventare seduta stante la fabbricazione della carta e la stampa.»

Ciò che rimprovera soprattutto alle Chiese luterane è la loro alleanza disonorevole con le autorità temporali. Le Chiese nate dalla Riforma, «hanno accettato una posizione intermedia, a metà tra la protetta e la dama di compagnia del potere secolare». «Le Chiese di Stato, in generale, sono sempre riuscite a marciare al passo con la morale borghese espressa dalle leggi.»

«Se avessi conosciuto i dogmi della Chiesa cattolica relativi al magistero soprannaturale e ai sacramenti che legano e sciolgono i grandi e i piccoli, gli analfabeti e gli eruditi, i somari e coloro che sono dotati di tutti i doni dell'intelligenza, non credo davvero che avrei gettato la Bibbia come un'anticaglia di cui non avevo alcun bisogno», scrive.

La premio Nobel per la Letteratura al suo tavolo di lavoro
La premio Nobel per la Letteratura al suo tavolo di lavoro © dominio pubblico

Propaganda cattolica contro un altro Premio Nobel

Propaganda cattolica: questo era il titolo provocatorio che diede a uno scritto del 1927, in cui approfondiva questi punti di vista. Si trattava essenzialmente di una replica all'attacco dell'arcivescovo svedese Nathan Söderblom, figura di primo piano nel movimento ecumenico tra le due guerre, che riceverà il Premio Nobel per la pace nel 1930.

Sigrid si considerava «una pellegrina dell'assoluto». Non poteva accontentarsi di meno. Per questo reagiva così violentemente contro l'individualismo borghese. Le sue regole di vita erano ai suoi occhi segnate dal relativismo, dalla mancanza di rispetto verso l'assoluto a cui l'uomo, per vocazione, deve aspirare.

Nei suoi romanzi, come nella sua vita personale, l'amore crea doveri — tanto nella sofferenza quanto nel piacere. La sua essenza è quella di donarsi sempre completamente, in una fedeltà senza riserve. Così l'espressione più alta dell'amore sarà il sacrificio. L'intera opera di Sigrid Undset può essere interpretata come un commento su ciò che la fedeltà significa attraverso i destini umani.

In cammino verso la beatificazione?

L'8 luglio 2026, in occasione del pellegrinaggio annuale sull'isola di Selja, culla del cristianesimo norvegese, mons. Fredrik Hansen, vescovo di Oslo, ha annunciato di avviare le procedure preliminari all'apertura della causa di beatificazione di Sigrid Undset.

Per mons. Hansen, la sua immensa fama letteraria non deve far dimenticare l'essenziale. Prima di avviare la procedura, il vescovo spiega di aver studiato la sua vita e constatato l'esistenza di una vera fama di santità. Sottolinea in particolare la sua fedeltà al cattolicesimo in un'epoca travagliata, il suo impegno verso i più poveri, la sua difesa della vita e la profondità spirituale dei suoi scritti, che hanno nutrito la fede di molti cattolici ben oltre i confini della Norvegia.

Una vita da romanzo

La biografia di Sigrid Undset è essa stessa un romanzo: figlia di un brillante archeologo norvegese, perde il padre a undici anni, deve interrompere gli studi e prendere un impiego d'ufficio a 17 anni. A 23 anni sottopone il suo primo romanzo a un editore. Di fronte al rifiuto, scrive un altro romanzo, che le apre la strada del successo e le vale una borsa di viaggio che la conduce per nove mesi a Roma.

Sigrid Undset conosce il successo già con il suo secondo romanzo
Sigrid Undset conosce il successo già con il suo secondo romanzo © dominio pubblico

Qui incontra il pittore Anders Castus Svarstad, di tredici anni più grande, sposato e padre di tre figli. Dopo Roma, gli amanti si stabiliscono a Parigi, poi Londra e infine Anversa. Nel 1912, non appena Svarstad divorzia, si sposano e hanno un primo figlio. La nascita di un secondo figlio, una figlia disabile (che morirà nel 1939), segna l'allontanamento del marito. Si separano definitivamente nel luglio 1919, un mese prima della nascita del loro terzo figlio.

Tornata in Norvegia, si stabilisce con la famiglia nel 1921 a Lillehammer e riceve una pensione da scrittrice dallo Stato norvegese. Compie numerosi viaggi in Europa: Italia, Francia, Belgio, Inghilterra, Scozia...

Dopo la sua conversione, entra nel 1927 nel Terz'Ordine domenicano. Vincitrice del Premio Nobel per la Letteratura nel 1928, distribuì il denaro a opere di carità.

Resistente di fronte al nazismo

La Seconda guerra mondiale piega ancora una volta il suo destino. Già dal 1931 vede i pericoli del nazismo e li denuncia. Dopo l'occupazione tedesca della Norvegia nel 1940, deve esiliarsi: prima in Svezia, poi negli Stati Uniti, attraversando tutta l'URSS e il Giappone. Dagli Stati Uniti anima con i suoi scritti il movimento della Resistenza norvegese, in seno al quale morirà uno dei suoi figli. Muore nella sua proprietà di Lillehammer il 10 giugno 1949.

La sua casa fu acquistata dalla città di Lillehammer, che ne fece un museo. L'inginocchiatoio nella camera da letto è rivolto verso immagini di Francesco d'Assisi e Caterina da Siena, di cui aveva scritto una biografia.

Fonte: cath.ch/mp/traduzione catt.ch

Chi era colui che chiamavano Dio?

Nel suo libro autobiografico Undici anni Sigrid Undset racconta la casa della sua infanzia: «Lì imparò a conoscere solo una sorta di gamma di sentimenti più o meno intimamente legati a qualcosa di misterioso che veniva chiamato Dio.» Chi era colui che veniva chiamato Dio? Solo molti anni dopo la domanda sembra essere diventata per lei davvero vitale. Ma le molteplici impressioni che le facevano il modo in cui persone diverse si rappresentavano Dio segnavano lo spirito della ragazza: «... si depositavano come un sedimento nel suo subconscio. Aveva capito che il Dio del nonno era potente. Si mostrava duro come il destino cieco a cui si credeva al tempo delle saghe... Il Dio della nonna era dolce e gentile e la consolava sempre. Il Dio di papà era uno Spirito invisibile che gli uomini sentivano dentro e intorno a sé, e fino alla fine del mondo gli uomini non avrebbero mai potuto esprimere chiaramente ciò che percepivano di Dio. Ciò che in fondo pensasse mamma di Dio, lei non lo sapeva.»

News correlate

News più lette