Cinquemila persone, il sole ormai basso sulla piazza inferiore della Basilica di San Francesco e, uno accanto all’altro, cristiani, musulmani, ebrei, buddhisti, induisti, shintoisti, zoroastriani. Così si è chiuso martedì 27 ottobre ad Assisi l’Incontro internazionale «Pace disarmata e disarmante», promosso dalla Comunità di Sant’Egidio quarant’anni esatti dopo la Giornata di preghiera convocata da Giovanni Paolo II. Tre giorni di forum, poi la preghiera di ciascuna tradizione in luoghi distinti e l’appello finale. Leone XIV non c’era: la visita era stata annullata il 23 ottobre per rispettare la sua convalescenza. Ha mandato un videomessaggio, con un cuore di quattro parole: «Solo la pace è santa».
27/10/2026
Leone XIV: solo la pace è santa. Ricostruirla ovunque, non preparare altre guerre
Il Papa invia un videomessaggio ai leader religiosi presenti all’appuntamento di Sant’Egidio ad Assisi nel 40° anniversario dalla Giornata di preghiera per la pace voluta da Giovanni Paolo II, e ribadisce che nessuna guerra può mai essere giustificata o combattuta nel nome di Dio.
Zuppi: «La pace è possibile»
Nella Basilica inferiore, dove pregavano i cristiani, il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, ha descritto un mondo «minaccioso, incerto, imprevedibile», in cui «la violenza ritorna di moda e si vuole rivestire perfino della giustificazione della giustizia». La pace non è «un narcotico per dimenticare». Ha un prezzo, e va pagato. «La pace è possibile, ne va della dignità umana imparare a vivere senza odiare e senza uccidere».
Bartolomeo I: prima le nostre mani
Il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I ha posto ai cristiani una domanda scomoda: «A cosa ci siamo abituati, per accettare tutto questo?». La sua risposta parte da sé: «Per disarmare le mani dell’altro dobbiamo anzitutto accettare di disarmare le nostre». Nessuna resa, ha precisato. «Non è buonismo, né debolezza». Piuttosto, «diventare artigiani di pace oggi significa sporcarci le mani».
Da Hiroshima al 1986
Koko Kondo aveva otto mesi quando la bomba atomica cadde su Hiroshima. Figlia del pastore metodista Kiyoshi Tanimoto, ha parlato ai ragazzi: «Dove noi adulti abbiamo fallito, vi prego, non arrendetevi». Il venerabile Touch Sarith, monaco buddista cambogiano legato alla pagoda khmer di Bagneux, in Francia, ad Assisi c’era già nel 1986. Aveva 33 anni. Di quella giornata ricorda il freddo pungente e il calore tra i partecipanti. Oggi spera che lo spirito di Assisi si diffonda «finché ogni forma di guerra distruttiva sia definitivamente sradicata».
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L’appello nelle mani dei bambini
Un momento di silenzio per le vittime, poi Amazing Grace eseguita dalla giovane Frida Bollani Magoni. L’appello è passato da una ragazza di Sant’Egidio a un gruppo di bambini. Chiede di trasformare «le armi e le spese per gli armamenti in acqua, cibo, scuola, lavoro» e si riassume in un grido: «Basta con le guerre! Basta con la cultura della guerra, scegliamo la creatività del dialogo e l’audacia della pace». Poco prima Marco Impagliazzo, presidente della Comunità, aveva riassunto ciò che quarant’anni di incontri hanno insegnato: «l’amicizia è una forza molto più potente di quanto si creda».
Qualcosa, intanto, partirà proprio dall’Umbria. Il vescovo di Assisi, monsignor Felice Accrocca, ha annunciato campi di volontariato e preghiera per giovani di popoli oggi divisi dalla guerra: israeliani e palestinesi, russi e ucraini. «[...] una nuova umanità è possibile!», ha detto. Il prossimo incontro di Sant’Egidio è già fissato a Genova, dal 26 al 28 settembre 2027.
fonte: agenzie/catt.ch