Forse ha tremato persino il vulcano, che si staglia imponente all'orizzonte di Malabo. L'accoglienza riservata dalla Guinea Equatoriale a Leone XIV non lascia spazio a descrizioni sobrie: è un turbinio di fang e bubu, di turbanti e abiti in paglia, di bandiere e tamburi che ritmano un'ola interminabile di gioia. Siamo al 21 aprile, ore 11.30 locali. L'aereo Ita Airways atterra sull'isola di Bioko, sulla costa settentrionale del piccolo Paese dell'Africa centrale. Il Papa – partito da Luanda all'alba – è alla quarta e ultima tappa di un viaggio apostolico iniziato il 13 aprile che lo ha portato attraverso il Camerun, l'Angola e ora, infine, qui. Dieci giorni intensi, densi di incontri, discorsi e simboli. Un'Africa che cambia, che soffre e che spera. E che oggi, nella sua veste più colorata, grida: "Papa León, Papa León!".
Un mosaico di popoli ad attendere il Successore di Pietro
Dal finestrino della papamobile scoperta, Leone XIV girava lo sguardo da una parte all'altra della strada che dall'aeroporto internazionale conduce al palazzo presidenziale. Due ali di folla variopinta, perfetto mosaico delle tradizioni e culture guineane, accompagnavano ogni metro del percorso con canti e balli – specie le donne che sollevavano in aria i loro neonati ricciolini nella speranza di una benedizione. Una banda musicale in uniforme bianca eseguiva marce vivaci e una versione assai più ritmica dell'inno vaticano; gruppi di giovani con cappellini gialli agitavano le bandiere dei due Paesi.
La Guinea Equatoriale, prima di tutto, voleva dimostrare di non essere da meno dei vicini camerunensi e angolani nell'affetto al Papa. Ci è riuscita pienamente. Le strade di Malabo – centro amministrativo ed economico del Paese, dove si intrecciano architettura coloniale spagnola, influenze africane e moderne infrastrutture – si sono trasformate in un palcoscenico di gioia popolare irresistibile.
Un Paese dai profondi contrasti
Eppure, dietro la festa, c'è una realtà ben più complessa. La Guinea Equatoriale è l'unico Paese africano di lingua spagnola, eredità del legame storico con Madrid. Dalla scoperta di consistenti giacimenti petroliferi, la sua macroeconomia è cresciuta vertiginosamente. Ma quella ricchezza non è mai arrivata alla gente. Gli abitanti stessi parlano di una "maledizione delle risorse": un'economia quasi interamente dipendente dal settore estrattivo, vulnerabile alle oscillazioni del mercato globale e incapace di tradursi in benessere diffuso. Il risultato? Il 50% della popolazione vive in povertà assoluta. È in questa cornice che il grido della folla – "Papa León!" – assume un peso diverso. Non è solo entusiasmo religioso. È la voce di chi chiede attenzione, aiuto, speranza.
Il discorso alle autorità: parole che non lasciano scampo
Giunto al Palazzo Presidenziale, Leone XIV ha incontrato il capo di Stato, Teodoro Obiang Nguema Mbasogo – al potere dal 1979, il leader africano in carica da più tempo tra i capi di Stato di Paesi non monarchici – con la consorte Constancia Mangue. Dopo la visita di cortesia e lo scambio di doni, il Papa ha preso la parola davanti alle autorità politiche e religiose, agli imprenditori e ai rappresentanti della società civile.
Il discorso, pronunciato in spagnolo, è stato netto, senza eufemismi. Leone XIV ha messo in guardia dall'"ingiusta ricchezza" e dall'"illusione del dominio", denunciando il divario "drammatico" tra una "piccola minoranza" e la "stragrande maggioranza". Ha ripreso con forza le parole di Papa Francesco – ricordato in questo giorno che segna il primo anniversario della sua morte – citando l'espressione divenuta celebre: "Questa economia uccide."
Non si è fermato all'analisi. Ha indicato cause precise: "La proliferazione dei conflitti armati ha tra i suoi principali moventi la colonizzazione di giacimenti petroliferi e minerari, senza riguardo al diritto internazionale e all'autodeterminazione dei popoli." E ha lanciato un avvertimento globale: "Senza un cambio di passo nell'assunzione di responsabilità politica e senza rispetto delle istituzioni e degli accordi internazionali, il destino dell'umanità rischia di venire tragicamente compromesso."
Sul ruolo della tecnologia, le sue parole hanno sfidato apertamente il senso comune: "Le stesse nuove tecnologie appaiono concepite e utilizzate primariamente a scopi bellici, in cornici di significato che non lasciano intendere una crescita di opportunità per tutti."
Mai il nome di Dio per giustificare la morte
In un Paese dove il 90% della popolazione si dichiara cattolica, Leone XIV ha voluto affrontare anche una deriva che definisce "perversa": l'uso strumentale della fede per fini distruttivi. Con voce ferma ha dichiarato: "Il suo Nome santo non può essere profanato dalla volontà di dominio, dalla prepotenza e dalla discriminazione: soprattutto, mai dev'essere invocato per giustificare scelte e azioni di morte." Un richiamo universale che, partendo dall'equatore, vuole arrivare a ogni latitudine.
Il ricordo di Francesco, un anno dopo
Nel volo da Luanda a Malabo, Leone XIV non ha dimenticato la data. Il 21 aprile 2025 Papa Francesco lasciava questo mondo. "Ha donato tanto alla Chiesa con la sua vita, la sua testimonianza, la sua parola e i suoi gesti", ha detto il Pontefice ai giornalisti al seguito. "Preghiamo che stia godendo della misericordia del Signore." Un pensiero sobrio e affettuoso, nel quale ha ricordato in particolare il messaggio della fraternità universale e quello della misericordia: due pilastri bergogliani che Leone XIV sembra determinato a custodire e portare avanti.
Un finale scritto sul Libro d'Onore
Prima di congedarsi dalla sala del Palazzo Presidenziale, il Papa ha lasciato un messaggio sul Libro d'Onore della Guinea Equatoriale. Poche righe che sintetizzano un auspicio e una promessa: "Che la luce del Vangelo, giunta 170 anni fa in Guinea Equatoriale, guidi sempre il cammino del suo popolo nella giustizia e nella pace."
Questo 21 aprile a Malabo è molto più di una tappa diplomatica. È il culmine simbolico di un pellegrinaggio africano che ha attraversato realtà diverse ma unite da un comune bisogno: essere viste, ascoltate, accompagnate. Leone XIV porta con sé un messaggio che non si accontenta di confortare: sfida, denuncia, propone. Alla Guinea Equatoriale – terra di contrasti strazianti, dove la messa cantata convive con la povertà e il petrolio non porta pane – il Papa non ha portato soluzioni preconfezionate. Ha portato qualcosa di più raro: la voce di chi non ha paura di chiamare le cose con il loro nome.
fonte: agenzie/catt.ch