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Restare umani nell'era dell'IA: il messaggio di Leone per essere veri comunicatori oggi

Un’alleanza virtuosa e saggia tra uomo e tecnologia digitale capace di aiutarci a “restare umani”. È questo il cuore del messaggio del Papa per la Giornata delle comunicazioni sociali, celebrata in Svizzera come “Domenica dei media” il 16 e 17 maggio.

Con il titolo “Custodire voci e volti umani”, il testo di papa Prevost propone una comunicazione che mette la persona al centro. Il volto, che richiama l’alterità, e la voce, che apre alla relazione, sono i segni distintivi dell’umano; custodirli significa, scrive il Papa, “custodire il sigillo di Dio”.

Difendere e promuovere l’unicità della persona è compito non solo degli operatori della comunicazione, ma anche di chi progetta e sviluppa le nuove tecnologie digitali e i sistemi di intelligenza artificiale. Il Messaggio scritto per questa giornata arriva alla vigilia dell’attesa enciclica di Leone dedicata a questi temi. In esso si invita dunque a guardare prima di tutto le sfide antropologiche dell'Intelligenza Artificiale (IA) e non soltanto tecnologiche.

Per questo è necessario cogliere le opportunità offerte dall’innovazione senza perdere la capacità critica di riconoscerne i rischi. Papa Leone elenca allora alcune zone d'ombra come algoritmi e social media che favoriscono emozioni rapide e polarizzazione, indebolendo ascolto, riflessione e coesione sociale.

Custodire il genio creativo umano

Diventa quindi fondamentale custodire il genio creativo umano, oggi sempre più esposto al rischio di essere eroso dall’IA. Un altro pericolo – segnala Leone - è la crescente antropomorfizzazione dei sistemi digitali, capaci di imitare emozioni e simulare relazioni. Le chatbot dialogiche, osserva il Papa, quando diventano “eccessivamente affettuose”, possono trasformarsi in “architetti nascosti dei nostri stati emotivi”, invadendo la sfera più intima delle persone. Il Pontefice indica pertanto la necessità di un percorso fondato su responsabilità, cooperazione e educazione per sapere usare bene le IA, in modo
etico e nel confronto aperto con altri. La vera sfida non è rifiutare l’IA, ma costruire un’alleanza virtuosa tra uomo e tecnologia che aiuti l’umanità a restare umana custodendo, fronte l'avvento nella vita di tutti di queste importanti tecnologie, il pensiero critico, le relazioni autentiche e il valore unico di ogni persona.

Insomma, con altre parole usate dal Papa giovedì all’Università La Sapienza di Roma: “Noi siamo un desiderio, non un algoritmo!”

CV

Qui i sussidi predisposti dai vescovi svizzeri per la Giornata delle comunicazioni sociali e la possibilità di prendere parte al concorso Buone Notizie (red)

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