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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (28 gennaio 2026)
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  • «Ruminatio sinodale»: Qualcosa laggiù nella pancia

    A volte, se non proprio spesso, non è sufficiente limitarsi al solo ascoltare una persona mentre ci sta rivolgendo le sue parole, talvolta la cascata impetuosa del suo discorso. Nell’ascolto c’è qualcosa di molto più profondo, di molto più coinvolgente che non può ridursi al semplice sentire e registrare i suoni delle parole in transito, la musicalità delle frasi che ci vengono rivolte, i bassi e gli acuti di domande e di risposte che alla fine non ci lasciano mai indifferenti. La polvere delle parole resta in noi.

    Se il dialogo è fatto di ascolto, e quindi di orecchie che accolgono il suono dei pensieri e dei vissuti degli altri, così come di racconti, e di suoni verbali che escono e partono oltre noi stessi, insieme all’incrocio degli occhi e alla postura del proprio corpo, c’è un passaggio delicatissimo nell’entrare e nell’uscire delle parole, che ci aiuta a comprendere dove si trova il nostro io in quel preciso istante. Dialogare è anche l’arte dello stare lì, presenti e attenti, di fronte a un’altra persona, a volte sospesi tra scontato e imprevisti, ma sempre con la consapevolezza del proprio vissuto personale, nello sforzo di leggere se stessi e le parole degli altri, compagni di discorsi, immensi e, nella reciproca profondità esistenziale, a volte anche irraggiungibili.

    Leggere le parole degli altri, solcare le onde e guadare i flussi dei loro pensieri, è l’unico modo possibile per dare voce e ascoltare le emozioni profonde, vive e pulsanti dentro di noi. Dialogare con un’altra persona, nella sincerità del proprio esistere, è accettare di coinvolgere ogni aspetto di noi stessi, fino giù nella pancia, cioè nella parte emotiva di noi stessi, alla ricerca delle radici delle emozioni che ci vibrano dentro. È scoprire e raccontare a noi stessi chi siamo veramente.

    E tutto diventa occasione per non smettere di crescere interiormente, come persone aperte alla bellezza dell’umano, nella propria scelta di incontrare e di rimanere ogni volta accanto alle altre persone come a loro compagni di viaggio. Laggiù, alle profondità dei propri respiri di pancia, è più facile imparare ad esplorare e a conoscere i continenti delle nostre anime.

    Don Sergio Carettoni

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