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La mostra "Fede e guerra" a Lugano: il 27 Ottobre la presentazione al Centro S. Giuseppe

Un viaggio per immagini tra Myanmar, Nigeria e Siria: tre Paesi alle prese con situazioni di conflitto, che coinvolgono loro malgrado anche le minoranze cristiane. Questa è la mostra fotografica “Fede e Guerra”, che domani, martedì 27 Ottobre, sarà inaugurata presso il Centro Pastorale San Giuseppe a Lugano. L’esposizione, ideata dal collettivo Memora, è proposta da Christian Solidarity International con il sostegno della Diocesi di Lugano, e sarà visitabile fino al 15 Novembre. La presentazione si terrà alle ore 18.15, modera Roberto Porta, e intervengono i fotografi autori dei lavori, Carlo Cozzoli e Davide Canella. Proprio a Canella, 27enne di Busto Arsizio, abbiamo chiesto di introdurci alla mostra.

Che cos’ è il collettivo Memora?
Memora è un collettivo fotografico, indipendente e apolitico, nato nel 2023. Siamo un gruppo di fotografi che condivide un approccio umanistico al nostro lavoro: al centro ci sono sempre gli esseri umani. Oggi le immagini hanno spesso un consumo rapidissimo: un post sui social, una schermata su un sito. Noi desideriamo che le fotografie possano vivere un po’ più a lungo, raccontando prima di tutto le storie delle persone che incontriamo.

Quali lavori saranno visibili nella mostra di Lugano?
“Fede e guerra” è un progetto che abbiamo sviluppato in modo organico, e i luoghi delle esposizioni sono parte del racconto: ci adatteremo al bellissimo chiostro del Centro San Giuseppe, così come abbiamo fatto con gli spazi dell’Ambrosianum a Milano, della chiesa dell’Annunziata a Firenze e del complesso di Santa Maria di Castello a Genova, dove la mostra è stata proposta nei mesi scorsi. I lavori su Nigeria e Myanmar sono stati realizzati da Carlo Cozzoli: la Nigeria è un Paese in cui la religione è molto presente anche nei contesti di guerra, spesso diventa uno scudo per le persone, mentre a volte è purtroppo strumentalizzata. Il Myanmar invece ha vissuto negli scorsi mesi dei movimenti molto forti con protagonista la Generazione Z, un contesto particolarmente interessante e pieno di contraddizioni.

Lei invece è stato in Siria.
Un Paese che definisco ferito, questa è la Siria che ho visto nell’Agosto 2025. Qui davvero fede e guerra si intersecano in modo incredibile. Come è noto, dal Dicembre 2024 il Paese ha vissuto un forte cambiamento, con la caduta del governo di Bashar Al-Assad e l’ascesa al potere dell’ex combattente Ahmad al-Shara', in passato legato a gruppi islamisti. Nel mio viaggio ho visitato varie parti del Paese e ho incontrato alcune delle comunità che costituiscono questo puzzle che è la Siria: sono stato a Damasco, in particolare tra i cristiani del quartiere di Dweila, poi nel Rojava tra le donne combattenti curdo-assire, e ancora mi sono spostato verso le chiese presbiteriane e greco-ortodosse del sud, in una zona non distante dagli scontri fra Drusi e beduini. Tutte queste storie compaiono nelle mie foto, e anche il luogo che per me è stato in qualche modo una sintesi, ma in positivo: il monastero di Mar Musa, fondato da padre Paolo Dall’Oglio. Nel resto del Paese le differenze spesso si scontrano, lì invece dialogano tra loro in un contesto di fratellanza e rispetto reciproco che è davvero un’oasi di speranza.

Da dietro il vostro obiettivo, come le religioni possono contribuire alla soluzione dei conflitti?

Nei luoghi che abbiamo visitato, è capitato purtroppo di vedere la strumentalizzazione della religione da parte di chi ha il potere, e utilizza la fede per provare ad alimentare divisioni e fanatismi. Ma abbiamo incontrato soprattutto la fede più reale della gente, quella che diventa un’ancora per donne e uomini colpiti dai lutti, feriti, ridotti in povertà ma comunque sempre aggrappati a questa speranza. Quando tutto cade, quando i governi rivelano i loro volti peggiori, e quando anche la comunità internazionale sembra abbandonare determinate situazioni, nonostante tutto questo la fede rimane il faro a cui milioni di persone si affidano. E questa forza morale rimane un grande patrimonio.

Qui le informazioni sulla mostra e l’evento

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