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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (30 gennaio 2026)
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    30 ottobre 2022: commenti al Vangelo

    Calendario romano: Luca 19,1-10

    Una domenica particolare questa 31a del Tempo Ordinario, in cui si narra di un incontro pubblico e intimo insieme. Gesù cammina davanti ad una folla che lo segue curiosa e attenta, mentre si accinge ad entrare nella città dei commerci, Gerico, in cui in un altro passo si racconta che guarì un cieco nato. Improvvisamente alza lo sguardo e lo fissa su un albero di sicomoro, dove un ometto si è nascosto per osservarlo comodamente. Ci sono momenti nella vita in cui uno sguardo basta per sconvolgere progetti, idee, emozioni, sentimenti, prospettive e affetti. Sono quelli che si chiamano colpi di fulmine, perché delle saette hanno la potenza di stravolgimento. L'uomo che si è arrampicato su di un albero è un pubblicano, che sfrutta il popolo aggiungendo interessi alle tasse dovute agli oppressori romani, conosciuto e odiato dai concittadini, tranne quelli con cui condivide i loschi affari. Vuole vedere il giovane Rabbi, che tanto scalpore sta sollevando in tutta la Palestina: per questo si umilia, pur di non delegare a nessuno questo compito e si sporca tutto con i frutti appiccicosi del sicomoro, sperando di non essere visto.

    Gesù non solo lo scova sull'albero, lo chiama per nome, gli dice che deve andare a casa sua. L'impossibile è successo: il maestro gli ha parlato, si è invitato a casa sua, contro ogni speranza e ragionevole possibilità, non lo ha deriso, ignorato, messo da parte come tutti gli altri pii Israeliti. Per questo Zaccheo è sceso in fretta, il suo cuore e il suo volto si sono spalancati alla gioia, la sua vita ha trovato un orizzonte, nel quale le cose non hanno più lo stesso valore, la verità dei rapporti è diventata essenziale, senza imbrogli, soprusi, necessità di accumulare. L'amore quando è così improvviso e totale, ha fretta di mostrarsi, di rispondere all'amore ricevuto, di voltare pagina, tanto che Gesù, che ha appena visitato Zaccheo, può dire riconoscendo la bellezza di un incontro che ha voluto e ha trovato risposta: «Oggi la salvezza è entrata in questa casa».

    Dante Balbo, dalla rubrica televisiva Il Respiro spirituale di Caritas Ticino in onda su TeleTicino e su YouTube

    Calendario ambrosiano: Matteo 22,1-14

    La pagina evangelica di questa domenica è una parabola costruita attorno a due grandi simboli: il simbolo del banchetto di nozze, il simbolo dell’abito di festa. Il simbolo del convito è immediatamente eloquente, è universale. La parabola odierna adopera questo simbolo per indicare l’intenzione di Dio di convocare tutta l’umanità a una festa eterna. Tutta l’umanità. Certo i primi invitati non hanno accolto l’invito e la parabola allude a questo rifiuto del popolo eletto. Tormentati sono stati i rapporti tra Dio e il suo popolo e questa parabola, così come assai più duramente quella dei vignaioli omicidi (Mt 21,33ss.), vi allude. Ma l’ultima parola non è il nostro rifiuto, l’ultima parola è l’incrollabile fedeltà di Dio. I suoi doni, la sua chiamata sono senza pentimento e quindi tutta l’umanità viene invitata con un gesto di sconfinata larghezza. Ma la prima parabola ha un seguito, o forse si tratta di una seconda parabola unita alla prima. Ora l’attenzione si sposta su un commensale che viene trovato dal Re, che ha voluto la festa per le nozze del figlio, senza l’abito per i festeggiamenti. Anche quello dell’abito è un simbolo universale perché ognuno di noi si veste in ragione del luogo dove deve andare o dell’evento al quale deve prendere parte. L’abito infatti è come la proiezione esteriore del nostro interiore atteggiamento. Si può dire che ogni situazione nella quale ci troviamo a vivere esiga il suo abito. Qui mi preme sottolineare l’accostamento dei due simboli, il nesso tra invito al banchetto e necessità di un abito adeguato. Passiamo dalla consapevolezza da parte della prima comunità cristiana del compito di lieto e universale annuncio della bella e buona notizia, l’Evangelo, ad una presa di coscienza del compito educativo da parte della comunità stessa, compito di indicare quali interiori atteggiamenti sono necessari per stare nella festa. Ancora una volta il messaggio di Gesù ci invita anzitutto a volgerci a Dio che tutti invita al banchetto e poi si volge alla nostra libertà affinché con abito di gioia entriamo alla festa.

    Don Giuseppe Grampa

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