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Aborto in Liechtenstein, il principe Alois blocca la legge del Parlamento

Nel Principato del Liechtenstein l’aborto resta vietato. Il principe ereditario Alois, che dal 2004 esercita le funzioni di capo dello Stato per conto del padre Hans-Adam II, ha negato la sanzione alla legge con cui il Landtag, il 2 settembre, aveva aperto all’interruzione di gravidanza entro le prime dodici settimane. Il Casato l’ha comunicato martedì, poche ore dopo un incontro al castello di Vaduz con i promotori. Secondo diversi media, è il primo veto di Alois da quando regge lo Stato.

Un voto di scarto, nessuna urna

Tutto era partito dall’iniziativa popolare «Fristenlösung für Liechtenstein». Servivano mille firme, ne sono arrivate 4'970: quasi un quarto degli aventi diritto. Il Parlamento, 25 seggi, l’ha accolta per 13 voti a 12 e con lo stesso margine ha rinunciato a sottoporla al popolo. Ma in Liechtenstein una legge, per entrare in vigore, ha bisogno anche dell’assenso del principe. Alois aveva annunciato il suo no già in giugno. Era successo anche nel 2011, quando i votanti bocciarono l’iniziativa «Hilfe statt Strafe» con il 52,3% di no.

Le ragioni del Casato

Secondo il comunicato, il principe resta convinto che la soluzione dei termini «non è adatta a tutelare la vita nascitura come bene giuridico centrale». Si dice però disponibile ad abolire il divieto di pubblicità sull’aborto e a sostenere misure che migliorino informazione e accompagnamento delle donne prima, durante e dopo la gravidanza.

Resta così la norma attuale: un medico può interrompere una gravidanza solo se la salute della donna è in grave pericolo o se è frutto di violenza sessuale. Dal 2015 la donna che abortisce con l’intervento di un medico non è punibile. Si stima che una quarantina di donne l’anno vadano all’estero, soprattutto in Svizzera, dove la soluzione dei termini fu approvata nel 2002 dal 72% dei votanti.

La protesta dei promotori

Il comitato parla di «una dimostrazione di forza sulle spalle delle persone coinvolte» e accusa il principe di considerare irrilevante il percorso democratico. Il divieto, sostiene, non evita gli aborti: li sposta oltre confine, con costi e fatiche in più. Sabato è prevista una manifestazione a Vaduz.

La voce della Chiesa

In agosto era intervenuto il vescovo di Feldkirch, mons. Benno Elbs, amministratore apostolico dell’arcidiocesi di Vaduz. Il Principato non ha più un reparto maternità: si partorisce oltre confine, mentre si discute di rendere possibile l’aborto in casa. «Qui mi sembra che qualcosa abbia perso l’equilibrio», ha scritto.

La stessa linea è tornata mercoledì in piazza San Pietro. All’udienza generale Papa Leone XIV, richiamando la «Gaudium et spes», ha ricordato che la vita concepita va protetta «con la massima cura». A gennaio, davanti al Corpo diplomatico, aveva giudicato deplorevole che «risorse pubbliche vengano destinate alla soppressione della vita», chiedendo invece un «supporto effettivo e concreto a ogni donna affinché possa accogliere la vita».

Su un punto, del resto, le posizioni si toccano. Elbs aveva citato la Fondazione Sophie von Liechtenstein, che accompagna gestanti e giovani genitori in difficoltà tra Liechtenstein, Austria e Svizzera; il principe apre a più sostegno alle madri. È lì che Vaduz può scrivere il prossimo capitolo.

fonte: agenzie/rsi/catt.ch

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