Gerusalemme deve rimanere un patrimonio comune e non deve mai diventare monopolio esclusivo di una sola religione. "Siamo venuti per incontrarci e pregare con i nostri fratelli e sorelle, tenendo presente il messaggio del Patriarca Pizzaballa secondo cui è nostro diritto e dovere di cristiani preservare l'apertura e l'universalità della Città”: lo scrive il Coordinamento Terra Santa composto da vescovi europei, nordamericani e sudafricani che da 22 anni organizza un’incontro annuale in Israele e Palestina insieme a preti e laici. Quest’anno l'incontro si è svolto dal 21 al 26 maggio in Terra Santa. Ha rappresentato a questo importante evento internazionale la Conferenza episcopale svizzera il vescovo Pierre Bürcher, vallesano, vescovo emerito di Reykjavik in Islanda e amministratore apostolico emerito di Coira.
L'obiettivo del coordinamento è di raggiungere una pace giusta. I membri del coordinamento informano poi le rispettive Conferenze episcopali sulla situazione attuale.
Il comunicato
"La comunità cristiana è essenziale per l'identità di Gerusalemme, sia ora che in futuro. Eppure la sua presenza continua è minacciata dall'occupazione e dall'ingiustizia. Molti di coloro che abbiamo incontrato subiscono violenze e intimidazioni da parte dei gruppi di coloni, restrizioni alla loro libertà di movimento o la separazione dalle loro famiglie a causa del loro status. Condividiamo le preoccupazioni espresse dalla comunità cristiana per le restrizioni unilaterali alla libertà di culto durante il periodo pasquale imposte dalla polizia israeliana. Abbiamo sperimentato la profonda tristezza e la rabbia dei cristiani locali per l'omicidio della giornalista cattolica palestinese Shireen Abu Akleh e per il vergognoso attacco ai partecipanti al suo funerale”, si legge sul comunicato conclusivo.
“Siamo stati testimoni del numero di persone di ogni provenienza che vivono in povertà, aggravata dalla pandemia. L'assenza di pellegrini negli ultimi due anni ha devastato i mezzi di sostentamento, in particolare all'interno della comunità cristiana di Gerusalemme, lasciando alcune famiglie in difficoltà per trovare riparo, cibo e altri beni di prima necessità.” In mezzo a queste sfide, tuttavia, il Coordinamento Terra Santa ha intravvisto segnali di speranza. “Abbiamo visitato organizzazioni cristiane che si assumono la responsabilità del benessere delle loro comunità e della società in generale. Lavorano instancabilmente per alleviare i disagi e migliorare le condizioni di vita. Abbiamo incontrato giovani che, nonostante le quotidiane violazioni dei loro diritti umani fondamentali, si rifiutano di essere l'ultima generazione di cristiani in città.”
Ai pellegrini che tornano ancora una volta, è rivolto l’invito a sostenere i cristiani a Gerusalemme e in tutta la Terra Santa. “È essenziale che tutti i pellegrini comprendano e si impegnino nella realtà della vita comunitaria cristiana. Un vero pellegrinaggio in Terra Santa dovrebbe essere un viaggio di fede, di incontro e di solidarietà.”
Il comunicato si conclude con una citazione del Pontefice. “Papa Francesco afferma il valore universale di Gerusalemme, che va al di là di qualsiasi considerazione sulle questioni territoriali. Ispirati da Cristo nostra Pace, tutti i cristiani devono contribuire a preservare la santità della Città e a promuovere una visione autentica di Gerusalemme come luogo di dialogo e di unità.”