2017-05-30 L’Osservatore Romano
«È la grazia dello Spirito santo che gli ha permesso di vedere il volto di Cristo nell’altro, nel povero, nel mendicante, nel perseguitato, nell’imputato. Martino, sull’esempio di Cristo, ha saputo farsi povero tra i poveri, servitore di tutti, desideroso di servire Cristo presente in qualsiasi altro. Sulle orme di san Martino, mettiamoci alla scuola di Cristo, diveniamo sempre più suoi discepoli». Nell’omelia della messa per l’Ascensione del Signore, celebrata davanti a settemila persone (cinquecento delle quali hanno ricevuto il sacramento della confermazione), l’arcivescovo di Tours, Bernard-Nicolas Aubertin, ha ricordato che il destinatario di metà del mantello è sempre lo stesso. Oggi come ieri, come il mendicante incontrato da Martino soldato alle porte di Amiens, sono i più fragili ad avere bisogno, sono i poveri, i rifugiati per i quali Papa Francesco, all’Angelus del 6 settembre 2015, lanciò un appello, destinatari le parrocchie, le comunità religiose, i monasteri, i santuari di tutta Europa affinché, in prossimità del giubileo della misericordia, esprimessero la concretezza del Vangelo accogliendo una famiglia di profughi.
Due mesi dopo, il 10 novembre, monsignor Aubertin apriva le celebrazioni per il millesettecentesimo anniversario (316-2016) della nascita di san Martino, figura indissolubilmente legata a Tours, città della quale fu vescovo dal 371 fino alla morte. Non un caso. L’idea era, in contemporanea con il giubileo straordinario della misericordia, di risvegliare la tradizione di solidarietà e di fraternità della diocesi. L’eredità come esempio.
di Giovanni Zavatta