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Il libro di Francesca Mandelli: un inchiesta giornalistica sul rapporto educazione e potere

C’è un disagio che attraversa la nostra società. Un misto di paura e impotenza a cui facciamo fatica a dare un nome, ma che generalmente imputiamo alla perdita dei valori, delle regole, del senso del dovere, del prevalere di un individualismo sfrenato. E’ questa la premessa da cui è partita Francesca Mandelli, giornalista della RSI. E la risposta che le sue conoscenze di politica internazionale –ambito di cui si occupa professionalmente- le hanno permesso di dare, è che ad essere in crisi è il sistema educativo occidentale. “Più educazione” sembra la parola d’ordine che risuona un po’ ovunque. Ma, si chiede Mandelli, di che educazione stiamo parlando?

Nasce così il suo bel libro “ La culla degli obbedienti”, edito da Casagrande. Non un manuale sull’educazione, ma un’inchiesta giornalistica che indaga il rapporto che esiste tra educazione e potere. E per farlo dà la parola a sei professionisti dell’educazione e dell’infanzia: Francesca Rigotti, filosofa e docente universitaria, Paolo Perticari, docente di pedagogia; Maria Rita Mancaniello, ricercatrice e docente di pedagogia sociale; Alberto Pellai, medico, ricercatore e psicoterapeuta dell’età evolutiva; Olivier Maurel , fondatore in Francia dell’Osservatorio sulla violenza educativa ordinaria e  Francesco Codello, dirigente scolastico e fondatore della Rete Educazione Libertaria. Un viaggio quello che Francesca Mandelli ci propone, che tocca da vicino genitori, educatori e insegnanti e che apre la questione educativa ben oltre il dibattito tra permissivismo o autoritarismo, tra dottor Spock e “ i bei vecchi tempi ”, per capire davvero chi stiamo educando, per andare dove.

Siamo nell’anno

del trentesimo anniversario della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e

per l’occasione sono stati pubblicati dei dati che raccontano che in Svizzera

un bambino su due ha già subito violenze fisiche da parte dei genitori. Un dato che può sorprendere, vero Francesca Mandelli?

“Sì, oggi si ha

spesso l’impressione opposta: quella del bambino re della casa, viziato ed

assecondato. In realtà vi è una grande insicurezza genitoriale che fa sì che

riemergano questi lati un po’ oscuri, non proprio di “pedagogia nera”, ma di

un’educazione che non rifugge totalmente dal passare alle vie di fatto. C’é

veramente poco rispetto nei confronti dei bambini, oggi.”

Nasce anche da qui, l’urgenza che le ha

fatto mettere mano a questo libro ed interpellare ben sei specialisti in

materia di pedagogia?

“Non volevo scrivere

un manuale ad uso dei genitori o dei docenti. Ma piuttosto fare un’inchiesta

giornalistica che ponesse nuove domande e stimolasse una riflessione che andasse

oltre la dimensione personale. Da giornalista continuo a scontrarmi con

affermazioni  che denunciano la mancanza

di senso civico, etico, culturale:  genericamente

di educazione, dei cittadini. Si accusano gli adulti di oggi di non essere

stati capaci di educare le giovani generazioni alla collettività.

All’accettazione delle regole. Insomma, alla fine si finisce sempre per

incolpare l’educazione.

Quindi si arriva alla domanda di che cosa

sia  l’educazione, come la si eserciti,

ma anche su che tipo di bambini stiamo educando, funzionali a quale tipo di

società.

“Sì, tutto

sommato, oggi, nonostante abbiamo alle spalle decenni di pedagogia illuminata,

l’educazione che si impartisce resta molto tradizionale. Alla sua base c’è

quella che si chiama la “premessa antropologica dell’imperfezione del bambino”,

secondo cui il bambino è un essere imperfetto che va corretto, arginato e

formato. Tutto questo è oggi ancora molto forte, tanto più in un periodo in cui

si avverte una carenza educativa.

Oggi stiamo vivendo due sentimenti molto profondi: la paura e l’ incertezza.

Entrambi ci spingono a chiedere più sicurezza e controllo.

Incertezza, perché

non sappiamo dove stiamo, verso quale futuro andiamo, perché non riusciamo ad

immaginarci la società in cui vivremo e in cui vivranno i nostri figli. E poi

c’è la paura, che blocca le nostre potenzialità. Noi viviamo in un clima di

paura, che viene anche alimentata in maniera funzionale: se hai paura, hai bisogno

di sicurezza e confondi questo bisogno con un bisogno di controllo. Se tutti

sono controllati, se tu stesso sei controllato, vivi in una situazione sicura

che dovrebbe placare la paura. Questo naturalmente è deleterio per la società e

poi blocca quelli che sono gli slanci che potrebbero farci  uscire da questa situazione. Dovremmo cercare

di combattere le nostre paure con altre richieste, altre armi: con un desiderio

di altre libertà. Bisogna essere innanzitutto consapevoli di queste dinamiche. “

Consapevoli che l’educazione che diamo ai

nostri figli, che la scuola dà ai nostri figli, 

non vada nel senso di una obbedienza supina, ma apra alla libertà…

“Dobbiamo

sforzarci di educare i nostri figli alla libertà, da un lato e dall’altro,

essere consapevoli che invece, stiamo andando in tutt’altra direzione. Ho la

sensazione che neppure chi si occupa di educazione,  sia veramente consapevole del momento storico

in cui ci troviamo e delle derive che sta prendendo la nostra società.

Soprattutto da educatore devi sapere chi considerare “bravo”. Se è davvero

bravo il bambino obbediente che fa tutto quello che gli chiedi di fare…

Da adulto incontrerà e sposerà valori che altri li imporranno, o saprà scegliere i suoi?

Vogliamo un tipo

di società così? Se non la vogliamo dobbiamo cambiare il nostro approccio

educativo, ma soprattutto il nostro livello di consapevolezza.”

“La culla degli obbedienti” è uno strumento adattissimo per compiere questo passo.

Corinne Zaugg

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