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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (15 febbraio 2026)
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  • Jérôme Lejeune (1926-1994)

    «La dignità di ogni uomo»: la lezione di Jérôme Lejeune

    di Federico Anzini 

    La mostra «Che cos’è l’uomo perché te ne ricordi? Genetica e natura umana nello sguardo di Jerôme Lejeune», promossa dal Centro culturale della Svizzera italiana e dalla Fondazione San Benedetto, è un’occasione da non perdere per conoscere da vicino la straordinaria vicenda umana e professionale di Jérôme Lejeune (1926-1994), il genetista francese, fondatore della genetica clinica, scopritore della causa della sindrome di Down e proclamato Venerabile dalla Chiesa cattolica nel 2012. Il grande progresso della genetica dischiude straordinarie possibilità ma acuisce il dramma di un interrogativo: conoscere per curare o per selezionare? Mentre, dicono gli esperti, le più recenti acquisizioni della biologia evoluzionista rendono difficile pensare all’uomo come a un essere totalmente determinato dai geni, riaffiora l’idea che ogni uomo sia unico e insostituibile e come tale vada guardato. La mostra e gli incontri sono delle possibilità per imparare da Lejeune uno sguardo capace di accogliere la persona nella sua totalità e dignità.

    Interessanti i ricordi di chi conobbe Lejeune, come quelli del dr. Fabio Cattaneo, medico endocrinologo di Lugano. «Ho molti ricordi – ci racconta – del mio anno di lavoro nel laboratorio di Lejeune, nel 1991, a Parigi. Nelle discussioni con lui, per esempio su una diagnosi difficile, era evidente che i suoi ragionamenti fossero sempre più completi, più precisi e più ricchi di intuizioni. Ma era anche il direttore che, tornando da un congresso internazionale, aveva sempre qualcosa di bello da raccontare ai suoi medici assistenti, che ti regalava qualcosa di personale, come una piccola lente d’ingrandimento con incise le tue iniziali per osservare la pelle dei piccoli pazienti. Al contempo era molto determinato nel difendere la vita dei bambini malati, pacato e mai offensivo di fronte a chi lo contraddiceva (a volte anche in modo aggressivo), per esempio nei dibattiti pubblici: il rispetto per ogni essere umano non era un modo di dire per lui».

    Lejeune, nel 1959, scopre che cosa provoca la sindrome di Down (fino ad allora chiamata «mongolismo» per la forma degli occhi che questi bambini hanno fin dalla nascita): non una qualche malattia infettiva contratta dai genitori, ma un difetto genetico in un singolo ovulo oppure in uno spermatozoo, per cui,fin dai primi istanti del suo sviluppo, l’embrione ha 3 copie del cromosoma 21, invece di due (da qui il nuovo termine Trisomia 21 ). Da allora Lejeune passerà tutta la sua vita a cercare di scoprire i meccanismi della malattia ma parallelamente non si stancherà mai di affermare che colui che ne è colpito è un essere umano a pieno titolo, che va accolto, curato e rispettato. A partire dagli anni ’70 si impone in tutto il mondo medico la diagnosi prenatale, che conduce in tanti casi all’aborto se si sospetta una patologia del bambino. A tal proposito « Lejeune - continua Cattaneo - non ha avuto mai paura di ricordare ai suoi colleghi che il loro compito era curare le malattie e non eliminare il malato».

    Ma come nasce l’idea di proporre questa mostra in Ticino? «Era un sogno che avevo già da qualche anno nel cuore», ci confida Marta Del Favero, docente di scienze alle scuole San Benedetto a Lugano. «Appena la visitai al Meeting di Rimini rimasi colpita. Come spesso mi capita quando vedo qualcosa di interessante, il pensiero è andato ai miei studenti. Così, in questi anni, ho raccolto materiale sul lavoro di ricerca di Lejeune che presento a lezione ai miei allievi di quarta media quando affrontiamo alcune patologie legate a mutazioni sia genetiche che cromosomiche. La mostra fa riflettere sul valore e sull’unicità di ogni essere umano a qualsiasi livello del suo sviluppo e a prescindere dal suo stato di salute. Questo giudizio penso che sia molto attuale e importante se detto e condiviso con degli adolescenti che spesso vacillano sul valore della loro vita a prescindere dai risultati ottenuti o dalle loro caratteristiche fisiche, perché sono troppo investiti dagli stereotipi che li circondano. Inoltre nascono tante discussioni in classe sul fatto se sia legittimo o meno interrompere una gravidanza. I ragazzi di questa età hanno già un’opinione su questi temi che però spesso è il frutto di quanto vedono e sentono intorno a loro, più che di un percorso di conoscenza e di confronto reale. Quello che è evidente a me, come adulto, è che i ragazzi hanno estremamente bisogno di dialogare, di dare ragione delle loro idee e la scuola ha il compito di offrirgliene l’opportunità. È impressionante, ad esempio, vedere il loro coinvolgimento nel presentare ad altri – genitori e coetanei – questa mostra».

    Esposizione a Lugano e due incontri sul tema

    La mostra sarà allestita dal 2 al 15 maggio presso l’aula Multiuso (4° piano) della Scuola Media Parsifal, via Chiosso 8, Porza (zona Resega).

    Apertura per le scuole: lun-ven 9-16; apertura al pubblico: lun-ven 17-20, sab-dom 14-18.

    È possibile prenotare visite guidate scrivendo alla mail: mostraparsifal.lejeune@gmail.com, oppure tel. 079 902 07 41.

    Due incontri permetteranno di approfondire i temi:

    La serata inaugurale dal titolo «Che cos’è l’uomo perché te ne ricordi?» si terrà giovedì 5 maggio alle 20.45. Relatori il prof. André-Marie Jerumanis, il prof. Pierluigi Strippoli e il dott. Fabio Cattaneo. Moderatore: prof. Mario Bianchetti.

    Un secondo incontro di testimonianze dal titolo «La vita è una sfida », sarà martedì 10 maggio, alle 20.45. Intervengono: Monica Induni, fondatrice e direttrice dell’Associazione Avventuno; Paolo Arosio, medico pediatra, presidente dell’Associazione Amici di Giovanni; Luca Janett, direttore «Centro degli Anziani» di Balerna. Moderatore: Roberto Laffranchini, presidente del Centro culturale della Svizzera italiana.

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