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La Giornata mondiale dei rifugiati invita a «chiamarli per nome»

Attorno al 20 giugno 2026, data della Giornata mondiale dei rifugiati, collettivi, parrocchie e associazioni della Svizzera si uniscono all'azione «Chiamarli per nome». L'iniziativa consiste nel leggere ad alta voce i nomi dei migranti deceduti.

«Chiamarli per nome» esiste da diversi anni in Svizzera. Si tratta di rendere visibili le persone morte sulle rotte dell'esilio, evocandole individualmente con il loro nome. L'obiettivo è ricordare che dietro le statistiche ci sono persone reali e sensibilizzare l'opinione pubblica sulle conseguenze umane delle politiche migratorie. L'azione ecumenica riunisce attori cattolici, riformati e organizzazioni impegnate nell'accompagnamento dei rifugiati.

Petizione per la riduzione dei rinvii sistematici

Nel 2026 sono organizzati eventi collegati in diverse città della Svizzera. A Ginevra, l'Aumônerie Genevoise Œcuménique auprès des Requérants d'Asile et des Réfugiés (AGORA) invita a diverse iniziative, tra cui una preghiera per la pace, un cerchio di silenzio e la lettura dei nomi delle persone scomparse (sabato 20 giugno al Jardin anglais).

A Losanna, l'organizzazione cattolica Sant'Egidio Svizzera invita al momento di raccoglimento «Naufraghi della speranza», il 20 giugno al Cénacle de Notre-Dame di Losanna, e a una lettura pubblica dei nomi davanti alla chiesa Saint-Laurent MLK. Sant'Egidio aderisce anche alla petizione lanciata da «Chiamarli per nome», che chiede alla Svizzera di ridurre i rinvii sistematici, di fare un uso più ampio della clausola di sovranità e di esaminare essa stessa le domande di protezione, in particolare per le persone vulnerabili.

Esseri umani prima di essere statistiche

Anche le diocesi svizzere sensibilizzano, nell'ambito della domenica dei rifugiati (21 giugno), sulla situazione di queste persone. Alcuni responsabili della diocesi di Sion, insieme a personalità riformate del Vallese, hanno redatto una lettera aperta intitolata Restare umani, proteggere i rifugiati. «Sì, è legittimo dibattere sulle politiche migratorie, sottolinea il testo. Sì, le questioni dell'accoglienza, dell'alloggio o dell'integrazione sono complesse. Ma la dignità umana non dipende né da un passaporto né da uno status amministrativo.» Perché prima di essere statistiche, «le persone rifugiate sono esseri umani. Donne, uomini e bambini che hanno lasciato il loro Paese perché la guerra, le persecuzioni, la miseria o gli sconvolgimenti climatici non lasciavano loro altra scelta.»

fonte: cath.ch/com/arch/rz/traduzione catt.ch

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